No Green pass: in pochi alla manifestazione di Firenze

Esposto Assoutenti alla Procura e alla Polposta: "Minacciato blocco treni, li denunciamo per procurato allarme"

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
01 settembre 2021 19:11
No Green pass: in pochi alla manifestazione di Firenze

Erano davvero in pochi alla manifestazione no Green pass organizzata oggi in zona stazione Firenze. Un flop che qualcuno rischia di pagare anche dal punto di vista economico.

I gruppi No Green pass che hanno organizzato le manifestazioni odierne presso le stazioni ferroviarie, infatti, finiscono denunciati per procurato allarme: Assoutenti ha deciso di presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e alla Polizia Postale in cui si chiede di individuare quei gruppi che sui social network hanno indetto le proteste e minacciato il blocco dei treni, portando ad un enorme dispiegamento di forze dell’ordine presso i nodi ferroviari.

“La manifestazione dei No Green pass si è rivelata un flop totale, con pochissimi partecipanti e nessuna conseguenza sul fronte dei trasporti ferroviari – spiega il presidente Furio Truzzi – Questo perché migliaia di persone, pur essendo contrarie al Green pass, hanno capito che le leggi vanno rispettate e si sono dissociate da iniziative illegali isolando di fatto gli estremisti e i provocatori. Tuttavia le minacce lanciate nei giorni scorsi da questi gruppi hanno generato allarme, portando a presidi delle forze dell’ordine presso le stazioni, con enormi costi per la collettività”.

“Per tale motivo abbiamo deciso di denunciare gli organizzatori delle proteste odierne per il possibile reato di procurato allarme previsto dall’art. 658 del codice penale secondo cui “Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l'Autorità, o presso enti o persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l'arresto fino a sei mesi o con l'ammenda da euro 10 a euro 516”, chiedendo alla Polizia Postale di individuare i responsabili e alla Procura della Repubblica di Roma di perseguirli penalmente” – conclude Truzzi.

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