Publiacqua: in Consiglio comunale lo scioglimento del patto parasociale

Lunedì 22 giugno nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio si approva il nuovo indirizzo politico della Spa condiviso tra Firenze, altri comuni, Consiag, Publiservizi e Acque Blu Fiorentine. Sarà vera disdetta dell'accordo con Acea?


Il Consiglio comunale di Firenze, presieduto da Luca Milani, si riunisce lunedì 22 giugno alle 14,30 nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. In apertura lo spazio dedicato al Question Time. Poi alcune delibere in discussione. Infine la delibera dell’assessore Federico Gianassi su Publiacqua Spa. Indirizzo per lo scioglimento del “Patto Parasociale tra Comune di Firenze e altri comuni, Consiag spa, Publiservizi spa e Acque Blu Fiorentine S.p.A.”.

Da quasi venti anni, con il 60% delle quote il socio privato ha in mano la gestione dell’impresa. Gli attuali patti parasociali prevedono che l’Amministratore delegato sia espresso da Acea, mentre la parte pubblica della Spa designa il Presidente del C.d.A. Significativo che il prolungamento di 3 anni della concessione a Publiacqua, slittata al 2024, venga rivendicato come funzionale alla futura liquidazione del socio privato, ACEA. Da notare però che la rottura dei patti parasociali difficilmente cambierà la situazione, in quanto lo statuto di Publiacqua sancisce la stessa identica cosa. Allora?

“I Comuni subiscono, quando semplicemente non favoriscono, la dittatura di ACEA, con grande soddisfazione della dirigenza della società romana e del Comune di Roma, che con il suo 51% continua beatamente a lucrare sul servizio idrico di mezza Toscana -interviene con un documento il Forum Toscano dei Movimenti per l'Acqua- Firenze, capofila dei 46 Comuni gestiti da Publiacqua, tesse anche stavolta la ragnatela, lanciando di nuovo lo spot della ripubblicizzazione dell’acqua, come già dichiarato nel 2019, alla vigilia delle elezioni comunali. Dal 2011, quando i referendum decretarono la sottrazione del servizio idrico dalle leggi di mercato e dal profitto, la politica nazionale e locale ha osteggiato in ogni modo la reale applicazione degli esiti referendari, rimasti a tutt’oggi lettera morta. E ora? A distanza di nove anni, ci troviamo effettivamente di fronte a un cambio di rotta? Per non dire del regalo fatto in precedenza alla società romana dell’intero sistema informatico di Publiacqua, che comprende la gestione delle risorse umane, delle relazioni con i clienti e con i fornitori, la pianificazione delle risorse di impresa… un vero patrimonio! Per poi comprare da Roma il sistema Acea 2.0 che, ce ne fosse stato bisogno, ha rinsaldato il potere del socio privato -continuano dal Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua- Comunque sia, è toccato a Prato avviare il percorso della sedicente ripubblicizzazione. E al di là delle dichiarazioni mediatiche, in Consiglio Comunale il Sindaco ha esordito con: un po’ troppo parlare di ripubblicizzazione, a cui ha fatto eco un Consigliere PD: la vera ripubblicizzazione, quella chiesta dai referendum del 2011, non è indolore, lasciando intendere che sia da preferire un’altra strada. Da preferire, certo, la gestione in house tramite una spa, quindi una società di capitali sia pure interamente pubblica, che lascerebbe l’azienda idrica sul mercato, continuando a sfruttare l’acqua come una merce da cui ricavare il massimo profitto. Nel caso però, sicuramente entrerebbero più soldi nelle casse comunali, e resterebbero comunque nell’ambito della nostra beneamata regione. Perché i soldi distribuiti dalle partecipate fanno gola a tutti, sia ai Sindaci di centro destra che a quelli di centro sinistra, in ugual misura. Tant’è che da un ventennio le scelte non si fanno più con una visione strategica sul futuro del servizio idrico, ma sulla base di quanto potranno fruttare le quote di partecipazione alle spa dell’acqua. Il dubbio che ci attanaglia però è che tutta l’operazione potrebbe rivelarsi semplicemente una manovra elettorale in vista delle regionali, per far raccattare qualche voto in più al centro sinistra. Come da tempo abbiamo sostenuto, i Comuni dovrebbero davvero riprendere in mano la gestione dell’acqua, in collaborazione coi cittadini e con i lavoratori del settore, costituendo aziende speciali o consortili: aziende soggette al diritto pubblico, dove nessuno speculi per ottenere profitti dall’acqua. Adesso, come in precedenza, pare che si stia andando in tutt’altra direzione”.

Redazione Nove da Firenze