Rubrica — Scomparsi in Toscana

Mostro di Firenze: presto il vero nome del serial killer?

Entro maggio è attesa una parola definitiva sulle nuove indagini che sarebbero state avviate l'estate scorsa dalla Procura della Repubblica. La nostra intervista all’avvocato Vieri Adriani, parte civile per i familiari dei ragazzi uccisi a Scopeti nel 1985


Nel luglio 2017 una svolta quasi inattesa sul caso del Mostro di Firenze ha riacceso l'attenzione dell'opinione pubblica, ma oggi i tempi tecnici stanno per scadere.

Uno degli artefici di questa nuova fase d'indagine è l’avvocato Vieri Adriani, difensore dei familiari dei due ragazzi francesi uccisi a Scopeti nel 1985, nell'ultimo delitto attribuito al Mostro di Firenze.

Nel marzo 2010 Adriani viene contattato dai suoi assistiti perché il precedente avvocato muore durante il processo e nessuno avverte le famiglie sull’esito della sentenza, che condanna due uomini ritenuti personaggi minori. In Francia i familiari aspettano ancora la verità "Credo anch'io che non sia stata scritta l'ultima parola - spiega l'avvocato Adriani a Nove da Firenze - per questo chiesi al Pm di poter rivedere la tenda e di poter esaminare le buste dei reperti alla ricerca di tracce di DNA".

Cosa smuove le acque? "A seguito della pubblicazione del mio libro Delitto degli Scopeti. Giustizia mancata mi arrivano diverse segnalazioni anonime su avvenimenti accaduti nel Mugello che riscontro, approfondisco e associo ad altri dati in una memoria che consegno nel febbraio 2013 alla Procura della Repubblica, affinché venga sottoposto all'attenzione del dottor Canessa. A distanza di tempo formalizzo l'atto e chiedo un approfondimento di perizie, compresa quella balistica, non su un campione di reperti come fatto fino allora, ma su tutti i reperti disponibili".

Tutto tace fino alla mattina del 26 luglio 2017 quando i giornali pubblicano una notizia eclatante: l'inchiesta sul Mostro di Firenze a distanza di più di 30 anni ha due nuovi indagati "Lo apprendo dalla stampa mentre nei forum dedicati al caso si dice che avrei tirato in ballo due arzilli vecchietti. In realtà il secondo non era mai stato alla mia attenzione e non so come sia entrato in questa storia".

Lei nel suo promemoria ha fatto esplicitamente dei nomi? "No, ho segnalato elementi che potevo segnalare, in qualità di avvocato di parte offesa. Ho evidenziato fatti ed eventi che, a quanto pare, la magistratura ha collegato a dei nomi".

L'ultimo delitto del Mostro

Lei si occupa come legale di quello che va considerato un delitto fondamentale nella serie del Mostro: "Sì e ritengo che il, o i serial killer abbia/no volontariamente deciso di uscire di scena. Gli inquirenti effettuano diverse perquisizioni e da quel momento i delitti cessano".

Scopeti ritroviamo molti degli elementi caratteristici dei delitti: su tutti la separazione dei corpi, l'uso della calibro 22 e del coltello. Ma si parla anche della presenza di più attori: "La convinzione della sua rilevanza si basa su alcuni elementi: il ragazzo dopo essere stato colpito dai proiettili, scappa compiendo un cambio di direzione che sembrerebbe dovuto ad un ostacolo che gli si era parato dinanzi. Probabilmente si trova davanti l'aggressore, armato di coltello, che lo colpisce al torace e all'addome. C'è poi un trascinamento o sollevamento del suo cadavere, quasi fosse stato lanciato tra i rovi di un cespuglio. Successivamente la manovra di taglio del seno e del pube della ragazza può essere stata compiuta verosimilmente alla presenza di qualcun'altro, che copriva le spalle all'escissore: l'operazione ha richiesto del tempo su un'area a ridosso di una strada frequentata, specie nel fine settimana. Non avendo prove oggettive però, non possiamo escludere la presenza anche di un solo individuo sulla scena del crimine".

Secondo la ricostruzione dell'epoca il tutto sarebbe avvenuto in circa 9 minuti, ma c'è dell'altro: "Si va oltre l'orrore: un lembo di seno della ragazza francese viene spedito da una cassetta delle lettere di San Piero a Sieve al magistrato Silvia Della Monica che fino al 1982 aveva indagato sul Mostro e che forse aveva capito qualcosa e quindi occorre punirla, intimorirla al punto da costringerla a richiedere la scorta".

Una lettera che sarebbe dovuta arrivare con il delitto degli Scopeti ancora da scoprire: "La teatralità sarebbe stata completa: un altro duplice omicidio era sicuramente stato compiuto ma non si sapeva dove. Qualcuno però lunedì 9 settembre 1985 è passato da lì ed ha scombinato i piani del Mostro, o dei Mostri".

Un delitto importante, ma pieno di interrogativi

Se quest' ultimo delitto è così significativo, come mai a distanza di 33 anni si dibatte ancora sulla data esatta in cui l'omicidio fu commesso: il venerdì, il sabato o la domenica? "L'ultimo contributo meritorio e definitivo lo ha dato a mio giudizio un caro amico, Paolo Cochi, attraverso uno studio sulle larve che renderebbe incompatibile lo stato dei cadaveri con le tempistiche; prima di lui nella stessa direzione era andato il professor Introna, consulente dell'avvocato Filastò. Nel mezzo ci siamo io ed i miei collaboratori con la valutazione del rigor mortis che si è risolto alla mezzanotte del lunedì e pertanto fa presumere il sabato, non certo la domenica, come data della morte. La data è importantissima perché i testimoni ed il riscontro degli alibi a quel punto si effettua su data certa e non si considerano altre possibilità. Invece il processo ai compagni di merende si basa su quanto sarebbe stato visto la domenica sulla piazzola da parte del Lotti reo confesso. Ma egli può anche semplicemente avere assistito ad azioni successive, di manomissione della scena del crimine, poi ingigantite nel compimento di vere e proprie uccisioni".

I due giovani francesi arrivano in Italia con l'obiettivo di partecipare quel fine settimana ad una fiera a Bologna; perché allora restare agli Scopeti fino a domenica? "Questa è una domanda legittima che ho posto ai genitori dei ragazzi ed alla quale non hanno saputo rispondere. Mai erano venuti in Toscana e da quanto sappiamo, non avevano conoscenze sul posto. Purtroppo la polizia giudiziaria non ha mai accertato se siano andati, o meno a quella fiera bolognese ed questo avrebbe invece aiutato a stabilire i tempi".

La Strategia della Tensione

Veniamo alla Strategia della Tensione. Ci spieghi bene quale potrebbe essere la connessione e su quali elementi si basa questa ipotesi, che la Procura ha escluso in modo categorico. "Gradirei chiarire bene questo passaggio per allontanare ogni equivoco. Parliamo di un periodo terribile per l'Italia tra gli anni '70 e '80 con intimidazioni, stragi ed attentati che avrebbero dovuto sovvertire l'ordine democratico: si va da piazza Fontana al Rapido 904".

Cosa c'entra con i delitti del Mostro di Firenze? "I delitti del Mostro non sono organizzati a tavolino, non hanno mandanti strutturati, questo non l'ho mai pensato. Ma i responsabili potrebbero essere legati ad ambienti di estrema destra, imitando il lust murder (omicida sessuale n.d.r.) ma agendo di propria iniziativa per depistare le indagini e irridere la Magistratura. Probabilmente un assassino istrionico che ha in odio i propri simili e le Istituzioni, che prova piacere quando uccide, in un delirio di onnipotenza, e poi si compiace sui giornali del clamore suscitato dalle proprie gesta. Nel 1981 accade però qualcosa per cui rischia di essere individuato, ma ha amicizie importanti in apparati pubblici e riesce a non farsi beccare. I delitti proseguono solo per scagionare le persone che via via finiscono in galera. Risulta indubbio che questa catena di delitti comporta un notevole assorbimento di energie degli inquirenti per censire centinaia di armi, effettuare rilievi e perquisizioni, ascoltare molte persone, sottraendo tempo e risorse alle indagini sul terrorismo condotte da Firenze. Insomma ciò che in guerra chiameremmo azione diversiva, per inchiodare le forze dell’Ordine su un altro fronte".

Ricordiamo che all'epoca il Procuratore Pier Luigi Vigna era impegnato su entrambi i fronti: sia la ricerca del Mostro, sia l'inchiesta sugli attentati ai treni che in quegli anni terrorizzavano l'Italia.

La criminologia moderna

Se fossimo negli anni '80 davanti alla mappa degli omicidi appesa alla parete, potremmo sovrapporre un foglio trasparente in cui sono evidenziate l'area del Mugello e la periferia pratese, luoghi dai quali lei ha ricevuto segnalazioni sul caso del Mostro ed i luoghi legati agli attentati degli anni '70. Cosa rischieremmo di vedere? "All'epoca in Italia non si era ancora formata un'esperienza professionale dell'omicida seriale e forse mancava una vera cultura criminologica. Il primo a portare una novità è l’Ispettore Ruggero Perugini con l'approccio digitale, con l'uso di pc e data-base che consentono di mettere insieme nomi ed inserire criteri preferenziali, scartare alcune piste e perseguirne altre. La geografia è determinante in questi delitti: l’autore seriale commette i primi omicidi vicino a casa perché conosce i luoghi e si sente più sicuro. Il primo delitto è quello del 1974. Il delitto del 1968 è un delitto passionale, consumato in un contesto familiare, o da un sicario appositamente incaricato che detiene l'arma, o la sottrae".

Passaggio fondamentale: l'arma che accomuna i delitti, la Beretta Calibro 22: "L'ipotesi da me depositata, relativamente ai bossoli, fa riferimento ad una tecnica in uso da parte dei terroristi: sparare con un sacchetto che trattenga i bossoli, spargendo poi sul luogo del delitto quelli espulsi da un'altra calibro 22. Questo per confondere gli inquirenti. Nel 1982 un anonimo invita a rivedere il fascicolo del 1968 perché probabilmente accade qualcosa, forse ci si stava avvicinando troppo alla soluzione ed occorre tirare in ballo qualcun'altro. Chi uccide dal 1982 in poi non è probabilmente lo stesso ma compie quegli atti sempre al fine di irridere gli investigatori e far scagionare chi di volta in volta viene fermato".

La lunga attesa delle risposte

Quando saranno rese pubbliche le verifiche integrative all'indagine di 33 anni fa? "Adesso i termini sono scaduti. Sono stati individuati altri soggetti ancora in vita se è vero che a luglio sono stati iscritti nuovi indagati e sono già trascorsi nove mesi. Si deve arrivare all'archiviazione, oppure al rinvio a giudizio. Il mio rammarico è che se ci fosse stata maggiore collaborazione avremmo avuto anche maggiore chiarezza di idee. In ogni caso a fine maggio dovremmo sapere cosa ha in mano la Procura di Firenze".

Ma le verifiche richieste sono state effettuate? "Ho letto su una rivista che la Procura avrebbe riesaminato la tenda, rifatto la perizia balistica, verificato il fazzoletto insanguinato, rinvenuto a distanza di tempo sul luogo del delitto.. ma l'ho appreso dai giornali, non ho ricevuto conferme ufficiali in tal senso".

Il pm Canessa nel frattempo ha lasciato le indagini "Questo mi ha sorpreso e ne sono rimasto dispiaciuto perché con il dottor Canessa avevamo aperto un dialogo utile e costruttivo".

Lei ha mantenuto contatti con i legali delle altre vittime? "Mi sarebbe piaciuto, tanto che dopo le ultime novità sul caso ho provato a contattarli. Alcuni sono deceduti e c'è stato un momento in cui mi sono sentito solo, realizzando una volta di più quanto tempo sia trascorso senza arrivare ad una conclusione".

Scomparsi in Toscana — rubrica a cura di Antonio Lenoci

Antonio Lenoci

Antonio Lenoci — Giornalista. Nato nel 1979 a Firenze è stato speaker radiofonico a Radio Rosa Toscana. Ha collaborato con Testate online della Toscana. Corrispondente da Firenze per Radio Bruno, network radiofonico nazionale.

E-mail: nove@nove.firenze.it