Morte di Duccio Dini, il terrore di un testimone: "Sono miracolato"

Oggi al processo (di cui il Comune di Firenze è parte civile) nuove testimonianze: la vicesindaca Giachi chiede la "massima severità, ci sono state scene da Far West davanti alle quali non è possibile restare indifferenti". Prossima udienza il 19 novembre


“Rivedere i tragici eventi di quel giorno attraverso gli occhi di chi è rimasto coinvolto suo malgrado rende palpabile come in un attimo la condotta criminale e squilibrata di pochi abbia sconvolto per sempre la vita di un'intera comunità”. Lo ha detto la vicesindaca e assessora agli affari legali Cristina Giachi commentando l'udienza di oggi del processo per la morte di Duccio Dini, il giovane travolto e ucciso a 29 anni, il 10 giugno 2018 in via Canova all'Isolotto, da un'auto coinvolta in un inseguimento. In questo processo, come si ricorderà, il Comune di Firenze è parte civile.

Oggi, sul banco dei testimoni, sono stati chiamati l'agente della polizia municipale che ha effettuato i rilievi dell'incidente e due carabinieri del reparto di investigazioni scientifiche. In aula sono state anche proiettate le immagini riprese dalle telecamere comunali di via dell'Argingrosso e via Canova. Per ultimo è stata la volta due cittadini coinvolti nell'incidente.
“Proprio uno di loro – ha sottolineato la vicesindaca – ha descritto il terrore provato per l'incolumità dei figli che erano in auto con lui al momento dell'impatto. L'altro si è addirittura definito 'miracolato' per non aver subito più gravi conseguenze dall'incidente”.
“Grazie al lavoro del pm e degli inquirenti ma anche alle dettagliate testimonianze dei cittadini presenti quel giorno in via Canova e di tutti gli agenti accertatori – ha concluso – si delinea con precisione che ci sono state scene da Far West davanti alle quali non è possibile rimanere indifferenti e che vogliamo siano perseguite con la massima severità”. Prossima udienza il 19 novembre.

Redazione Nove da Firenze