Mafia: polemica sulla criminalità cinese nel triangolo Firenze-Prato-Osmannoro

Il sindaco di Prato interviene sulle dichiarazioni della Fondazione Caponnetto: "Ci vuole rispetto per il lavoro di Procura e Forze dell'Ordine, su questi argomenti bisogna essere cauti". Salvatore Calleri: “La situazione non è da sottovalutare e deve essere affrontata con la necessaria durezza, in modo laico e senza timori”.


Firenze 05.01.2020- Ogni volta che la Fondazione Caponnetto tocca il tema della mafia e/o criminalità organizzata cinese si assiste ad una reazione preoccupata, specie se ha definito "Prato come Corleone" dicendo che il fenomeno è sottovalutato. Aggiungendo "In relazione alla mafia cinese che è storicamente presente sul territorio toscano con tanto di sentenza di cassazione, si assiste ad una sottovalutazione del fenomeno che sembra caduto nel dimenticatoio, ma non dobbiamo dimenticare che la mafia cinese del triangolo Firenze-Prato-Osmannoro comanda in Italia ed in parte dell'Europa".

"Rispetto il lavoro della Fondazione Caponnetto, ma pretendo rispetto per la città di Prato e soprattutto per il grande lavoro della Procura, della Dda e di tutte le forze dell'ordine e delle istituzioni. Ancora una volta si utilizza la parola mafia senza basi giuridiche e senza fornire dati precisi: a noi non ci interessa se l'illegalità si configura nel reato di associazione mafiosa o in altri, a noi interessa la repressione di ogni fenomeno criminale, di qualsiasi natura. Su questi argomenti pretendo serietà perché la lotta all'illegalità vede tutte le istituzioni della nostra città sempre in prima linea e non accetto che si parli di sottovalutazione da parte della comunità di Prato" interviene il sindaco Matteo Biffoni sulle dichiarazioni della Fondazione Caponnetto "A Prato nessuno sottovaluta niente, la lotta per la difesa della legalità è continua su tutti i fronti, come dimostrano le indagini della Procura della Repubblica, l'intenso lavoro delle forze dell'ordine, i controlli finanziati della Regione sul lavoro sicuro e tutte le attività che vedono impegnate anche il Comune per quanto di propria competenza, come tutti sanno - sottolinea il sindaco -. E come ben sa chi segue le vicende anche giudiziarie nonostante nessuna sentenza abbia mai parlato di mafia, abbiamo sempre ribadito che ogni attività illegale, di qualunque natura, va stroncata con determinazione, anche e soprattutto per evitare che si infilitri nel tessuto economico". Biffoni sottolinea l'unità di intenti di tutte le forze della città per contrastare ogni forma di illegalità: "A Prato tutti, dal Comune alle categorie economiche, dai sindacati agli ordini professionali, dalla Procura della Repubblica alle forze dell'ordine si sono sempre impegnati fattivamente per contrastare ogni forma di illegalità, senza aspettare grida d'allarme da nessuno, perché non si è mai sottovalutato niente e si lavora sodo, senza tanti discorsi. Chi dice che a Prato ci sia una sottovalutazione forse non conosce abbastanza bene la realtà - ribadisce Biffoni -. Non accetto però certe dichiarazioni semplicistiche che sviliscono il lavoro di anni della Procura, sempre in prima linea e a cui ci affidiamo con piena fiducia consapevoli della forte e costante attenzione. A Prato ci sono gli anticorpi per contrastare l'illegalità e anche per smontare quella cosiddetta zona grigia per la quale la condanna è totale e su cui non sono mai stati fatti sconti a nessuno. Quindi attenzione alle definizioni che si usano. Invito tutti, consiglieri comunali inclusi, ad avere rispetto per chi lavora per il bene della nostra comunità".

"Ciò che recentemente è stato detto e scritto nella conferenza stampa di inizio anno di due giorni fa è confermato da una serie di report in cui vengono descritte ed inserite operazioni della magistratura e delle forze dell'ordine -risponde Salvatore Calleri, Presidente Fondazione Antonio Caponnetto- Il primo, ufficiale, con Pier Luigi Vigna è del 2012*, altri ne sono seguiti nel 2016 e nel 2017. Si aggiungano poi le numerose relazioni della DIA e della DNA. Il tutto preceduto e suggellato da una sentenza di Cassazione, VI Sezione Penale, del 30 maggio 2001, che confermava una condanna in appello ex art. 416 bis di un gruppo di cinesi che gestivano un traffico di clandestini verso l’Italia. Appare evidente che la situazione non è da sottovalutare e che deve essere affrontata con la necessaria durezza, in modo laico e senza timori. La Fondazione Caponnetto è a disposizione di tutti per gli opportuni approfondimenti".

Redazione Nove da Firenze