"Sul caso Le Quinte (i 161 alloggi a canone concordato edificati con il 45% di risorse pubbliche e oggi all'asta) registriamo anzitutto un risultato. Rispondendo al nostro question time, la Giunta si è impegnata a incontrare la delegazione dei nuclei assegnatari, presente in aula insieme a SUNIA e Unione Inquilini. È un'interlocuzione reale, che chiedevamo da tempo e che arriva grazie alla mobilitazione del Comitato nato dall'assemblea pubblica del 5 giugno. Non è un dettaglio formale: per la prima volta le famiglie hanno un canale diretto con l'Amministrazione, dopo i confronti discontinui e parziali delle scorse settimane -dichiarano Dmitrij Palagi e Giulia Marmo di Sinistra Progetto Comune- Condividiamo anche la priorità indicata dall'Assessore con delega alla Casa, Nicola Paulesu: garantire la natura permanente del vincolo di locazione a canone concordato.
Su questo la posizione del Comune è stata fin qui corretta (il diniego del 2023 alla richiesta di cancellare il vincolo, la costituzione in giudizio al TAR) e va difesa con ogni strumento processuale, perché su quel vincolo si regge la garanzia per oltre cento famiglie.
Ma andiamo alla sostanza, perché restano due nodi sui quali non abbiamo avuto spiegazioni precise.
Il primo è il diritto di prelazione. Le convenzioni prevedono un diritto di prelazione in favore dei conduttori e, in subordine, del Comune: continuiamo a chiedere che venga verificato ed esercitato. In aula non ci sono state date risposte puntuali, né sul punto della prelazione né sul perché il nulla osta alla vendita in blocco sia stato rilasciato senza alcun passaggio in Consiglio (malgrado la pendenza del giudizio al TAR e malgrado la nostra mozione sull'acquisizione pubblica fosse, ed è tuttora, ferma in commissione «per approfondimenti» dal 14 novembre 2025).
Approfondimenti
Il secondo è la scelta di fondo. La Giunta dichiara di voler difendere il patrimonio, ma poi annuncia di promuovere «sinergie con soggetti investitori interessati all'acquisizione» e auspica l'ingresso di un fondo di investimento immobiliare. È il punto che non possiamo accettare. Quegli alloggi nascono dal programma sperimentale statale «20.000 abitazioni in affitto» del 2001, che riservava il contributo pubblico più alto (fino al 45% del costo di costruzione) proprio a chi sceglieva la locazione permanente a canone concordato, in accordo con la Regione.
Sono case costruite con denaro di tutte e tutti. Affidarne il futuro ad altri fondi significa scommettere contro le famiglie: il prezzo a base d'asta (circa 33.000 euro ad alloggio, contro un costo storico tra 100.000 e 150.000) è così basso proprio perché il mercato dà il vincolo per cadente, e chi acquista subentra automaticamente nel ricorso al TAR per cancellarlo. Un fondo immobiliare può comprare per ricavarne rendita.
Per questo ribadiamo che l'unica garanzia vera sarebbe l'acquisizione pubblica. Il Comune può presentare un'offerta migliorativa entro il 26 giugno, da solo o in raccordo con Regione Toscana, Casa S.p.A., Cassa Depositi e Prestiti, Banca Europea per gli Investimenti e fondi per la rigenerazione abitativa. Il prezzo è basso: è il momento giusto per comprare, non per cedere. E la mozione che lo chiede, depositata lo scorso ottobre, va calendarizzata e discussa prima dell'asta del 29 giugno, non dopo.
Siamo una forza di opposizione, ma lo siamo per il bene della città e di chi la vive. Qui non c'è una bandiera da piantare: c'è la continuità abitativa di 137 nuclei e la tenuta di un patrimonio pubblico costruito con risorse statali, regionali e comunali. Chiediamo all'Amministrazione il coraggio di difenderlo davvero: comprando, non sperando".
“Come Partito Democratico, capiamo le preoccupazioni degli assegnatari degli appartamenti della società Le Quinte oggi in liquidazione, e ribadiamo la fermezza del vincolo permanente di canone calmierato. D’altronde il beneficio per il costruttore con il contributo del Ministero era sostanzioso e questo contributo era vincolato al mantenimento permanente al canone convenzionato. Le convenzioni del 2005 tra Le Quinte S.P.A ed il comune di Firenze rispettivamente per 23 alloggi in via Arnoldi, 24 in via di Scandicci e 114 in via di Quarto parlano chiaramente di locazione permanente.
L’Amministrazione già nel 2023 ha confermato la propria posizione rispetto al vincolo, rifiutando la richiesta del curatore fallimentare per la riduzione del vincolo a 10 anni. Da organi di stampa abbiamo appreso della costituzione di un comitato di inquilini, giustamente preoccupati, l’Amministrazione, nella persona dell’Assessore al Sociale, ha già incontrato alcuni di loro e non mancherà di incontrare anche altri in forme più o meno organizzate. Comune e Regione, quest’ultima co-finanziatrice dell’intervento realizzativo, devono esprimersi chiaramente con un imperativo: mantenere il vincolo del canone calmierato.
Con questa decisione sappiamo bene che ci rivolgiamo a soggetti che riescono a sostenere il canone dell’alloggio, ma l’operazione del 2001 il programma 20.000 alloggi in affitto era proprio pensato per la così detta fascia grigia, purtroppo era un programma sperimentale che non è stato ripetuto nel tempo; non si tratto di mettere in contrapposizioni bisogni più o meno gravi, si tratta di dare risposte diversi ai numerosi bisogni e quello dell’abitare è oggi in cima alle priorità di questa maggioranza” dichiara il Capogruppo PD Luca Milani.