Lavoro: il Consiglio regionale si mobilita per il magazzino Zara di Reggello

Due mozioni impegnano la Regione per una positiva soluzione della vertenza in solidarietà dei 39 lavoratori coinvolti


Il Consiglio regionale approva due mozioni sulla crisi occupazionale che investe i 39 lavoratori, dipendenti di una cooperativa, impegnati presso il Magazzino della società Zara a Reggello. La mozione presentata da Serena Spinelli (Art.1-Mdp) e Fiammetta Capirossi (Pd) impegna la Giunta “a mettere in campo ogni azione di propria competenza per arrivare ad una soluzione positiva della vertenza”, coinvolgendo gli attori e le organizzazione sindacali per un confronto con l’azienda, per evitare la chiusura del sito logistico e ricadute negative sul piano occupazionale. Nell’atto si ricostruisce la vicenda che coinvolge il sito logistico che si occupa dello stoccaggio e della logistica delle merci per conto della multinazionale spagnola dell’abbigliamento. Dopo una serie di azioni intraprese da lavoratori – “tutti di origine pakistana” – e sindacati, fin dall’aprile 2018, per “l’ottenimento di giusti diritti e l’applicazione del contratto collettivo nazionale della logistica”, poche settimane fa c’è stata la soluzione positiva della vertenza. “A seguito di questo doveroso adeguamento contrattuale – si legge nella mozione – la multinazionale ha progressivamente diminuito il volume delle merci destinate al magazzino”, fino ad annunciare la chiusura del sito logistico il prossimo 28 febbraio e il conseguente licenziamento dei 39 dipendenti della cooperativa sub appaltante Dhl, partner logistico di Zara. Ora, poiché il sito “risulta altamente produttivo e strategico per la distribuzione delle merci in tutto il centro Italia”, è evidente “la volontà dell’azienda di chiudere il magazzino a seguito dell’aumento della forza lavoro”.

Un aspetto esplicitato anche nella seconda delle mozioni approvate, a firma di Tommaso Fattori e Paolo Sarti (Sì Toscana a Sinistra), dove si considera “che è fondamentale esprimere pieno sostegno a lavoratori i quali, per avere giustamente rivendicato i propri diritti, vengono di fatto puniti con il licenziamento”.

“I 39 lavoratori del Magazzino Zara di Reggello sono tutti di origine pakistana, vengono considerati gli ultimi fra gli ultimi e non interessano a chi fa propaganda sulle crisi aziendali per raggranellare qualche consenso elettorale, dato che queste persone non hanno neppure diritto di voto”, dichiara Tommaso Fattori, capogruppo di Sì Toscana a Sinistra. “Assunti da una cooperativa che ha in appalto la gestione del magazzino da parte di Zara -osserva Fattori- facevano turni massacranti per paghe misere, privi dei più elementari diritti, oltretutto costretti a restituire di nascosto alla cooperativa una parte del loro stipendio. E’ il solito sistema di appalti e subappalti, dove il servizio viene fornito all’appaltante attraverso vari passaggi che creano una situazione di terribile sfruttamento. La loro colpa adesso quale sarebbe? Quella di aver ottenuto, grazie alla loro lotta, l'applicazione del contratto nazionale e la restituzione delle quote di stipendio sottratte. Ma la ritorsione di Zara non ha tardato ad arrivare dato che, malgrado gli ottimi fatturati e gli eccezionali profitti, l’azienda ha deciso di chiudere il magazzino di Reggello per spostarsi altrove, dove poter evidentemente ricominciare con le politiche di sfruttamento e con comportamenti antisindacali”, continua il capogruppo di Sì Toscana a Sinistra. “La Regione Toscana -continua Fattori- non può voltare la testa dall’altra parte e deve condannare il tentativo di Zara di scaricare le proprie responsabilità sulla ditta DHL, partner logistico della multinazionale. Tocca ora all’Assessorato alle Attività produttive della Regione Toscana proseguire nell'operazione di dialogo avviata in questi giorni e far tornare l'azienda sui propri passi. E' necessario che Zara si assuma le proprie responsabilità e che i posti di lavoro siano mantenuti, anche attraverso l’internalizzazione dei servizi di logistica, impedendo qualsiasi epilogo che nasconda forme intollerabili di sfruttamento del lavoro e di caporalato”. "E’ inaccettabile che passi il messaggio intimidatorio secondo cui, se ottieni il rispetto delle norme sul lavoro e il riconoscimento dei tuoi elementari diritti, allora, per ritorsione, sarai licenziato. Nessuno può chiudere gli occhi davanti a fenomeni di sfruttamento ai limiti del semi-schiavismo e a vecchie e nuove forme di caporalato diffuse in tanti settori della nostra economia”, conclude Tommaso Fattori.

Redazione Nove da Firenze