​Lavori Tramvia a Firenze: lo specchio della città

All'indomani dell'ennesimo sopralluogo presso i cantieri, l'Associazione dei consumatori Aduc interviene sull'argomento


"Grazie all'intervento del Sindaco Dario Nardella e del viceministro Riccardo Nencini, sembra che le ditte che stanno facendo i lavori per la Tramvia a Firenze, faranno un doppio turno di lavoro, fino alle 22, mentre di lavorare di domenica non se ne parla e non e' chiaro cosa succedera' il sabato" commenta Vincenzo Donvito, presidente Aduc.

Tutti contenti? "Aspettiamo al varco chi si e' preso l'impegno di arrivarci. Non facciamo gli uccelli del malaugurio, ma non possiamo bendarci gli occhi di fronte alla sfascio che fino ad oggi e' stato messo in atto. E' bene specificare: messo in atto. Non capitato, ma messo in atto. Perché se Comune e Governo programmano fin dall'inizio che i lavori della Tramvia devono essere fatti durante otto ore giornaliere, se poi aspetta mesi e mesi per rendersi conto che non solo gli impegni presi non vengono rispettati ma che gli accordi, quand'anche rispettati, sono un disastro... vuol dire che più di qualcosa non funziona. Ed era anche gia' accaduto in passato per la tramvia oggi esistente" continua il portavoce Aduc alludendo ai lavori necessari per il completamento della Linea 1 che "mai e poi mai" si sarebbero ripetuti. "La lezione l'abbiamo imparata" si diceva.

"Quello che sta accadendo oggi a Firenze e' lo specchio dell'Italia. Cosi' come e' specchio dell'Italia la vicenda di “Mafia Capitale”, e se il capo del Governo greco Tsipras facesse le sue cose in Italia (oltre che a farle ricadere), altrettanto specchio sarebbe questo. Chi e' piu' levantino (inaffidabile, irresponsabile, approssimato, impreciso, confuso, incerto, indeciso, arruffone, quaquaraqua -direbbe Leonardo Sciascia- voltagabbana, etc) dei personaggi coinvolti in queste vicende, fino a fenomeni delinquenziali come quelli romani?" domanda Donvito.

"E' lo specchio di un Paese dove non si e' in grado di prevedere. Quando si decide bisogna, a partire dagli specifici interessi di parte, sempre genuflettersi ai presunti poteri forti (tra cui i sindacati hanno un posto in prima fila). Far finta di essere bravissimi, presenziare li' e la', enfatizzare le proprie capacità, chiedere la collaborazione della cittadinanza per i disagi.. ma come mai - per fare un esempio - quando ci sono i lavori stradali a Istanbul (citta' infrastrutturalmente e territorialmente complicata), questi vengono fatti “lampo” e solo di notte? I turchi, probabilmente, sono piu' bravi degli italiani.... e piu' a Levante di loro....
Ormai siamo nella turbina di un motore che funziona male. Siamo in Europa (dove, in linea di massima, si fanno i lavori pubblici come a Istanbul), ma non riusciamo ancora a recepire e attualizzare certi ritmi, capacita', professionalita'. Eppure, quando i professionisti italiani vanno all'estero, spesso sono delle eccellenze.. ma qui il problema che solleviamo e' sui politici, sugli amministratori, sugli eletti, sui rappresentanti dei cittadini nelle istituzioni che, pur talvolta essendo nella loro vita privata dei fior fiore di professionisti, quando diventano figure istituzionali... splash"
usa un suono onomatopeico Donvito per sintetizzare. 

"Forse bisogna rivedere i metodi di scelta che i cittadini hanno per i loro rappresentanti? Forse vanno rivisti i modi, i metodi e gli elementi con cui gli italiani vengono formati (fin dalla scuola primaria) per i loro rapporti con le istituzioni?
Forse, forse e forse. Ma intanto.." conclude Donvito.

Redazione Nove da Firenze