L'artigianato toscano rallenta

Ecco tutti i dati del Rapporto annuale. Il fatturato cresce meno del previsto e gli investimenti non decollano. Peggiora la qualità dell'occupazione: in aumento i contratti flessibili


FIRENZE. Nel 2018 l’artigianato toscano ha proseguito il suo percorso di uscita dalla recessione ma il comparto ha rallentato in misura evidente il ritmo della propria marcia. A confermarlo sono i dati del V Rapporto annuale sul settore artigiano, realizzato dall’Osservatorio Imprese Artigiane a seguito di una rilevazione su un campione di circa 550 imprese artigiane con dipendenti, e presentato oggi a Firenze dall’EBRET, l’Ente Bilaterale presieduto da Ciro Recce.

A perdere vigore è stata la crescita del fatturato, che è passata dal +2,2% del 2017 al più modesto +1,4% del 2018; risultato, quest’ultimo, che è nettamente inferiore rispetto alle previsioni che erano state formulate per il 2018 dagli imprenditori artigiani toscani (+3,8%) nella precedente rilevazione dell’Osservatorio. È inoltre importante sottolineare come il rallentamento del fatturato sia stato probabilmente mitigato dalla decisione di una parte consistente degli imprenditori artigiani di ridurre la redditività delle vendite, comprimendo i margini per difendere le proprie quote di mercato.

L’andamento settoriale è stato eterogeneo: crescita sostenuta (fra il +2% e il +5%) per tessile, legno, concia-pelle-calzature e prodotti in metallo; più moderata (inferiore al +2%) per meccanica, installazione impianti, abbigliamento, trasformazione alimentare, chimica-comma-plastica, lavorazione metalli; in arretramento riparazioni, trasporti e servizi, carta-stampa. A livello territorialecresce soprattutto l’area di Prato-Pistoia (+3,3%), mentre Lucca-Massa Carrara è l’unica area a far registrare un segno negativo (-1,8%).

La quota di imprese che hanno effettuato investimenti nel 2018 è rimasta sostanzialmente stabile (32,9%): è però sensibilmente diminuito il numero delle aziende che hanno incrementato la propria spesa per investimenti (il 21,7% rispetto al 28,3% del 2017), mentre sono aumentate quelle che ne hanno segnalato una diminuzione (più che triplicate fra il 2017 e il 2018, con un balzo dal 5,2% al 17,4%). All’indebolimento dei processi di accumulazione del capitale ha contribuito non soltanto la maggiore incertezza del quadro economico di riferimento, ma anche una percezione delle condizioni di accesso al credito giudicate nel complesso meno favorevoli rispetto all’anno precedente dal 21,2% degli imprenditori intervistati (circa il doppio di quelli che ritengono le stesse condizioni in miglioramento).

Il rallentamento congiunturale ha tuttavia inciso per il momento solo marginalmente sugli andamenti occupazionali, dal momento che la crescita degli addetti (+0,5%) è proseguita su ritmi sostanzialmente simili a quelli del 2017 (+0,6%), ma colpisce il peggioramento “qualitativo” dell’occupazione creata dalle imprese artigiane, tendenza che sta interessando l’intero sistema economico italiano: i dati INPS evidenziano per il 2018 un’accelerazione nella flessibilizzazione dei contratti di lavoro in essere all’interno del sistema artigiano toscano, in conseguenza di un consistente incremento degli occupati dipendenti a tempo determinato e di una contrazione di quelli a tempo indeterminato.

Nel 2018 (dati InfoCamere) è inoltre proseguito un intenso processo di selezione imprenditoriale: il saldo fra iscrizioni e cessazioni è risultato negativo per il decimo anno consecutivo, con oltre mille unità in meno rispetto al 2017, in conseguenza di una fuoriuscita che ha interessato soprattutto le micro aziende (composte di solo lavoro autonomo). Continuano invece a correre le aziende più dimensionate, che hanno fatto registrare un buon incremento sia del fatturato che degli addetti (rispettivamente +4,3% e +3,3% per quelle con almeno 10 dipendenti), a fronte di una stazionarietà del volume d’affari (+0,3%) e di una contrazione degli addetti (-0,5%) per quelle più piccole. Buona anche la performance delle imprese dell’artigianato artistico e tradizionale, che costituiscono il 29,8% del totale, che nel 2018 hanno incrementato fatturato (+2,3%) ed addetti (+0,8%) in misura superiore rispetto al resto del comparto.

Quanto alle aspettative per il 2019, l’anno dovrebbe chiudersi con un nuovo e più sensibile rallentamento del fatturato (+0,5%) ed anche la propensione ad investire sembra destinata a ridursi ulteriormente: le imprese che prevedono di realizzare investimenti sono infatti solo il 25% del totale. L’occupazione sembra però “tenere” ancora: la quota di chi prevede di aumentare i propri organici passa dall’8% della precedente rilevazione al 12%, mentre chi prevede una diminuzione scende dal 5% al 4%.

Redazione Nove da Firenze