La Toscana ricorre contro il Decreto Sicurezza Salvini e lancia un appello

Tra gli esempi di criticità quello sanitario legato al fatto che chi oggi non è iscritto all’anagrafe non può essere vaccinato


 La giunta regionale toscana ha oggi autorizzato gli uffici a scrivere e il presidente a presentare il ricorso contro il decreto sicurezza Salvini. Sarà presentato entro la fine del mese ma nel testo della delibera già sono messe tutte in fila motivazioni, contraddizioni del dispositivo del governo e presunte violazioni: violazioni di diritti fondamentali ed universali e violazioni di competenze delle Regioni, concorrenti ed esclusive, dalla cancellazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari e l’impossibilità di rinnovo per chi già ce l’aveva (a condizioni invariate) al divieto di iscrizione all’anagrafe pur avendo un permesso di soggiorno, fino al Daspo urbano che riguarda anche ospedali e presidi sanitari, con conseguenze che non interessano solo i singoli. Un esempio? Chi oggi non è iscritto all’anagrafe non può essere vaccinato, il che è evidente che crei problemi per la salute di tutti.

“C’è un nucleo di diritti fondamentali e universali, che appartengono alla persona in quanto tale e ribaditi da più sentenze - spiegano il presidente Rossi e l’assessore alla presidenza Bugli – Quei diritti hanno a che fare con la sanità, che è competenza concorrente della Regione, e con le politiche sociali e la formazione, che della Regione sono competenze esclusive. Il decreto ostacola l’intervento volto al loro soddisfacimento e per questo ricorriamo. Abbiamo qualche perplessità che si possa fare. Con l’intervento della Corte Costituzionale quantomeno si farà chiarezza”.

Servirà forse un anno perché la Consulta si pronunci. La Toscana non è la sola Regione che ha deciso di ricorrere, pronta a farlo anche per quei Comuni che espressamente lo richiederanno, così come è loro facoltà in base alla legge La Loggia. Nell’attesa la giunta presieduta da Rossi ha però intanto presentato prima di Natale una proposta di legge, ora in discussione in consiglio regionale, che garantirà un ombrello per continuare ad offrire assistenza anche a chi è senza permesso di soggiorno e a chi l’assistenza la offre. Sono stati stanziati per questo due milioni. Il decreto Salvini rende tutto più complicato. “Ma noi – dice Rossi – andiamo avanti”.

Il presidente della Toscana spiega ai giornalisti in conferenza stampa di aver parlato anche con altri presidenti di regione e fa un appello alla razionalità e al cuore. Rammenta come la Consulta sull’assistenza sanitaria alle persone prive di permesso di soggiorno aveva già dato ragione alla Toscana ai tempi del governo Berlusconi. “Facciamo una battaglia su un fondamento di civiltà e la facciamo a testa alta” rivendica.

Sottolinea la paradossalità di una decreto che vorrebbe creare sicurezza ma crea “fantasmi e insicurezza”, una vera bomba sociale “che potrà forse aiutare qualcuno per le elezioni europee ma crea tanti e troppi problemi”. Pungola anche il governo sui rimpatri: “nel semestre di Salvini al governo meno che in quello precedente”. E’ la ricetta, dice, sbagliata: “occorre integrare e garantire più diritti, altrimenti si creano tensioni”. Ricorda poi la lettera al presidente del Consiglio Conte con cui il presidente della Repubblica Mattarella ha accompagnano l’emanazione del decreto Salvini, con quel richiamo puntuale agli ‘obblighi costituzionali e internazionali dello Stato che restano fermi, anche se non espressamente richiamati dal testo normativo, così come quanto disposto dall’articolo 10 della Costituzione o che discende da impegni internazionali”. E’ la Costituzione che dice infatti che la condizione dello straniero è regolata in conformità a norme e trattati internazionali. 

"Rossi e il Pd hanno perso il contatto con la realtà e con la gente che vive sul territorio. Evidentemente le sconfitte alle elezioni amministrative degli ultimi due anni, con i capoluoghi della Toscana conquistati dal centrodestra, non sono bastate al fronte progressista, come non è bastata la batosta del 4 marzo; a noi va bene così, la strada per conquistare Firenze, Prato, Livorno e poi la Regione Toscana non è mai stata tanto in discesa, con i nostri avversari disconnessi dal sentire comune dei cittadini" afferma il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella (Forza Italia). "Trovo assurdo - aggiunge Stella - sprecare denaro pubblico dei contribuenti per intraprendere battaglie legali e contenziosi dettati solo dall'ideologia. Non tutto il male vien per nuocere, però, come recita un antico adagio popolare: così gli elettori capiranno definitivamente chi sta con gli italiani e chi sta invece con i clandestini, chi difende il business dell'accoglienza e chi vuole una società regolata dal rispetto della legge. A far degna compagnia a Rossi troviamo i sindaci Pd, in prima fila quello di Firenze Nardella, che invitano alla rivolta contro le leggi dello Stato. Ancora pochi mesi, e cambieremo colore politico anche alle ultime città amministrate dalla sinistra".

Il ricorso di Rossi è un affronto ai toscani e non a Salvini. Impugnare il decreto sicurezza significa non ascoltare le richieste di italiani e toscani che si trovano in stato di povertà. Rossi preferisce la sua “rossa” Toscana, che stanzia 2 milioni di euro per recuperare le 35 euro al giorno tagliate dal Decreto e per garantire alle coop di proseguire il business degli immigrati. Il Pd parla di umanità dopo aver creato il problema facendo entrare decine di migliaia di disperati, che adesso reclamano più risorse. L'Italia ha detto basta ai permessi farlocchi, anche i toscani hanno diritto di far parte di un Paese che ha tirato una riga sulle politiche ipocrite e buoniste, che nascondono business alle spalle di tanti poveracci” commenta il Consigliere e Capogruppo regionale di Fratelli d'Italia Paolo Marcheschi.

Redazione Nove da Firenze