La Toscana 'gioca' con il conflitto globale in Medioriente

La guerra della memoria e delle narrazioni: Il 7 ottobre tre anni dopo

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
06 Ottobre 2026 23:45
La Toscana 'gioca' con il conflitto globale in Medioriente

In Toscana, le ripercussioni del conflitto medioorientale si manifestano, influenzando la gestione delle infrastrutture, il dibattito, la libertà di espressione e il clima sulle piattaforme digitali. Dalle banchine dei porti commerciali alle aule di tribunale, fino alle pagine social delle università, il territorio è diventato un campo d'azione e di confronto

Porti civili e smilitarizzazione del territorio

I porti di Livorno, Piombino e Marina di Carrara sono al centro di una crescente attenzione per il transito di materiali bellici ed esplosivi. Nel solo scalo di Marina di Carrara, lungo il corso del 2025, sono state movimentate oltre 934 tonnellate in uscita e 735 tonnellate in entrata di merci pericolose — per un totale superiore a 1,5 milioni di chilogrammi. Tali operazioni si svolgono all'interno di un'area adibita a uso civile situata a circa 200 metri dalle abitazioni, spesso in orario notturno e sotto la scorta delle forze dell'ordine, senza che vi sia una preventiva informazione per i cittadini o le amministrazioni locali.

Questa situazione si inserisce nel contesto di una crescita del 157% nell'ultimo anno delle esportazioni italiane di armamenti (che colloca l'Italia al sesto posto mondiale) e di un progressivo indebolimento dei controlli previsti dalla Legge 185/90, che vieta il commercio di armi verso paesi in guerra. Di fronte a questo scenario, il gruppo Alleanza Verdi e Sinistra ha depositato una mozione in Consiglio Regionale per chiedere l'istituzione di un Osservatorio regionale permanente volti a monitorare il transito di materiale bellico nei tre scali e garantire trasparenza, richiamando la recente giurisprudenza del TAR Emilia-Romagna.

Approfondimenti

In parallelo alla logistica portuale, anche l'infrastruttura tecnologica delle città toscane mostra un legame diretto con i modelli di sicurezza internazionali. A Firenze, la "Smart Control Room" gestisce una rete di 1.827 telecamere di videosorveglianza (con un ampliamento previsto di ulteriori 45 dispositivi). Il sistema si basa su una linea tecnologica annunciata nel 2019 dall'allora sindaco Nardella, che definì il software di controllo direttamente ispirato al "modello Tel Aviv", una tecnologia sviluppata e testata nei contesti di controllo e profiling del Medio Oriente.

"Siamo di fronte a una pericolosa e silenziosa trasformazione dei nostri porti civili, turistici e commerciali in snodi strategici della filiera bellica globale. Tutto ciò avviene mentre il governo svuota nei fatti i controlli previsti dalla storica Legge 185/90 che vieta il commercio verso paesi in conflitto" dichiara Lorenzo Falchi, Consigliere Regionale AVS Toscana.

Il procedimento giudiziario sul caso di Marco Carrai

La DIGOS ha estratto decine e decine di fotogrammi dalle telecamere comunali per identificare tre giovani attivisti del P.CARC (Leonardo, Mattia e Giovanni), accusati di concorso in diffamazione aggravata e imbrattamento per l'affissione di 24 volantini contro Carrai nei pressi del Teatro Puccini. Il percorso procedurale dell'inchiesta rivela particolari dinamiche istituzionali: il PM Francesco Sottosanti aveva inizialmente formulato una richiesta di archiviazione, poi revocata poche settimane dopo, in seguito all'invio diretto da parte di Carrai delle foto delle locandine al dirigente della DIGOS. Nel frattempo, prima ancora dell'avvio di un processo, la Prefettura di Firenze ha comminato due avvisi orali e un foglio di via nei confronti di Mattia.

Ma sul piano politico le mobilitazioni hanno contribuito alla scelta del Presidente della Regione Eugenio Giani di non rinnovare a Carrai la presidenza della Fondazione Meyer.

Questo fascicolo si inserisce in una precisa sequenza di azioni giudiziarie promosse a seguito di esposti del Console. Nel settembre 2024, la DIGOS ha perquisito l'abitazione del blogger e attivista fiorentino Flavio Giuseppe Pagano, sequestrando computer e account personali nell'ambito di un'indagine per istigazione all'odio e al terrorismo scaturita da una segnalazione di Carrai. Un analogo precedente risale al 2023, quando la PM Ester Nocera aprì un'inchiesta contro Teresa e Giovanni Grandi per un commento pubblicato su Instagram («Israele è odio e morte»); un caso che, dopo mesi di indagini con l'ipotesi di minaccia a corpo politico e istigazione all'odio, è stato archiviato dal GIP su richiesta della stessa Procura.

Il dibattito pubblico toscano riflette una profonda frattura nell'interpretazione degli eventi recenti del Medio Oriente. In occasione del terzo anniversario dell'attacco condotto da Hamas e altri gruppi armati il 7 ottobre 2023 — nel quale sono state uccise oltre 1.200 persone e 251 prese in ostaggio — l'Associazione Fiorentina Amici di Israele, guidata da Kishore Bombaci, denuncia il rischio di una "progressiva rimozione collettiva" della tragedia vissuta dalla popolazione israeliana.

Bombaci evidenzia come la drammatica sofferenza della popolazione civile a Gaza non debba condurre all'omissione delle responsabilità di Hamas o alla relativizzazione delle vittime israeliane, segnalando un parallelo e inaccettabile aumento degli episodi di antisemitismo sul territorio. Di contro, organizzazioni politiche come il P.CARC promuovono una narrazione incentrata sulla denuncia del genocidio in Palestina e sull'opposizione aperta al governo Meloni, considerato complice delle azioni militari dello Stato di Israele.

"Non si può parlare di pace se si dimenticano le vittime israeliane. Non si può costruire una cultura dei diritti umani se l'uccisione deliberata di civili, il rapimento di persone innocenti e la presa di ostaggi vengono relativizzati sulla base [della] deriva ideologica antiebraica assunta da chi si fa alfiere della prima promozione di quei diritti" afferma Kishore Bombaci, Presidente dell'Associazione Fiorentina Amici di Israele.

La polarizzazione e lo scontro sulle narrazioni storiche

Il contrasto tra la memoria delle vittime del 7 ottobre e le mobilitazioni contro le operazioni militari a Gaza dimostra come il dibattito locale tenda a radicalizzarsi, riducendo lo spazio per una comprensione articolata e condivisa della tragedia geopolitica. Il conflitto mediorientale mostra le sue ripercussioni anche all'interno del mondo accademico e degli spazi di discussione digitale toscani. Un caso emblematico riguarda Engy Abdelal, una studentessa palestinese giunta da Gaza a Pisa per proseguire gli studi universitari.

A seguito della pubblicazione della sua storia sul canale Facebook ufficiale dell'Università di Pisa, la studentessa è stata bersaglio di numerosi commenti discriminatori e sessisti. L'episodio ha suscitato la reazione immediata delle istituzioni regionali: l'assessora alla cultura e università della Regione Toscana, Cristina Manetti, ha espresso piena solidarietà ad Abdelal, condannando l'uso dell'offesa personale e confermando il sostegno all'Ateneo pisano nell'eventuale intrapresa di azioni legali per tutelare la propria comunità.

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