I vescovi delle diocesi toscane scomunicano le misure della Fase 2

Il presidente del consiglio regionale Giani: "In discussione le libertà e il diritto di culto". Stella (Fi): "La scelta del premier si configura come miope e non comprensibile"


Firenze– I Vescovi della Toscana si uniscono alla Conferenza Episcopale Italiana nell’esprimere l’esigenza di poter riprendere l’azione pastorale e l’attività di culto della Chiesa, nel rispetto delle misure necessarie per il controllo del contagio, ma nella pienezza della propria autonomia.

"In queste settimane anche le Chiese della Toscana non solo hanno accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni assunte per far fronte all’emergenza sanitaria, ma le hanno accolte e vissute nell’orizzonte del bene comune. Lo hanno fatto però nella consapevolezza che, come ha affermato Papa Francesco durante la celebrazione eucaristica in Santa Marta lo scorso 17 aprile, “questa non è la Chiesa: questa è la Chiesa di una situazione difficile” si legge in un documento redatto dai Vescovi delle Diocesi della Toscana“L’ideale della Chiesa – ci ha ricordato il Santo Padre – è sempre con il popolo e con i Sacramenti. Sempre”. Le Diocesi toscane quindi si dicono pronte a recepire tutte le indicazioni che potranno essere fornite da specifici protocolli di sicurezza, analogamente a quanto stabilito per altri luoghi e attività, nella certezza che le ragioni economiche, culturali e sociali, in base alle quali vengono o verranno presto riaperti fabbriche, negozi e musei, parchi, ville e giardini pubblici, non possono avere una prevalenza rispetto all’esercizio della libertà religiosa, che è tra i principi fondamentali della Costituzione (come sanciscono gli artt. 2, 7 e 19) e definita dal Concordato tra Stato e Chiesa (si vedano gli artt. 1 e 2 dell’Accordo di revisione del Concordato tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede del 18 febbraio 1984). I Vescovi toscani ricordano che, come in tutta Italia, anche nella nostra Regione la Chiesa è stata in questo tempo difficile vicina alle persone, sia con l’assistenza spirituale resa possibile dai mezzi di comunicazione, sia fornendo attraverso le parrocchie, le Caritas, le associazioni, il volontariato organizzato una serie di servizi socialmente importanti. Ritengono però che adesso, con l’apertura di una nuova fase, sia necessario consentire una più ampia partecipazione dei fedeli alla vita sacramentale che sta alla base della prossimità caritativa, assicurando la massima disponibilità, come dimostrato finora, ad attenersi con rigore alle indicazioni che saranno date perché questo possa avvenire con il massimo controllo possibile. In questo ci si fa voce anche di tante persone sole, per le quali l’espressione comunitaria della fede è urgenza esistenziale. La Chiesa ha dimostrato di saper rispettare, anche quando questo è costato pesanti rinunce, le ragioni della scienza e della politica chiamate a dare indicazioni di carattere sanitario e sociale su come contenere il contagio. Anche chi ha responsabilità scientifiche e politiche però deve dimostrare adesso di saper rispettare le ragioni della fede e riconoscere la capacità della Chiesa di agire con matura responsabilità".

"La questione posta dalla Cei, in termini di libertà e diritto di culto, con possibilità di svolgere in sicurezza funzioni religiose, è questione che il Governo deve prendere in considerazione, avviando un proficuo dialogo per arrivare a una soluzione giusta e concordata". Lo afferma il presidente del Consiglio regionale, Eugenio Giani, aggiungendo che "naturalmente analoga impostazione deve essere assunta con tutte le confessioni religiose presenti nella realtà del nostro paese". "L'aspetto della dimensione religiosa e della spiritualità, che emergono con forza in momenti di difficoltà come questi, sono un diritto del cittadino che anche la Costituzione e lo Statuto regionale riconoscono; da qui una spinta al Governo per rivedere le disposizioni di eccessiva chiusura dei luoghi di culto" conclude Giani.

"Con tutte le dovute precauzioni e regole chiare di sicurezza sanitaria, credo che sia arrivato il momento di riaprire al culto pubblico le chiese e tutti gli edifici religiosi, di qualsiasi confessione. La libertà di culto è una libertà garantita dalla Costituzione Italiana, e non si capisce perché si possa andare in parchi e giardini, andare a giocare alle slot machine e non andare a Messa". Lo afferma il vicepresidente del Consiglio regionale della Toscana, Marco Stella (Forza Italia).
"Finora i credenti e i loro pastori hanno fatto un sacrificio per diverse settimane, in vista di un bene più grande quale quello della tutela della salute di tutti - sottolinea Stella -. Ora però la scelta del premier si configura come miope e non comprensibile. Giustamente la Cei parla del DPCM di ieri sera come di un provvedimento che esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo. Ci auguriamo che il Governo individui già nelle prossime ore una soluzione: in Polonia ad esempio è stato aumentato il numero delle celebrazioni, in modo da consentire a tutti di andare a Messa mantenendo il distanziamento".

Redazione Nove da Firenze