Iolanta inaugura l'79° Maggio Musicale Fiorentino

L'opera in un atto su musica di Pëtr Il'ič Čajkovskij


Iolanta, l’ultima opera di Pëtr Il'ič Čajkovskij, aprirà il 79° Maggio Musicale Fiorentino. Sarà in scena all’Opera di Firenze dal 28 aprile al 5 maggio nell’allestimento del regista Mariusz Treliński, già applaudito dal pubblico e dalla critica del Metropolitan Opera House di New York, del Teatro Wielki di Varsavia e del Teatro Mariinsky di San Pietroburgo.

Oltre a Iolanta il cartellone operistico del Festival si completa con altri due titoli: la prima rappresentazione mondiale di Lo Specchio magico di Fabio Vacchi e Albert Herring di Benjamin Britten.

Mai rappresentata dal Maggio a Firenze, Iolanta è un titolo assai raramente frequentato nelle stagioni dei teatri italiani mentre è molto più presente nei cartelloni stranieri. Il Festival ha perciò deciso di programmarlo fedele alla sua linea progettuale anzi genetica di proporre titoli anche non del repertorio abituale e soprattutto nel solco di una tradizione consolidata d’attenzione verso l’opera russa.

A proposito del titolo d’apertura, il coordinatore artistico Pierangelo Conte afferma infatti che: “Iolanta s’inserisce nel filone della nostra proposta artistica che ha sempre guardato con particolare attenzione verso le opere di rara rappresentazione e in particolare verso la produzione musicale russa. Ricordiamo la clamorosa rappresentazione di Guerra e Pace di Prokof’ev al Festival del Maggio del 1953 nella prima assoluta fuori dai confini russi nonché ovviamente le grandi edizioni della Dama di Picche, oppure Onegin che fu diretto qui da Mstislav Rostropovič, e poi L’amore delle tre melarance, Il matrimonio al conventoentrambe di Prokof’ev, La leggenda dell’invisibile città di Kitez di Rimskij-Korsakov, il Naso di Šostakovič, il Boris Godunov e laKovanscina di Musorgskij”.

Continua Conte: “In questo Festival, oltre a rispettare il nostro impegno a rappresentare opere che si distinguono per rarità di produzione a commissionare opere nuove come nel caso dello Specchio magico, con Iolanta abbiamo voluto offrire la possibilità al pubblico di confrontarsi con il lavoro di un affermatissimo regista, Mariusz Treliński, un assoluto protagonista nella scena mondiale ma pochissimo presente nei cartelloni operistici in Italia, con il quale stiamo discutendo di progetti futuri a Firenze. Affascinante ed assolutamente da non perdere la sua lettura di Iolanta, nella quale gli elementi favolistici del plot vengono messi in relazione con il tormento interiore di Čajkovskij. ”

La scena, che il libretto ambienta in un castello di caccia della Provenza di fine ‘400, tra roseti e dame e cavalieri, è stata trasfigurata dallo scenografo Boris Kudlička in una stanza dalle pareti aperte, con appesi i teschi dei cervi uccisi, circondata da un bosco spettrale dove gli alberi sono sradicati: una metafora della condizione di Iolanta, la figlia del re René, che «vive celata in questo luogo con la sua vecchia nutrice [...] quasi dal giorno della sua nascita», come cantano il guardiano del castello e la moglie. Una prigione dorata, un castello inaccessibile se non a persone autorizzate e avvertite che «in sua presenza occorre guardarsi dal menzionare la luce e la bellezza di tutto ciò che vedono i nostri occhi».

A cambiare il mondo di Iolanta la quale non sa di essere cieca e non conosce l’esistenza del senso della vista e che è tenuta letteralmente - è proprio il caso di dirlo - all’oscuro di tutto, è il giovane cavaliere Vaudemont che riesce a entrare di nascosto nelle sue stanze. Chiedendo come pegno d’amore una rosa rossa e ricevendone una bianca, Vaudemont comprende la sua cecità le rivela l’esistenza della luce e dei colori, sconvolgendone la vita. Il re condanna a morte il cavaliere, che si dichiara pronto a sposarne la figlia, mentre un medico arabo cerca di curarla. L’amore per il giovane rende efficaci le cure, donandole la vista e permettendole di sposarlo.

La trama si presta a una serie di intrecci psicologici e interrogativi inquietanti: la segregazione imposta alla giovane con il pretesto di proteggerla dal mondo esterno, la mistificazione della realtà con il pretesto dell’amore, l’alienazione dei rapporti tra padre e figlia sono elementi che vengono approfonditi dalla regia, suggeriti dalla scenografia e dalle luci.

Redazione Nove da Firenze