Dolore a Firenze per la morte, a soli 69 anni, di Carlo Savelli, storico docente di matematica e fisica al liceo Michelangiolo, poi volontario della Fondazione Santa Maria Nuova. A darne notizia è stato il fratello Angelo.
I funerali si terranno oggi martedì 6 ottobre alle 15 nella chiesetta di Sant'Egidio, all'interno dell'ospedale di Santa Maria Nuova. La salma può essere visitata nelle cappelle dell'OFISA in viale Milton 89 anche oggi dalle 10 alle 13.
Nel messaggio della famiglia c'è un ricordo che dice molto di lui. Tra gli ultimi desideri, quello di andarsene circondato dai suoi ragazzi del Michelangiolo, che considerava, ha scritto, come figli. L'invito della famiglia è proprio agli ex allievi a partecipare e a diffondere la notizia.
Arrivato al Michelangiolo nel 1989, si definiva allora un giovane professore timido e intimorito, goffo e insicuro per il ruolo. In trent'anni è diventato un punto di riferimento, con la sua mitologia dei dadi, dei pachidermi, delle liste nere e bianche, dei riprovevoli e degli idoli negativi, con quel suo famoso "questo è un meno" entrato nel linguaggio di intere classi.
In un incontro con gli ex studenti del 2019 aveva raccontato così le due convinzioni che lo hanno sempre guidato: far capire che la cultura in tutte le sue forme è la cosa più importante in assoluto, perché solo con gli strumenti per leggere un libro, un film, uno spettacolo si può anche guardare la tv o stare sui social senza esserne usati; e che se non ti diverti e non fai divertire, anche insegnare materie dure diventa un incubo.
Non amava definirsi amico degli studenti, li chiamava per cognome, teneva alla privacy, ma come scrisse quel giorno, ha voluto bene indistintamente a chi andava bene e a chi andava male, a chi lo apprezzava e a chi no, ricordandosi singolarmente di ognuno perché li ha sempre visti e trattati come persone e non come alunni.
Lascia un vuoto grande nella scuola fiorentina e tra i tanti ragazzi che ha formato.