Infermieri, OPI Firenze Pistoia: «Servono presidi di protezione adeguati»

Le mascherine di barriera non sono sufficienti? La richiesta di Fp Cgil, Uil Fpl e Fisascat Cisl: "Controlli serrati in strutture sanitarie private"


Firenze, 10 marzo 2020 - Gli infermieri, in questi giorni più che mai, sono in prima linea per la salute dei cittadini. Ma per far fronte in maniera efficace all’emergenza generata dalla diffusione del Covid-19 chiedono adeguate misure di protezione. Per se stessi e per gli altri.

«Ringraziamo la Regione Toscana per gli sforzi profusi per creare direttamente in Toscana mascherine di barriera – spiega Danilo Massai, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche interprovinciale Firenze Pistoia -. Ma servono comunque mascherine specifiche per chi si trova a operare in determinate circostanze. Le mascherine di barriera non sono adatte a tutti. Chiediamo che vengano forniti i presidi di protezione necessari e adeguati all’operatività di ogni infermiere e professionista sanitario. Altrimenti è a rischio la salute di tutti».

Cambiano, intanto, le modalità di accesso per i prelievi in tutte le sedi territoriali delle zone empolese valdelsa e valdano, non saranno più diretti, ma solo su appuntamento tramite Cup chiamando il numero unico 055/545454. E’ prevista anche una limitazione dei posti disponibili in ciascun presidio territoriale comprese quelle in cui è presente il sistema “Tu passi”, in cui resta invariata la modalità di prenotazione. Una misura che si inserisce all'interno delle ultime disposizioni ministeriali e regionali finalizzata a ridurre i tempi di attesa ed il numero degli utenti nei presidi evitando così gli affollamenti.

E’ sospesa da giovedì 12 e fino al 27 marzo l’attività libero professionale all’interno delle Case della Salute di Empoli e di Certaldo. All’interno di tali sedi, oltre alla libera professione, effettuano servizio ambulatoriale numerosi professionisti sanitari, tra medici di famiglia, operatori della continuità assistenziale, infermieri, ostetriche e assistenti sociali. Inoltre la Casa della Salute di Empoli ospita il Centro di riferimento regionale dei disturbi alimentari. In seguito l’Azienda sanitaria procederà ad una programmazione delle attività con un limite non superiore al 50%, fino al termine della fase emergenziale, sulla base delle indicazioni che verranno emanate a livello nazionale e regionale.

Controlli serrati anche nelle struttura sanitarie private per verificare il rispetto delle misure di sicurezza previste dalle ultime disposizioni nazionali. Lo chiedono con urgenza i sindacati le segreterie dei sindacati Fp Cgil, Uil Fpl e Fisascat Cisl nella provincia di Lucca con una lettera inviata al Prefetto, all’azienda Usl Toscana nord ovest, ai Comuni della Pian a di Lucca, della Valle del Serchio e ai Comuni della Versilia. Il punto è chiaro: non esistono solo le strutture sanitari pubbliche su cui vigilare ma ce ne sono tante altre, pubbliche in appalto a soggetti terzi o completamente private rispetto alle quali il monitoraggio del rispetto delle disposizioni di legge non può essere certo meno restrittivo per limitare il diffondersi del contagio da coronavirus Sars-CoV-2. Un appello diretto in prima battuta la prefetto, come rimarca il segretario della Fp Cgil, Michele Massari: “Abbiamo fiducia che, in quanto rappresentante diretto del governo sul territorio, il Prefetto chiederà tutte le verifiche del caso su tutte quelle che sono le Residenze sanitarie assistenziali, i centri diurni, le strutture riabilitative e psichiatriche, quelle educative, i servizi domiciliari e tutte le case di cura private nel territorio lucchese. Le disposizioni adottate in ambito sanitario dal governo per il contenimento del CoVid19 non possono essere applicate solo nel pubblico e poi disattese là dove la gestione è privata perché si rischia di mandare in tilt l’intero sistema”. “Abbiamo raccolto le preoccupazioni degli operatori che lavorano nelle strutture socio sanitarie in appalto o private – prosegue il segretario Uil Fpl, Pietro Casciani- e chiediamo di estendere i controlli perché con la sicurezza e la salute non si possono applicare due pesi e due misure. I dispositivi di protezione individuale e collettivi devono essere presenti anche nelle strutture private così da riuscire a bloccare la diffusione del virus permettendo agli operatori di lavorare in tranquillità la sicurezza prima di tutto”.

Redazione Nove da Firenze