Inchiesta Procura Siena: sospesi 4 agenti penitenziari a S. Gimignano

Presunti maltrattamenti ad opera di agenti in servizio presso la Casa di Reclusione, ai quali è stato contestato, fra gli altri, il reato di tortura. Il governatore Rossi: "Fare chiarezza". Il Sindacato Polizia Penitenziaria: " Solo il 5% di inchieste analoghe con il coinvolgimento di colleghi si è risolto con condanne"


(DIRE)- Sospensione immediata per i quattro poliziotti penitenziari destinatari di provvedimento di interdizione da parte dell'autorità giudiziaria e "doverose" valutazioni disciplinari per i quindici che hanno ricevuto un avviso di garanzia. E' la decisione del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria informato dalla Procura della Repubblica di Siena della conclusione di una attività di indagine svolta in collaborazione con la stessa Polizia Penitenziaria e riguardante presunti maltrattamenti ad opera di agenti in servizio presso la Casa di Reclusione di San Gimignano, ai quali è stato contestato, fra gli altri, il reato di tortura. 

"L'indagine, complessa e delicata- spiega una nota- ha interessato 15 poliziotti penitenziari in servizio presso l'istituto toscano e trae origine dalla denuncia fatta da alcuni detenuti su presunti pestaggi avvenuti all'interno del carcere. Le accuse formulate dalla Procura di Siena vanno dalle minacce alle lesioni aggravate, al falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale, alla tortura. Nell'avviare l'iter dei provvedimenti amministrativi di propria competenza, il DAP confida in un accurato e pronto accertamento da parte della magistratura, ma al tempo stesso esprime la massima fiducia nei confronti dell'operato e della professionalità degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che svolgono in maniera eticamente impeccabile il loro lavoro". (Dire)

"I gravi fatti del carcere di San Gimignano - commenta il presidente della Regione Enrico Rossi - , su cui indaga la procura senese, sono motivo di grande preoccupazione e costituiscono un serio allarme. Gli inquirenti ipotizzano il reato di tortura ai danni di un detenuto, avvenuta un anno fa ad opera di alcuni agenti della polizia penitenziaria all'interno del carcere di Ranza. Auspico che si giunga al più presto all'accertamento della verità. L'opinione pubblica è sensibile a queste violenze inaudite. L'emersione e la verifica giudiziaria di questa condotta illegale e violenta nelle carceri - pensiamo al caso Cucchi - è diventata una spinta all'impegno civile e alla libertà di informazione".

"Da troppo tempo - sottolineano in una nota congiunta Susanna Cenni, parlamentare del Pd alla Camera,  Andrea Marrucci, sindaco di San Gimignano e l’assessore alle politiche sociali Daniela Morbis - la Casa di Reclusione di San Gimignano è abbandonata al suo destino, senza una direzione stabile e da mesi senza Comandante e Vice Comandante del corpo di Polizia penitenziaria. La nostra attenzione verso la struttura è alta da anni e anche in virtù di questa attenzione anche di recente sono arrivati alcuni nuovi agenti. Più volte abbiamo denunciato questa situazione: le difficoltà di agenti e detenuti, le carenze infrastrutturali e chiesto interventi urgenti agli enti preposti. Richiesta sfociata in una esplicita lettera di misure urgenti al Ministro Bonafede".

“Spostare tutta l'attenzione mediatica sui presunti pestaggi di detenuti che sarebbero avvenuti nel carcere di San Gimignano-Siena è un'operazione che contiene il rischio di delegittimare tutto il personale di Polizia Penitenziaria degli istituti italiani che è già costretto a difendersi da mille attacchi dentro e fuori il carcere”. A sostenerlo è il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria Aldo Di Giacomo evidenziando che “prima di esprimere condanne pesanti e definitive bisogna attendere il procedimento giudiziario. Dalla nostra esperienza sappiamo bene che solo il 5 per cento di inchieste analoghe con il coinvolgimento di colleghi si è risolto con condanne. Per questo noi siamo dalla parte del personale di San Gimignano, tra l'altro additato tutto come quello più violento d'Italia, fino a quando non ci saranno condanne, sollecitando la massima celerità per la conclusione delle indagini per non offrire altro tempo alla campagna denigratoria in atto attraverso i media”.

Redazione Nove da Firenze