Inceneritore, la Regione ha detto stop: il futuro è una bioraffineria a zero emissioni

La Toscana riprogramma la gestione dei rifiuti: in archivio il vecchio progetto a Case Passerini, dove invece sorgerà un impianto di selezione. La bioraffineria, costruita con Eni e Alia, sorgerà a Livorno e sarà pronta nel giro di 3 anni. Il Comitato Mamme no-inceneritore: "Assente la voce dei cittadini"


FIRENZE – Una vera e propria rivoluzione, costruita intorno a tre idee chiave: economia circolare, ulteriore spinta alla raccolta differenziata e rifiuti intesi come prodotti e non più solo come un problema.

La Toscana riprogramma la gestione dei rifiuti per il prossimo futuro. C'è lo stop, annunciato dal presidente della Toscana Enrico Rossi, all'inceneritore fiorentino a Casa Passerini. "Porteremo la variante al piano rifiuti in consiglio regionale" spiega. "Probabilmente nell'ultima seduta di luglio" aggiunge l'assessore all'ambiente, Federica Fratoni. C'è il progetto di una bioraffineria da 250 milioni di euro che Eni (assieme ad Alia) è pronta a realizzare a Livorno, riconvertendo l'attuale impianto che si estende per 190 ettari a nord della città, capace così di trasformare da subito 200 mila e in prospettiva 400 mila tonnellate di plastiche dure non riciclabili e di Css, il combustibile solido secondario ottenuto dalla lavorazione dei rifiuti indifferenziati (ma non più rifiuto), in 90-100 mil a tonnellate di biometanolo, ovvero carburante per autotrazione ‘ecologico'.

La scelta di Eni è obbligata: deve abbassare la percentuale di carburanti di origine fossile raffinati. Ma quella scelta si traduce in opportunità; i conti sono presto fatti ed è lo stesso Rossi che incolonna i numeri tra le ascisse e le ordinate degli anni da qui al 2030. Oggi, ricorda, in Toscana si producono due milioni e 200 mila tonnellate di rifiuti ogni anno. La raccolta differenziata sfiora il 56 per cento. "Noi – aggiunge- vogliamo arrivare entro il 2030 almeno all'80 per cento, mantenendo quel ritmo di crescita del 2-3 per cento annuo registrato nell'ultimo periodo. Pensiamo (e speriamo) che i rifiuti in Toscana debbano diminuire. Ma anche se così non fosse, e considerando la possibilità di un'ulteriore differenziazione sull'indifferenziato, rimarrebbero alla fine più di 300 mila tonnellate di rifiuti da smaltire". Se trasformati in parte in combustibile solido secondario, potrebbero essere utilizzati nell'impianto di Livorno ad esempio e lì essere trasportati via treno. Perché l'indifferenziato diventi Css va però lavorato, con particolari macchinari. Da qui la necessità che l'area di Casa Passerini a Firenze, quella dove avrebbe dovuto nascere l'inceneritore, accolga gli impianti di selezione e trattamento.

La bioraffineria di Livorno, che l'Eni si dice pronta a mettere in funzione entro tre anni, sarebbe la prima del genere in Italia: zero emissioni in aria, captazione completa della Co2 (da rivendere alle industrie che ne fanno uso) e dell'azoto. C'è una bioraffineria, sempre di Eni, a Venezia, ma il progetto toscano è più avanzato.

Il progetto di bioraffineria si inserisce inoltre in un progetto complessivo di miglioramento ambientale di tutta l'area, a partire dalle maleodoranze: 120 milioni di euro investiti al ritmo di 30 milioni l'anno. "Venticinque – spiega Rossi – saranno dedicati ad aspetti che avevano preoccupato durante l'alluvione. E' previsto inoltre un nuovo impianto per il Gnl alla darsena petroli, collegato con l'impianto Eni, e con 13 milioni sarà finanziata la rimozione dei cavi e la costruzione di un microtunnel per allargare la porta del porto alla Darsena Toscana".

Due protocolli e la variante
La giunta ha dato stamani il via libera al testo di protocollo con Eni, che sarà approfondito e condiviso con i Comuni di Livorno e Collesalvetti. Chiaramente la riconversione ecologica dell'impianto, tecnologia sviluppata da Eni e NextChem (Gruppo Maire Tecnimon), avrà ricadute non solo ambientali ma anche occupazionali.

La giunta stamani ha approvato anche il testo di un'intesa con Alia ed Eni per il conferimento dei rifiuti già trattati che entreranno in questo modo di nuovo nel processo produttivo. Contestualmente è stata approvata l'informativa per dare avvio alla variante che prende atto della mancata realizzazione dell'impianto di Case Passerini, utilizzando l'area per il futuro impianto di selezione. E' stata predisposta anche la comunicazione al Consiglio regionale che individua le linee e le strategie per la Toscana da qui al 2030, in linea con le direttive europee sull'economia circolare. La scommessa forte è sulla raccolta differenziata e sul riciclo.

"L'inceneritore – conclude Rossi – è un'idea del secolo scorso e del passato. Chi vuole guardare indietro dice inceneritore. Bruciare i rifiuti è anche molto costoso. Chi vuole guardare avanti, come noi in Toscana, segue gli sviluppi della ricerca e della scienza e pensa alla salute dell'ambiente e dei cittadini. In questo modo ci collochiamo al topo delle indicazioni date dall'Europa".

Le intese con i distretti
Il governo regionale, ricorda Rossi, sta lavorando anche con i distretti e tre sono i tavoli aperti per l'economia circolare: sul cuoio, sulla carta e sul tessile. Per il tavolo del cuoio, è già stato sottoscritto un protocollo d'intesa con l'associazione conciatori di Santa Croce nel quale sono previsti investimenti per circa 80 milioni di euro volti ad escludere dal campo dei rifiuti circa 150 mila tonnellate l'anno, assicurando il loro conferimento in discarica per la fase necessaria alla realizzazione degli investimenti. E' in corso la definizione un secondo protocollo d'intesa con il Consorzio conciatori di Ponte a Egola, che prevede investimenti per oltre 30 milioni di euro. Anche per il tessile sono state già individuate soluzioni.

Scettico il Comitato Mamme-No inceneritore, da sempre molto attivo sulla questione dello smaltimento dei rifiuti nell'area fiorentina.

"Ci sembra che anche a questo giro - scrivono tra l'altro nel loro comunicato - a beneficiarne ci sia un privato, Eni, con la sua idea di riconversione di un pezzo della raffineria a Livorno. L'impianto proposto a quanto ci pare di capire punta a realizzare biometanolo tramite CSS e plasmix (plastiche eterogenee) prodotti a loro volta dal trattamento del rifiuto indifferenziato, come ad esempio nell'impianto di Alia a Sesto Fiorentino. Non ci è ancora chiaro cosa ne sarà del residuo, anche se sospettiamo che ci sia l'idea di fare un nuovo rimpacchettamento da far bruciare nei cementifici e negli inceneritori. Questo nuovo impianto dovrebbe lavorare con 200.000 tonnellate di rifiuti che Alia ha già promesso di inviare dall'ATO Toscana Centro a Livorno. Al di là quindi - prosegue il Comitato -della volontà di agevolare Eni in un piano industriale per un impianto che comunque produce un importante impatto ambientale (l'impianto dovrà essere assoggettato a procedura regionale di Valutazione di Impatto Ambientale) per il resto ci sembrano chiacchiere, impegni che non vengono assunti ora ma rinviati al domani. E ancora una volta è completamente assente la voce dei cittadini. A Livorno e in tutti Comuni della costa nessuno sa niente di questo progetto, e nessun comune ha votato ancora una delibera a riguardo".

Infine il Comitato aspetta "i dettagli per la chiusura definitiva del progetto inceneritore di Firenze, e a Dario Nardella, sindaco di Firenze e Presidente della Città Metropolitana, rinnoviamo l'invito per partire con la tanto decantata rivoluzione dei rifiuti locali iniziando dal porta a porta e dall'introduzione della tariffazione puntuale".

Redazione Nove da Firenze