Il grido di allarme degli artigiani: "Serve credito"

A Firenze l'assemblea annuale della Cna, che in Toscana dal 2009 al 2018 rileva una diminuzione delle imprese del 12,2%. Salvestrini: "Il governo intervenga". Giacomo Cioni: "Sostenere gli investimenti in fase di successione"


(DIRE) Firenze, 14 giu. - Le botteghe artigiane "hanno bisogno di contenere in sé la tradizione e l'innovazione. Guai perdere di vista la storia, il senso del bello, del contenuto formidabile che i nostri artigiani danno ai loro prodotti. Ma contemporaneamente è necessario essere anche moderni, guardare il mondo, digitalizzare la propria produzione, cambiare il modello di business, guardare all'orizzonte locale e quello internazionale". Lo spiega Sergio Silvestrini, segretario generale della Cna nazionale, nel corso dell'assemblea annuale dell'associazione artigiana a Firenze. "Siamo un Paese straordinario per capacità di export: su mille prodotti venduti nel mondo, siamo primi in 800 e siamo il secondo Paese manufatturiero d'Europa. Tuttavia per mantenere il primato il sistema delle nostre piccole imprese va aiutato. Servono maggiore credito, meno tasse e burocrazia. C'e' bisogno, cioè, di un aiuto sostanziale", perché "siamo un po' stanchi di essere consolati nelle nostre 'disgrazie', senza che poi, in concreto, molte cose non vengano realizzate. Si passi dal dire al fare".

Alle piccole imprese, approfondisce Salvestrini, "serve credito. Da otto anni a questa parte il credito alle piccole imprese è diminuito di oltre il 30%. Una cosa incredibile, che non è più sostenibile per il nostro mondo, c'è necessità di fare qualcosa davvero". Per questo "chiediamo al governo di intervenire immediatamente. Non mi pare che su questo punto il governo sia particolarmente sensibile". "Chiediamo poi di ripensare l'idea sui cosiddetti ecobonus per l'energia", contenuti nell'artico 10 del decreto crescita. Che con la mancanza di credito, crea un mix "incredibile e ingestibile che mette davvero in grande difficoltà il mondo dell'artigianato e delle piccole imprese". Occorre quindi "davvero una svolta radicale, quella che stiamo chiedendo con grande forza. Faremo tutto ciò che è possibile e necessario affinché governo e Parlamento accolgano questo messaggio di aiuto fortissimo".

Nell'anno leonardiano "vogliamo fare un parallelo tra la botteghe di allora con quelle di oggi. Un tessuto economico ancora importantissimo, non solo per il lavoro ma anche per il sociale. Noi vogliamo tracciare un percorso dando indicazioni utili a legiferare in favore delle micro imprese", spiega a sua volta Giacomo Cioni, il presidente di Cna Firenze nel corso dell'assemblea annuale dell'associazione artigiana dell'area metropolitana che conta oltre 8.000 imprese associate e 271 dipendenti. "Quando si parla di leggi per imprese, infatti, dobbiamo considerare la taglia delle aziende. Troppo spesso, invece, vengono fatte leggi per grandi o medie imprese". Invece, aggiunge, "Firenze, la Toscana e l'Italia intera hanno una struttura economica fondata sulla piccola impresa". E le botteghe del Rinascimento e le imprese artigiane di oggi "non sono solo contenitori del saper fare e quindi di lavoro e di imprenditorialità personale, sono anche matrici di ulteriore lavoro e ulteriori imprese. La longevità, quindi, e' un valore da tutelare anche quando il genio passa di mano", prosegue Cioni.

Come? Per Cna "sostenendo gli investimenti in fase di successione, soprattutto a favore di chi subentra, in modo che percepisca un sostegno alla sua scelta che non può mancare in questo caso, come in quello gemello della creazione di nuove imprese". Il giovane apprendista "intenzionato a rilevare la bottega del maestro o lo studente deciso ad investire in un mestiere artistico e artigianale, troveranno molti più ostacoli rispetto a quelli canonici legati alle dinamiche di mercato: individuare un target ormai globale, introdurre innovazioni nel ciclo produttivo, accrescere le proprie competenze, per dirne alcuni. Sulla loro testa, infatti, pesa un particolare aggravio di burocrazia e di costi aggiuntivi che generano incertezza", sottolinea Cioni. Basti pensare "alle molteplici forme che assume il Suap, lo sportello unico delle attivita' produttive". Inoltre "malgrado l'Unione Europea abbia introdotto il principio 'pensa in piccolo prima', la macchina della pubblica amministrazione continua ad essere un ostacolo per la creazione di imprese come per l'accesso al lavoro".

Ma cosi', aggiunge Cioni, "le imprese continuano a diminuire: -11,4% in Italia dal 2009 al 2018; - 12,2% le toscane e -8,4% le fiorentine". E' un fenomeno negativo "se porta alla riduzione del numero di addetti. In questo caso i provvedimenti concreti non possono che guardare alla difesa della qualità e quantità del lavoro". Si tratta, quindi, "di sostenere le forme di aggregazione, come consorzi, reti, acquisizioni, fusioni, basate su qualificati piani industriali e sulla messa in comune di punti di forza, competenze, forza lavoro", continua Cioni.

Infine, "la patologica stretta del credito alle imprese: tra la fine del 2011 e marzo 2019 lo stock di credito bancario alle imprese è diminuito di circa 250 miliardi, oltre un quarto del totale, ma senza credito non ci sono investimenti, non si cresce, non si compete. Tanto più in un sistema, come quello italiano, ancora dipendente dal credito bancario, anche in assenza di concrete alternative al credito tradizionale", conclude Cioni.

Redazione Nove da Firenze