Rubrica — Agroalimentare

"Il design e la doppia vita delle bucce" alla Palazzina reale

Domani "Agritettura, nutrire il cantiere". Gli scarti dell'agroalimentare utilizzati nel restauro e nel design. Venerdì sei installazioni di altrettanti studi


Firenze, 22 maggio 2019Il design e “la doppia vita delle bucce”: saranno questi i temi al centro della seconda giornata dell'edizione 2019 di “Agritettura: nutrire il cantiere”, l'iniziativa organizzata dalla Commissione DAS (Dibattito Architettura Sostenibile) dell’Ordine degli Architetti di Firenze, in programma domani giovedì 23 maggio alla Palazzina Reale di piazza Stazione. Edizione che aveva preso il via lo scorso 16 maggio, con l'attenzione concentrata quest'anno sugli scarti provenienti dall’agroalimentare da utilizzare nel campo del restauro e del design, e che proseguirà poi anche il 27 maggio con una serata al cinemadedicata a “riciclo e ambiente”.

"Il design e la doppia vita delle bucce" è dunque il tema al centro della giornata del 23 maggio: "Il green design, ovvero la progettazione sostenibile, nasce dalla reazione alla crisi ambientale globale, la rapida crescita della popolazione mondiale, la preoccupante diminuzione delle risorse naturali. Questo evento vuole essere un manifesto dedicato al valore dell’uso consapevole degli oggetti e alla convinzione che sia necessario che contengano idee, valori, speranze utili a immaginare un futuro in cui il consumo diventa pensiero e scelta", spiegano gli organizzatori. Fra gli ospiti presenti ci sarà chi illustrerà come dare una nuova vita agli scarti di bucce di mela producendo carta e similpelle da utilizzare nel mondo della moda e dell'abbigliamento, ma anche nel settore dell'arredo per poltrone e divani, e chi spiegherà come abbia provato a cercare un'alternativa alla plastica combinando rifiuti alimentari con batteri e lieviti per dar vita a confezioni usa e getta.

L'edizione 2019 di “Agritettura” ha scelto di affrontare, per la prima volta, il tema della conservazione responsabile dei beni culturali: dopo i “primi capitoli” andati in scena nel 2016 e nel 2018, il nuovo appuntamento di quest'anno con Agritettura, in programma sempre nella sede di Ordine e Fondazione Architetti Firenze, vuol rappresentare un ulteriore approfondimento sull’utilizzo degli scarti provenienti dall’agroalimentare in architettura, attraverso le filiere di trasformazione, nel campo del restauro e del design. “Anche il restauro è un mondo che può e deve guardare con attenzione all’economia circolare, scegliendo i materiali da utilizzare – dicono gli organizzatori – nelle precedenti edizioni ci siamo concentrati sulle nuove costruzioni, quest'anno lo facciamo sul restauro: faremo il punto su cosa è stato fatto e su cosa è possibile fare”.

“L'agritettura è una sorta di alleanza tra agricoltura e architettura”, continuano gli organizzatori di quella che, nata come un'idea, è poi confluita in un’attività di ricerca su nuove modalità di valorizzazione e conservazione delle risorse del pianeta, che ha puntato l'attenzione sul riutilizzo degli scarti dell’agricoltura food e non come opportunità per la riduzione degli impatti ambientali del settore dell'architettura, con la possibilità di considerare “la campagna come la nuova fabbrica per i materiali dell’edilizia sostenibile”. “Dal 2015 ad oggi sono cambiate tantissime cose: quattro anni fa ci siamo quasi sentiti pionieri nell'organizzare un'iniziativa come Agritettura, oggi si possono invece trovare molte esperienze in tutto il mondo. Sempre più persone si pongono il problema di riutilizzare ciò che finora veniva buttato e scelgono di vivere in modo sano e genuino anche per quanto riguarda i materiali di costruzione”, spiegano ancora.

Dopo la giornata in programma domani, il 27 maggio è poi prevista la serata al cinema con film su progetti e opere di Vandkunsten Architects, Boeri Studio, ENORME, JAG Studio e molti altri.

C'è anche un'altra importante iniziativa degli architetti.  Un Battistero rivisto in chiave “pop” in piazza Salvemini, uno “studio sul vuoto” in piazza D’Azeglio, rifiuti plastici appesi in piazza Beccaria, una “Camera delle meraviglie” a Le Murate Progetti Arte Contemporanea, un quadrato in cui entrare scalzi, giocare e disegnare alla Scuola di Architettura di Santa Verdiana e uno stand mutabile dedicato al riuso alla Palazzina Reale di piazza Stazione.

Sono le sei installazioni realizzate da altrettanti studi di architettura selezionati attraverso una call che saranno sparse in diversi luoghi di Firenze per tutta la giornata di venerdì 24 maggio. L’evento, diffuso e itinerante in città, dal titolo “L’architetto indispensabile”, è promosso dall’Ordine e dalla Fondazione Architetti Firenze con il sostegno de Le Murate. Progetti Arte Contemporanea e del DIDA – Dipartimento di Architettura dell'Università di Firenze, e con il patrocinio della Città Metropolitana di Firenze, per raccontare, attraverso questi allestimenti interattivi, l’importanza dello sguardo dell’architetto nella società e suscitare interesse e curiosità fra cittadini e non addetti ai lavori. Il percorso tra gli allestimenti temporanei sparsi per la città condurrà poi i visitatori fino alla Palazzina Reale, dove alle 19 un talk aperto a tutti e moderato da Andrea D’Antrassi dello studio MAD architect sarà l’occasione per presentare le sei installazioni e dar vita a una riflessione e a un confronto sui temi da queste proposti, a cui seguiranno aperitivo e dj set.

L’evento fiorentino è organizzato in occasione dell’iniziativa nazionale “Open! Studi aperti”, la manifestazione diffusa di architettura ideata dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori che per due giorni, il 24 e 25 maggio, vedrà centinaia di studi in tutta Italia aprire le loro porte in contemporanea e organizzare attività rivolte ai cittadini, per diffondere la cultura architettonica e rinnovare la sensibilità nei confronti dell'ambiente, del paesaggio e dei territori, sottolineando come l'architettura non riguardi solo gli addetti ai lavori ma anche e soprattutto i cittadini e la loro qualità della vita. Se erano state più di 40mila le persone che avevano partecipato all’edizione 2018 di “Open! Studi aperti” grazie agli eventi organizzati da oltre 750 studi di 92 provincie italiane, quest’anno sono previsti più di 900 eventi.

Redazione Nove da Firenze