Il cocker Nello va in terapia intensiva a trovare il padrone: che festa!

Ospedale di Empoli: il cane non lo vedeva da due settimane ed è salito sul letto ricevendo tenere carezze. La "Pet visiting" è una pratica che in Toscana si sta diffondendo sempre più


Empoli - Quando ha visto Nello, il suo amato cocker nero, lo ha accarezzato teneramente e il suo cuore è sobbalzato di gioia. Quanto deve essere stata gradita questa visita per un paziente ricoverato in condizioni non facili in terapia intensiva da due settimane all'Ospedale San Giuseppe di Empoli!

Nello, un esemplare molto bello, lo ha annusato ed è salito sul letto pieno di gioia nel rivedere il padrone dopo così tanto tempo. Una storia molto bella, e non molto comune. Era la prima volta che un animale da compagnia entrava nella terapia intensiva del San Giuseppe e l’incontro ha coinvolto i sanitari presenti che lo hanno organizzato, anche attraverso il coordinamento infermieristico di Lucia Salvadori, mettendo in atto, tutte le procedure previste dal regolamento aziendale sul Pet visiting: l’importante ed efficace percorso dell'umanizzazione delle cure previsto dalla regione Toscana ed in particolare nei contesti assistenziali ad alta criticità.

“Superata la fase critica e risvegliato il paziente dal coma farmacologico, - spiega il direttore del reparto, dottor Rosario Spina - la presenza delle persone care rappresenta uno stimolo psicologico, ed è determinante: in particolare il legame di amicizia tra l' uomo ed il cane, i gesti affettuosi convenzionali che si scambiano fungono da elemento facilitatore per lo svezzamento dalle cure intensive” .

La pet-therapy è anche prevista nelle linee-guida di trattamento della Critical Care Society U.S.A. (Società scientifica statunitense di Terapia Intensiva).

“La terapia intensiva di Empoli – sottolinea Spina- come nella maggior parte delle terapie intensive toscane è una rianimazione “aperta”, non solo perché i familiari possono entrare senza limiti di orario , ma “aperta” significa anche più umana. Fino a poco tempo fa le terapie intensive erano i luoghi più chiusi degli ospedali; adesso si prendono cura anche delle famiglie con i loro problemi, i dubbi, i pianti che queste circostanze creano”.

Redazione Nove da Firenze