Rubrica — Agroalimentare

Il Chianti Classico verso il Patrimonio Unesco

Prosegue il lavoro dei sindaci insieme alla Fondazione Chianti Classico per la candidatura del Chianti all’inserimento nella World Heritage List. I sindaci Sottani, Ciappi e Baroncelli: “la nostra partita è tutta da giocare e noi lo faremo con determinazione a sostegno del tessuto economico e produttivo del territorio”


Chi non hai mai desiderato di viaggiare in Toscana per conoscere e vivere la storia, l'arte e la cultura del Chianti? Entrare nella World Heritage List, essere identificati tra i siti Unesco come patrimonio dell’Umanità è il sogno con la S maiuscola che il territorio del Chianti Classico, con le sue peculiarità riconosciute in tutto il mondo, accarezza da tempo e aspira a tradurre in realtà. Le amministrazioni comunali del Chianti fiorentino e senese che lavorano unite, nell’ambito della Conferenza dei Sindaci, per promuovere, valorizzare e tutelare la compattezza del territorio e il suo motore economico, sorretto da agricoltura, turismo, manifattura, paesaggio e cultura, hanno avviato un percorso che da qualche anno mira a candidare il Chianti a Patrimonio Unesco.

“Stiamo lavorando insieme alla Fondazione Chianti Classico alla predisposizione del dossier - spiega il sindaco di Greve in Chianti Paolo Sottani - da presentare per l’ingresso nella temptative list, grazie a un gruppo di esperti che sta studiando e analizzando il territorio del Chianti classico nelle sue caratteristiche peculiari. In questa fase stiamo coinvolgendo la Regione Toscana, raccordandoci sia con la parte politica che con la struttura, in un percorso che ci deve vedere tutti allineati verso un obiettivo comune, compiendo i passi giusti con la necessaria serietà”.

“La nostra partita è tutta da giocare e noi lo faremo con determinazione a sostegno del tessuto economico e produttivo – prosegue il sindaco di San Casciano Roberto Ciappi - stiamo lavorando sulla ricerca delle caratteristiche di universalità e unicità che rendono il nostro territorio e la sua storia degni di entrare, anche in comparazione con altri territori già patrimonio dell'umanità, nel novero dei siti Unesco. È un lavoro certosino che abbraccia architettura, agricoltura, geomorfologia”. “Il Chianti potrebbe rafforzare il valore culturale del nostro paese, l’Italia - dichiara il sindaco di Barberino Tavarnelle David Baroncelli - che si pone in testa a tutti i paesi per numero di riconoscimenti. Il nostro è un territorio oggetto del desiderio del viaggio e ci impegniamo a valorizzare quello che crediamo sia un bene italiano da conoscere ed esplorare, il nostro viaggio fatto di luoghi incantati e ricchi di vita, passioni, culture, tradizioni e identità, merita un posto speciale nella Lista del Patrimonio dell'Umanità”.

Sono 55 i siti italiani inseriti dall'Unesco. Quella di Sito Patrimonio dell'Umanità è la denominazione ufficiale di queste aree secondo la Convenzione sul Patrimonio dell'Umanità adottata dalla Conferenza generale dell'Unesco il 16 novembre 1972. Lo scopo della convenzione è identificare, secondo precisi criteri, aree, siti e luoghi che rappresentano delle peculiarità di particolare importanza da un punto di vista culturale, artistico, archeologico, ambientale o paesaggistico. 

Redazione Nove da Firenze