Galluzzo, caos traffico per la chiusura di via San Felice a Ema

ph Antonio Patruno

Via Silvani congestionata fin dalla mattina con automobilisti, autobus e scuolabus imprigionati nella coda. Nel pomeriggio i lavori urgenti di Toscana Energia per una fuga di gas dovrebbero essere terminati e verso le 17 la strada dovrebbe essere riaperta


FOTOGRAFIE. Traffico da incubo stamattina al Galluzzo. La chiusura per lavori urgenti di Toscana Energia (fuga di gas) di via di San Felice a Ema ha costretto centinaia e centinaia di automobilisti provenienti dalle zone di Impruneta, Ponte a Ema e Cascine del Riccio a imboccare via Gherardo Silvani, quella che conduce da San Felice alla piazza del Galluzzo, che così è rimasta congestionata fin dalle prime ore del giorno.
La coda di vetture, autobus, scuolabus e camion verso le 9,45 arrivava oltre la rotonda di San Felice, dove si trova il punto di chiusura della strada. Quella che normalmente, portando da San Felice al Poggio Imperiale, consente a tante persone di evitare il centro del Galluzzo.
Orari saltati per gli autobus, scolaresche in ritardo, cittadini che avvertivano dalle auto parenti, amici e posti di lavoro che non potevano arrivare all'ora stabilita. Solo per fare via Gherardo Silvani, una strada molto lunga e nella quale sono in corso anche altri lavori, occorrevano minimo 35-40 minuti.

E quando dopo le 11 un'ambulanza è dovuta intervenire in zona, i problemi per qualche minuto si sono fatti ancora più gravi. 
I disagi alla viabilità naturalmente si sono riversati su tutta la zona: c'era coda ad esempio anche in via Senese, dalla parte della Certosa, con disagi avvertiti in alcuni momenti fino alle Due Strade e a Porta Romana.
La presidente del Quartiere 3 Serena Perini ha annunciato che nel pomeriggio i lavori urgenti dovrebbero essere terminati e verso le 17 la strada dovrebbe essere riaperta al traffico normale. Il Comune vista l'emergenza ha provveduto a modificare i tempi semaforici e aperto la corsia preferenziale delle Due Strade al transito di tutti i veicoli.

Antonio Patruno