Firenze, 8 marzo 2026 – “Questo non è il tempo della paura. Viviamo però in un tempo in cui ci stiamo abituando alle regressioni democratiche. Per questo la difesa della Costituzione nata dalla Resistenza e dalla deportazione resta oggi più che mai imprescindibile”. Lo ha dichiarato il presidente di ANED Firenze, Lorenzo Tombelli, intervenendo questa mattina alle cerimonie per l’82° anniversario della deportazione politica seguita agli scioperi del marzo 1944.
La commemorazione si è svolta prima in piazza Santa Maria Novella e successivamente al binario 6 della stazione di Firenze, da dove l’8 marzo 1944 partì il primo convoglio di deportati politici diretti verso il campo di concentramento di Mauthausen. Alle iniziative hanno partecipato l’assessora di Firenze, il presidente della Regione Toscana, il sindaco di Mauthausen, la Città Metropolitana e il direttore dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea.
Nel suo intervento Tombelli ha ricordato il significato storico degli scioperi del 1944, quando centinaia di operai decisero di incrociare le braccia in un Paese occupato dall’esercito nazista e sottoposto al potere della Repubblica Sociale Italiana. “Scioperare nel 1944 non significava esercitare un diritto – ha sottolineato – perché il fascismo li aveva cancellati tutti. Significava sfidare una dittatura. Per molti di quei lavoratori la conseguenza fu l’arresto e la deportazione nei Lager nazisti”.
Circa 34 mila italiani furono deportati nei campi di concentramento del Reich per motivi politici. “Ricordare quella storia – ha affermato Tombelli – non è soltanto un atto di memoria. È un esercizio di responsabilità civile. Le derive autoritarie non si annunciano con squilli di trombe o con le camicie nere: spesso si consumano lentamente, anche dentro sistemi formalmente democratici”.
Il presidente dell’ANED di Firenze ha richiamato anche il tema dell’equilibrio tra i poteri dello Stato e della tutela dello Stato di diritto. “Quando il potere politico prova a limitare l’indipendenza della magistratura o delle corti costituzionali – ha detto – la qualità della democrazia si indebolisce. Le democrazie reggono solo se esistono argini all’abuso del potere”.
Nel suo intervento Tombelli ha infine richiamato il contesto internazionale segnato dal moltiplicarsi dei conflitti. “Gli operai che scioperarono nel 1944 protestavano anche contro la guerra. Oggi, mentre nel mondo i conflitti si allargano e il linguaggio della forza torna a dominare la scena internazionale, quella lezione resta attuale”. La memoria della deportazione – ha concluso – “non può essere una cerimonia rassicurante. È una responsabilità che ci riguarda oggi. Perché quando la democrazia arretra e la guerra torna a occupare il centro della politica internazionale, anche il silenzio diventa una scelta”.