Fine vita e aborto: la riflessione di Donvito (Aduc)

"Ogni tentativo di confronto con chi sostiene che la vita non ci appartiene, è inutile e dannosa"


Firenze, 26 settembre 2019. Vincenzo Donvito, presidente Aduc, ha scritto una lettera riguardante il tema delle Leggi fine vita e aborto che pubblichiamo integralmente. Eccola.

La pronuncia della Corte Costituzionale sul fine vita (1) ha posto ancora una volta un problema che, essenzialmente, si era posto e si ripropone quotidianamente sull’aborto: l’accettazione da parte di tutti i cittadini di una “filosofia” di base, indipendentemente dalle idee di ognuno. Stiamo parlando del principio cosiddetto laico di leggi e norme che non obblighino nessuno a farle proprie ma, proprio in virtù del patto civico che si stabilisce tra diversi in una società democratica, a far sì che esistano perché nessuno si senta “estraneo in patria”. Nella nostra fattispecie, l’esistenza di leggi che legalizzano l’aborto e il fine-vita, non obbliga nessuno ad utilizzarle, ma la loro non esistenza obbligherebbe chi se ne volesse avvalere a non farlo.

Il disastro della non-legge sull’aborto (che addirittura, prima della sua approvazione negli anni ‘70 del secolo scorso, veniva punito come reato contro la stirpe) è ormai storia, anche se a tutt’oggi le difficoltà di applicazione sono notevoli, per i limiti della legge in sé e per il non-rispetto della stessa da parte delle autorità mediche. I disastri della non-legge sul fine-vita (e più in generale sull’eutanasia) sono all’ordine del giorno. E vedremo ora cosa farà il legislatore di fronte alla pronuncia della Corte Costituzionale che impone loro di colmare il vuoto normativo che si è creato.
In questo contesto, essenzialmente da parte di alcune componenti della Chiesa cattolica-romana, il motivo di contestazione della attuale situazione è uno: la decisione sulla vita umana non spetta agli umani. E non transigono, anche se tra coloro che fanno parte della loro Chiesa non sono pochi quelli che la pensano in modo diverso, ma non certamente le loro autorità di riferimento e gli esponenti dei partiti e movimenti politici che si rifanno al loro credo.
In una società a democrazia parlamentare come la nostra, mediamente la tendenza è quella di mediare le posizioni per trovare un compromesso, su tutte le materie. Questo comporterebbe un confronto, una discussione, lo smussamento delle specifiche posizioni, fino ad arrivare ad una soluzione che vada bene a tutti.
Ma questo non potrà mai accadere su temi come aborto e fine-vita/eutanasia per un semplice fatto: i contrari a queste leggi hanno come punto di partenza delle loro dissertazioni civiche e politiche che la vita umana è intoccabile e che nessun umano ne può disporre. Tralasciamo che chi ha queste posizioni, storicamente e attualmente, si dimentica di questo loro principio quando c’è da decidere e mettere in pratica delle guerre (anche nella nuova versione lessicale moderna di “forze di pace”), e alcuni anche quando si tratta di salvare vite umane alla deriva in qualche mare. Ognuno si gestisce le proprie contraddizioni.
La nostra riflessione ci porta a concludere che ogni tentativo di confronto con chi sostiene che la vita non ci appartiene, è inutile e dannosa. Ognuno non fa altro che radicalizzarsi nella propria posizione. Per cui è bene che ognuno stia dove crede, sperando che non arrivi ad atti di violenza per impedire che ognuno possa rispettare le proprie idee. Nel frattempo, grazie proprio al fatto che viviamo in una democrazia parlamentare, i partigiani della vita intoccabile e i partigiani della disponibilità di ognuno per la propria vita, hanno a loro disposizione gli strumenti civili che società come la nostra mettono a disposizione per cercare di convincere gli incerti di entrambe le posizioni.
In termini legislativi questo significa che è altrettanto inutile che le leggi legalizzatrici siano con limiti che ne rendano difficile applicazione e uso. Questo non serve ad ammorbidire i partigiani della “vita che non ci appartiene”, ma solo a complicare la vita a tutti gli altri. Quindi sarebbe bene che queste leggi affidino la decisione di ricorrere a queste pratiche solo alla specifica volontà individuale, specificando quali sono le funzioni di autorità e istituzioni perché ciò avvenga al meglio e senza boicottaggi di ogni sorta.
Ci auguriamo che queste nostre riflessioni possano servire a chi in Parlamento ha il compito di fare una legge sul fine-vita e, anche, per una modifica dell’attuale legge sull’interruzione di gravidanza. (Vincenzo Donvito)

1 - https://www.aduc.it/notizia/eutanasia+ddl+partito+democratico_136254.php

Redazione Nove da Firenze