​Emergenza Casa: inquilini sotto sfratto, follia dimenticarsi i proprietari

Il Sunia con la Cgil presenta un questionario che descrive il calvario delle 1000 famiglie fiorentine a rischio sfratto


 L'arrivo dello sfratto, la solitudine, lo choc, la burocrazia dei servizi sociali, il giorno dell'esecuzione, le patologie che subentrano: in un'indagine del Sunia Firenze, presentata oggi in Camera del Lavoro, il calvario delle famiglie di anziani in stato di disagio abitativo, che a Firenze sono circa 3mila quasi mille a rischio sfratto vero e proprio.

Laura Grandi di Sunia Firenze e Rossano Rossi di Cgil Firenze presentano i dati locali. La Cgil invia una nota alla stampa a poche ore dalla conferenza. Neppure una parola sui proprietari.

Su Nove da Firenze, per onestà intellettuale, abbiamo spesso evidenziato anche la condizione sociale dei piccoli proprietari che per anni si trovano a dover pagare imposte e spese senza percepire affitto né aiuti economici. Proprietari di un bene che hanno pagato o continuano a pagare senza poterne usufruire e senza che questo produca alcun tipo di reddito. Da qui i nervi tesi tra le parti di un meccanismo inceppato.

L’indagine del Sunia è stata svolta nell’arco degli ultimi due anni, sottoponendo al campione, a cadenza semestrale, un questionario-intervista. L’indagine ha coinvolto 50 famiglie anziane, direttamente presso gli uffici del Sunia: agli inquilini sono stati sottoposti i questionari e successivamente sono stati intervistati. Sono state esaminate anche le certificazioni mediche attestanti la prima manifestazione e/o l’aggravarsi di patologie sopravvenute nel corso degli anni oggetto dell’indagine.

Tutto ha inizio con la disdetta - Da questo momento gli anziani iniziano a manifestare i primi problemi. Subito si rivolgono a vicini, parenti, negozianti di quartiere per chiedere lumi e rassicurazioni sul contenuto della lettera. Il passaggio successivo è la ricerca del sindacato inquilini. Qui acquisiscono notizie più certe, ma acquisiscono anche la consapevolezza che lo sfratto può essere dietro l’angolo.
La notifica a comparire in giudizio per convalidare lo sfratto. Questo è il passaggio che ha provocato all’intero campione intervistato un vero e proprio choc, in quanto "i contenuti della citazione gli risultano oscuri e minacciosi, un vero attentato alla loro vita, fortemente radicata alla loro abitazione".
Convalida dello sfratto. La richiesta di una fuoriuscita ‘ufficiale’ da parte del Giudice convince gli anziani che la loro permanenza nell’appartamento di una vita è a rischio immediato. Si precipitano subito al sindacato inquilini, vengono affidati al legale al quale affidano tutte le loro speranze e al quale sarebbero disposti a pagare qualsiasi cifra.

Solitudine e disperazione. La maggior parte del campione prende questa situazione come un fallimento della vita intera. Gli uomini rimpiangono la scelta di essere rimasti in affitto, quando, forse, anni fa potevano acquistare un alloggio, ma hanno preferito aiutare i figli e dare a loro i risparmi di una vita.
Purtroppo il 55% delle persone risulta entrare in conflittualità con i figli. Le frasi più ricorrenti: “Dopo anni e anni di sacrifici, li ho aiutati a sposarsi e sistemarsi e, ora, sono rimasto solo con mia moglie, in affitto, con il chiodo fisso dello sfratto, a mendicare una casa popolare che non arriva mai”.
Un altro: “Mia figlia mi aveva assicurato che una volta morta la mamma, malata da tempo, mi avrebbe preso con sé, lasciando così la casa al proprietario che ogni mese mi vergogno di incontrare. Invece, sono qui ad affidare ogni mia incombenza al Sunia con mia figlia che dice che i rapporti con suo marito non sono buoni e quindi una mia presenza sarebbe inopportuna e mi dice: 'Fai bene ad andare al Sunia, loro ti fanno tutto, ti avvisano quando ci sono i bandi, te lo compilano, e rispondono al proprietario, vedrai ti daranno una casa popolare. Non ti preoccupare! Sei anziano, gli anziani con l’invalidità non li sfrattano mai'.

Le donne, invece, tendono a difendere i figli, giustificandoli; riferiscono di essere preoccupate per le condizioni del marito che non pensa altro che alla casa, e si sfogano con maggior veemenza contro le istituzioni: “Con tutte le case sfitte che ci sono è possibile che non ce ne sia una per noi!”. “Senti Sunia, ho saputo che in via xxxxx c’è un appartamentino sfitto da mesi. Segnalate al Comune che siamo disposti ad andarci subito. Le case le danno tutte agli zingari e noi anziani ci fanno morire di crepacuore! Voi del Sunia che sindacato siete! Invece di intervistarci che cosa aspettate a darci una casa!”.
Sono loro che quasi settimanalmente telefonano ai centralini ripetendo ossessivamente: “Allora, e’ uscito qualche bando, a che punto siamo in graduatoria, e vero che bloccano gli sfratti? Mi raccomando, avvisatemi per tempo, vi scongiuro non voglio i Carabinieri in casa, avete il mio indirizzo, vero?”.

I bandi, i servizi sociali, i contributi di sostegno, gli uffici casa, la casa popolare. Il campione oggetto dell'indagine accusa, sia psicologicamente ma anche fisicamente, la difficoltà a seguire gli appuntamenti periodici finalizzati al sostegno abitativo. Denunciano soprattutto la difficoltà di raccogliere tutta la documentazione occorrente ogni qualvolta si deve fare un bando per l’alloggio, per il contributo in conto affitto, per avere un sostegno sociale, per la dichiarazione ISEE per risparmiare sul gas, la luce, l’acqua, il telefono, eccetera. Gli uffici sono sparsi per la città, raggiungerli con le proprie forze è difficoltoso, l’accoglienza spesso non è delle migliori, quasi sempre si deve ritornare più volte, perché manca sempre qualcosa nella complessa e articolata documentazione da produrre in ogni sede. In questo senso, gli inquilini apprezzano il supporto fornito dal Sunia; supporto che, comunque, ad un certo punto si ferma. Per cui si deve risolvere i problemi con le proprie forze, anche perché nell’anziano c’è una forma di “pudicizia” nel chiedere sostegno per il loro disagio abitativo, quasi che fosse una questione di cui vergognarsi, da non far sapere, soprattutto ai vicini".

Da qui non me ne vado. La frase più ricorrente è proprio:Di qui non me ne vado”. Con un moto di disperazione, non possono nemmeno immaginarsi come potrebbero spostarsi dalla ‘loro’ casa, che per decenni hanno abitato e custodito come fosse la loro. Le famiglie intervistate per il 75% manifestano incredulità al pensiero che qualcuno potesse ritenere possibile spostarli dal proprio quartiere e dai propri riferimenti, e temono le “peripezie” del trasloco che in gran parte dovranno affrontare da soli.

Il giorno dell’esecuzione. In assenza di proroga, l’esecuzione con forza pubblica viene vissuta con estrema angoscia. Ci si affida al supporto in extremis del sindacato inquilini che cerca di trattare sui tempi con il legale di controparte. Spesso, quest’ultimo, in questa fase è durissimo nei commenti e perentorio nel dire no al limite della propria correttezza deontologica, dice: Basta è l’ora di finirla, è l’ora di andarsene. Se domani farà finta di sentirsi male, porterò il medico legale e la faccio portare via al ricovero con l’ambulanza. Ah, si è portato dietro il sindacato e la troupe televisiva, ma io a maggior ragione la faccio comunque buttare fuori”. In queste concitate ore vissute nella cucina di casa, alla presenza della polizia, del fabbro, del medico legale, del proprietario, del suo avvocato, dei rappresentanti del sindacato inquilini, dei giornalisti, "gli anziani inquilini subiscono un vero e proprio crollo psico-fisico: crisi di panico e di pianto incessante da parte delle donne, angoscianti ed umilianti richieste di comprensione da parte degli uomini che sono disposti a firmare qualsiasi cosa pur di ottenere un breve rimando. Spesso, si riesce ad ottenere un ostinato rinvio, ma veramente a caro prezzo".

Le patologie. "Nel corso degli anni oggetto dell'indagine, abbiamo chiesto alle famiglie campione di cercare di mettere in relazione l’insorgere e l’acutizzarsi di patologie ingenerate dalla logorante attesa e dalle incertezze del giorno dell’esecuzione. Grazie anche alla messa a disposizione di analisi, certificazioni e referti medici abbiamo constatato, senza forzature ideologiche, che il chiodo fisso dello status di sfrattato ha senz’altro contribuito all’aggravamento e degenerazione di patologie in essere. Sono, senza dubbio, gli uomini a manifestare le conseguenze più marcate e gravi, ecco di seguito le principali patologie riscontrate:

Uomini: Tachicardia, aritmie ventricolari, forme anginose, aumento dell’ipertensione arteriosa, astenia, insonnia, diuresi notturna, ischemie con fenomeni di paresi mandibolare e degli arti, fino ad arrivare a forme ischemiche e scompensi cardiaci più severi, anemia con brusco abbassamento di barriere immunitarie e quindi maggiore predisposizione a malattie virali e stagionali, soprattutto a carico degli apparati respiratorio e digerente.

Donne: forti sindromi depressive di medio-lungo periodo ricorrenti, insonnia, improvvise crisi isteriche, di panico e pianto, scompensi cardiaci di varia forma, forme ossessive di alienazione dalla realtà circostante (morbo di Alzheimer), perdita della memoria, dolori di origine psicosomatica a cardias, colon e basso ventre, maggiore inefficacia di terapie antitumorali, con periodi di abbandono delle stesse. Calo delle barriere immunitarie, anemia, aggravamento sensibile di forme diabetiche e asmatiche, herpes zoster (fuoco di Sant’Antonio) ricorrenti nei momenti di maggior tensione emotiva legati proprio al disagio abitativo".

Nel 2012 il Sunia aveva già fatto un reportage similare, prendendo un campione di 23 famiglie over 65 anni, seguendole nel loro calvario dello sfratto. Il Sunia ha ripreso le posizioni di quelle persone, per vedere come si è evoluta la loro situazione ed ampliare il campo dell’indagine, per verificare se la crisi ha continuato ad accanirsi. E purtroppo ci sono cattivi risultati.
Delle 23 famiglie, 3 persone sono morte (tutte tre donne rimaste vedove), un anziano si trova in un centro d’accoglienza fuori Firenze (protesta ancora con veemenza dall’alto dei suoi 94 anno, dicendo che l’hanno “deportato fuori città”), 10 sono ancora in casa con gli stessi problemi di sfratto, 4 hanno avuto una casa popolare, 3 hanno cambiato casa, 2 sono andati a vivere con i propri figli.

Hanno spiegato Laura Grandi (Sunia Firenze) e Rossano Rossi (Cgil Firenze): “Siamo di fronte a un'emergenza, chiediamo al Comune che si attivi per rimettere in funzione la Commissione sul disagio abitativo che dovrebbe governare gli sfratti e i passaggi tra casa e casa. Chiediamo poi alla Prefettura e alla Corte d'Appello un calendario certo che permetta la graduazione degli sfratti. Infine, facciamo appello alla Regione affinché si faccia uscire l'edilizia pubblica dai vincoli del Patto di Stabilità, e si preveda un finanziamento certo per la stessa edilizia pubblica come nei Paesi europei più evoluti dove la tensione abitativa è minore”.

A Firenze la deriva del contratto concordato, la sovrabbondanza di affitti turistici a breve termine che sconvolge il mercato sono imputabili alla emergenza abitativa permanente
Gli inquilini non trovano alloggi di edilizia popolare come alternativa ed i proprietari sono costretti a sostituirsi ai servizi sociali diventando ospitanti sine die.

Un quadro complessivo della situazione, forse questo potrebbe consentire di affrontare finalmente il problema. 

Redazione Nove da Firenze