​Elezioni in Toscana: cambia la mappa politica?

Il "Caso Figline" per il Pd nel Campo largo. Il ruolo di Forza Italia nella coalizione di Centrodestra. I ballottaggi

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
26 Maggio 2026 23:50
​Elezioni in Toscana: cambia la mappa politica?

Mentre il mainstream giornalistico si concentra sull'allarme nazionale dell'astensionismo, un’analisi più profonda costringe a dissezionare i micro-trend territoriali per scorgere una realtà ben diversa. La Toscana non è più un blocco monolitico, ma un mosaico di "fortezze" e laboratori di coalizione. Laddove il disimpegno elettorale morde i grandi centri, alcune realtà locali hanno saputo blindare il consenso, trasformando la crisi di partecipazione in una prova di ancoraggio territoriale senza precedenti.

In questo scenario, non basta leggere le percentuali aggregate; bisogna capire chi ha davvero vinto la battaglia per la fiducia degli elettori e come i rapporti di forza interni ai poli stiano mutando in vista della sfida regionale.

Il risultato di Figline e Incisa Valdarno non è solo una vittoria amministrativa e merita attenzione. David Ermini è stato eletto sindaco con il 53,54% dei voti, portando il PD locale a una crescita dal 28,80% (dato 2024) al 32,97%.

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L'insight che sfugge ai commentatori superficiali riguarda il peso del voto assoluto: nonostante il calo della partecipazione a livello nazionale, il PD di Figline ha mantenuto la propria base elettorale pressoché invariata. Questo significa che, mentre il resto del paese restava a casa, la "macchina" del partito sul territorio è riuscita a mobilitare ogni singolo elettore, rendendo il dato percentuale un riflesso di pura solidità organizzativa. Per il Partito Democratico, questo è il miglior risultato regionale in termini percentuali di tutta la tornata.

"In una competizione segnata da tante liste civiche, e liste “civetta” dietro le quali si nascondevano i soliti noti, il PD ha nuovamente confermato una fiducia importante come forza politica affidabile e radicata. Capace di unire responsabilità, presenza sul territorio e visione amministrativa."

A destra, l'asse si sta spostando. Le voci di Marco Stella, Jacopo Ferri e del vicesegretario nazionale Deborah Bergamini delineano una Forza Italia che non è più un semplice partner di supporto, ma il perno della coalizione. Il partito sta capitalizzando un trend di crescita strutturale iniziato nel 2024 e consolidatosi nel 2025. I numeri nei capoluoghi parlano chiaro, con incrementi (delta) che testimoniano un radicamento crescente:

  • Pistoia: 13% (+3,5%), il terzo miglior risultato nazionale per il partito.
  • Arezzo: 8% (+1,58%).
  • Prato: 4% (+0,20%).

Questo consolidamento, passato anche per le conferme di roccaforti come Pontremoli e Villafranca in Lunigiana, è frutto della capacità di allargare il perimetro civico. L'integrazione di liste come "Io Amo Pistoia" e "Ora Ghinelli" ad Arezzo dimostra che Forza Italia è oggi l'unico attore capace di dialogare con il civismo moderato, posizionandosi come il terzo partito della regione dietro PD e Fratelli d'Italia.

"Agli alleati diciamo che se vogliamo vincere dobbiamo adottare un metodo sulle candidature. [...] In passato avevamo proposto le primarie di coalizione, che hanno il pregio di mobilitare l'elettorato. Ma una volta individuato un metodo, questo va seguito, altrimenti diventa tutto più complicato."

Se il centrosinistra festeggia alcune vittorie, il centrodestra — per bocca di Jacopo Ferri — ne mette a nudo la fragilità strutturale, definendo le coalizioni avversarie come un mero "cartello elettorale". L'accusa è precisa: un'unione che spazia da Rifondazione Comunista a Casa Riformista può servire a vincere le elezioni, ma è geneticamente incapace di governare.

L'analisi dell'opposizione prevede una imminente paralisi amministrativa per queste giunte, descritte come "divise su tutto", a partire dai programmi. In risposta, il PD rivendica la propria funzione di argine contro le "liste civetta", interpretando il voto come una scelta di campo tra la politica dell'affidabilità e il trasformismo civico di facciata.

La politica è una questione di timing strategico, e i passi falsi di questa tornata sono lezioni preziose per il 2027. La sconfitta di Anna Maria Celesti a Pistoia viene letta internamente come il prezzo da pagare per la scelta di indicare Alessandro Tomasi come candidato governatore, lasciando la città con due anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale.

Ma il vero avvertimento tattico arriva da Marco Stella riguardo al caso Prato: presentare candidati a soli 30 giorni dal voto è un suicidio politico. La mancanza di un metodo condiviso e di tempi certi ha impedito la mobilitazione necessaria. La sfida ora si sposta sui prossimi 15 giorni per i ballottaggi di Arezzo e Viareggio, dove il centrodestra parte in vantaggio e punta a confermare il sorpasso sui candidati della sinistra.

Le amministrative toscane consegnano un verdetto chiaro: l'appartenenza ideologica non basta più a colmare il vuoto lasciato dall'astensione. Il PD ha dimostrato che solo il radicamento fisico può salvare una "roccaforte", mentre Forza Italia ha affermato che il futuro del centrodestra passa per un metodo di scelta delle candidature più inclusivo e tempestivo.

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