Dicomano: sul municipio bandiera Ue listata a lutto

Iniziativa del sindaco Passiatore, per protesta contro i fatti di Lesbo


La bandiera dell'Unione Europea listata a lutto per protestare contro quanto sta succedendo a Lesbo, in Grecia. Ad aver preso l'iniziativa è il sindaco del Comune di Dicomano, Stefano Passiatore, che ha anche inviato una lettera alla Presidente della Commissione Europea Ursula Von Der Leyen, al Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel e al Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli, oltre che agli europarlamentari Simona Bonafé, Nicola Danti e Pietro Bartolo.

"Ricorrono i venti anni dalla proclamazione della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea", scrive il sindaco Passiatore, e "quello che sta succedendo in Grecia, ed in particolare a Lesbo, appare in netto contrasto con i valori sanciti dalla Carta. Quelle immagini, quei fatti, quella violenza e quella dignità negata - sottolinea - stanno suscitando, in noi cittadini europei che ci ostiniamo a credere nella costruzione europea, sentimenti di disgusto e angoscia". Continua il sindaco Passiatore: "Vorrei ringraziarVi per la visita a Lesbo compiuta proprio ieri dimostrando sensibilità ed attenzione. Tuttavia, seppur simbolicamente importante, non ritengo sia sufficiente. Noi europeisti ci aspettiam dalle istituzioni europee azioni concrete nella direzione della tutela della dignità umana. In gioco c'è lo stesso ideale europeo, ben rappresentato dai diritti e dai valori della Carta, che oggi rischia di morire a Lesbo". Ai rappresentanti delle istituzioni europee il primo cittadino dicomanese lancia un accorato appello, chiedendo di intervenire al più presto: "Mi permetto quindi di chiederVi di fare tutto ciò che è nelle Vostre possibilità per condividere con gli Stati membri una posizione netta e chiara sulla revisione totale dell'accordo siglato con la Turchia che oggi rappresenta un vulnus all'etica europea; si destinino quelle risorse agli Stati di primo ingresso in Europa per la gestione dei rifugiati quali Grecia ed Italia e si vincoli la distribuzione dei finanziamenti e sovvenzioni europee ad un principio ineludibile di solidarietà fra Stati membri in tema di accoglienza dei richiedenti asilo". Per il primo cittadino "più dei movimenti nazionalisti e sovranisti, ciò che potrà infrangere il sogno europeo sarà la nostra incapacità di essere all'altezza delle aspettative di solidarietà, di uguaglianza e di libertà nei confronti di chi vede nel nostro continente un'occasione di riscatto". La bandiera europea listata a lutto rappresenta, perciò un segno di preoccupazione e protesta, "nella speranza - conclude il sindaco Passiatore - di poterla presto liberare a seguito di un sussulto d'orgoglio europeo".

A causa dell’escalation del conflitto a Idlib, quasi 1 milione di persone, di cui più della metà bambini, sono state costrette a fuggire dalle loro case, abbandonando più del 45% del territorio. Aree in cui un terzo delle abitazioni e delle infrastrutture civili sono state distrutte o gravemente danneggiate, rendendo così impossibile, in futuro, il ritorno a casa dei profughi. Intere famiglie, per sfuggire alle violenze, si sono riversate nei campi profughi a nord di Idlib, che ad oggi risultano più che raddoppiati rispetto al 2017 in termini di dimensioni e di sovraffollamento. In questi campi le famiglie vivono in condizioni sempre più precarie in aree precedentemente destinate alle attività agricole. È lo scenario devastante e desolante che emerge da una inedita analisi delle immagini satellitari di Idlib, prima e dopo il conflitto, diffusa oggi da Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro –, Harvard Humanitarian Initiative e World Vision, a pochi giorni dal nono anniversario dell’inizio del conflitto in Siria, che cade esattamente il prossimo 15 marzo. I bambini – sottolineano nell’analisi le Organizzazioni – sono le prime vittime dell’escalation del conflitto in corso a Idlib, la peggiore crisi umanitaria nella Siria nord-occidentale in questi nove anni. Solo lo scorso gennaio, almeno 77 bambini sono stati uccisi o sono rimasti feriti nel nord-ovest del Paese e pochi giorni fa, il 25 febbraio, 10 scuole e asili sono stati bombardati a Idlib provocando la morte di 9 bambini e il ferimento di altre decine. Numeri che raccontano la morte e la distruzione in corso a Idlib e a cui si aggiungono i circa 280 mila bambini in età scolare nella zona la cui possibilità di studiare e andare a scuola è gravemente pregiudicata.

Redazione Nove da Firenze