Decreto semplificazioni: arrivano davvero le grandi opere in Toscana?

Mugnai, Mazzetti e Cellai (Forza Italia): “Il PD si dimentica di pianificare le infrastrutture nell’area produttiva. Il governo Conte frena il rilancio economico-occupazionale”. Rifondazione: "Una colata di cemento inutile senza precedenti. Unico leader vero della politica è Confindustria. I cittadini se lo ricordino alle elezioni regionali". Il Capogruppo regionale di Forza Italia Maurizio Marchetti: «Per riaccendere il motore delle opere disboscamento procedurale permanente».


Firenze 10 luglio 2020– Il 7 luglio è stato approvato un decreto-legge che introduce misure urgenti volte alla semplificazione dei procedimenti amministrativi, all’eliminazione e alla velocizzazione di adempimenti burocratici, alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, al sostegno all’economia verde e all’attività di impresa. Per le imprese si prevedono tante meritevoli proposte: dalla semplificazione e velocizzazione dei lavori sulle infrastrutture di rete per le comunicazioni elettroniche e la banda larga, alla semplificazione delle procedure per la cancellazione dal registro delle imprese e per lo scioglimento degli enti cooperativi.

Nello scorrere l’elenco delle 130 infrastrutture individuate dal governo come prioritarie in Toscana se ne trovano però soltanto tre: la Tirrenica, la Fano-Grosseto e la ricostruzione del ponte di Albiano. Non ci sono, a esempio, il nodo AV di Firenze, le nuove linee tranviarie e la nuova pista dell'aeroporto di Peretola, o la darsena Europa a Livorno. Non ci sono altre infrastrutture come l’Aurelia, tratte ferroviarie Firenze-Pisa e il completamento dell’elettrificazione delle linee ferroviarie toscane.

“Il governo PD M5S si è dimenticato dell'area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia la parte della Toscana più abitata e soprattutto più imprenditoriale. Nonostante gli svariati e a questo punti inutili appelli di Nardella e di Biffoni il suo Governo non considera strategiche le opere infrastrutturali che invece permetterebbero all'area metropolitana di superare l'emergenza e di tornare protagonista” attaccano gli Onorevoli di Forza Italia Stefano Mugnai ed Erica Mazzetti insieme al Capogruppo a Palazzo Vecchio Jacopo Cellai. “Purtroppo le perniciose idee del NO a prescindere figlie di una cultura ambientalista di facciata hanno distrutto tutta l'agenda politica del PD. E se Firenze è stata dimenticata, il caso dello Stadio è emblematico, sorte analoga è occorsa ad altre province”. “Abbiamo assistito a settimane di attesa per un Decreto Semplificazioni che non ha dato le risposte attese. Nardella e Biffoni contavano, al di là delle frasi di circostanza, sul testo di questo decreto per rilanciare la loro immagine in città ma hanno ricevuto un bello schiaffo da Conte e Zingaretti. Ne è venuto fuori un bel ridimensionamento per il primo cittadino di Firenze e per il presidente regionale di ANCI” sottolineano Mugnai, Mazzetti e Cellai. “Questa sconfitta non può essere nascosta agli occhi dei cittadini, e loro lo sanno bene. Hanno atteso le scelte romane sperando in un cross politico per tirare a porta vuota, ed invece, tanto per stare in tema, la palla non è mai arrivata, forse volutamente. Avevamo ragione noi di Forza Italia, Nardella e Biffoni non contano a Roma. È finita l'epoca di Matteo Renzi Premier, dove tutto poteva essere possibile. Stavolta è il vento che ha cambiato verso. Speriamo anche politicamente per le prossime Regionali di settembre 2020. La gente e gli imprenditori vogliono risposte serie anche sul futuro del capoluogo regionale e di tutta l'area metropolitana, con risposte per l'immediato e per le prospettive future”. “Invece dai Compagni romani hanno ricevuto un assordante silenzio sulle opere dell'area, strategiche a livello regionale per i collegamenti interni ed esterni. Forza Italia c'è e vuole dare risposte concrete ai Toscani su pianificazione stradale, ferroviaria ed aerea a differenza delle chiacchiere del Governo Conte – concludono gli azzurri – con il ministro De Micheli che ha già fatto troppe passerelle nelle città per vendere ulteriore aria fritta”.

“Progresso o sviluppo? Qui sta la nostra differenza rispetto a tutte le altre compagini politiche che si presentano per governare la Toscana. E non è una questione meramente terminologica -si legge in un documento di Toscana a Sinistra- Sviluppo, tanto più in queste ore, significa infatti sviluppismo, colate di cemento per una infrastrutturazione che è spesso fine a sé stessa, senza visione del futuro e legata a obbiettivi e parametri di cinquant’anni fa. Da qui il plauso di tutti gli altri (con qualche distinguo poco credibile perché incoerente) al decreto semplificazioni che, se certamente andrà letto attentamente, sembra prospettare anche per la Toscana il bypassare non solo le comunità locali ma la stessa democrazia rappresentativa. E quindi via a commissari (o comunque a procedure semplificate) che tutto potranno in nome della realizzazione di opere nella stragrande maggioranza dei casi sbagliate, inutili e fortemente impattanti: si pensi al resuscitato – in barba alle sentenze - nuovo mega aeroporto di Firenze (di un privato, per il quale verrebbero confermati i soldi pubblici), o al passante dell’alta velocità sotto il capoluogo regionale (sono decenni che si è dimostrato come ci siano altre soluzioni enormemente meno costose e meno devastanti), oppure ai rischi legati a come si intenderebbe procedere per la Tirrenica e la terza corsia della FI-PI-LI e potremmo continuare. Modello di progresso invece significa non stare fermi, ma progettare rilanci diversi in termini di scelte concrete e obbiettivi che servano all’interesse generale. Sì quindi ad una generalizzata cura del ferro, non solo sulle tramvie e non solo su Firenze, ad un nuovo piano di mobilità intermodale per tutta la regione e tutti i capoluoghi di provincia, ad un grande piano di messa in sicurezza dei territori dal dissesto idraulico, idrogeologico ed erosivo, ad una interconnessione nave, ferro gomma per la costa e per il rilancio – dettagliato, visto che in questa legislatura se ne è parlato molto e fatto poco o nulla – della media industria, senza dimenticare una conversione, sia produttiva che insediativa, all’economia verde e circolare. E’ questione di sguardo sul passato o sul futuro, ed è questione di risorse: noi proponiamo livelli minimi stabiliti per ogni cittadina e cittadino non solo in sanità ma anche di trasporti, diritti di promozione lavorativa e di tutele sociali. Gli altri solo cemento e pari pari il programma di Confindustria, che per pochi mesi di introiti per pochi “eletti” ipoteca il futuro di tutta la regione per sempre. Siamo a vent’anni dalla fine del novecento, ci vorrebbero far tornare agli anni sessanta dell’altro secolo in termini di progetti e proposte economiche, costringendoci a un eterno precario presente per quanto riguarda la distruzione di diritti sociali. Per questo siamo diversi da tutti gli altri, che si contendono invece le sfumature degli stessi colori e sapori. La Toscana merita di più, merita una svolta vera”.

«Le infrastrutture mai nate che condannano la Toscana a una mobilità granducale e l’Italia comunque a muoversi su reticoli ottocenteschi ormai rappresentano un’emergenza ordinaria. Per questo il decreto Semplificazioni non fa il suo dovere, che sarebbe stato quello di rendere ordinario ciò che oggi è straordinario e invece funziona: la gestione commissariale dei cantieri fermi da un’alba dei tempi amministrativi di cui è perfin difficile conservare memoria» così il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti che boccia alle fondamenta del decreto Semplificazioni «Al di là di un elencazione di opere selezionate alla bell’e meglio perché non sono altro che la punta di un iceberg di stallo imponente – incalza Marchetti – io non trovo quel che serviva. Ovvero la presa d’atto che il non fatto nel tempo oggi configura tutto emergenza. In questo senso, incidere sulle gare non serve. Bisogna che Pd e sinistre a ogni livello istituzionale rinuncino alla loro sete di controllo procedurale che imprigiona i cantieri e i progetti entro un reticolo di autorizzazioni e pareri spesso ridondanti, sovente stratificati, quasi sempre dai tempi dilatati a dismisura. Tutto per non rinunciare al potere generato dall’apparato. Ma così la Toscana muore». Marchetti strabuzza gli occhi: «Io capisco che da Roma la Toscana voglia esser vista come il regno delle frutta candita per via degli allineamenti politici – sottolinea – ma non mi si venga a dire che le sole infrastrutture urgenti nella nostra regione siano tre. Tre di numero, una due e tre: Tirrenica, Due Mari e Ponte di Albiano Magra. Queste opere sono realmente indispensabili. Ma non sono le sole. L’aeroporto di Firenze con la sua nuova pista? Il sistema tangenziale di Lucca in parte anche già finanziato e ritenuto necessario fin dal 1935? La nostra rete ferroviaria? E quella autostradale a due corsie? Le arterie gestite da Anas e particolarmente malconce in gran parte? Qui va messa mano a tutto. E di certo dimentico qualcosa mentre compongo il pacco rifilato dalle amministrazioni e dai governi regionali di sinistra in Toscana. Uno spreco silente, ma uno spreco».
Secondo Marchetti ormai «tutto è divenuto talmente indispensabile da integrare, di fatto, un’emergenza». Per questo il Capogruppo regionale di Forza Italia stronca l’impianto del decreto per i riflessi toscani, ma anche più in generale: «L’ordinarietà dell’immobilismo di sinistra – afferma – è divenuta una straordinaria emergenza. Per questo il decreto avrebbe dovuto tramutare la gestione commissariale, oggi straordinaria, in procedura ordinaria, strutturale e permanente. Non è mancato il coraggio. Manca la volontà politica di liberare le energie del territorio. Un popolo libero è meno controllabile. Questo teme la sinistra, per questo motivo trattiene le strade come fossero briglie».

"Col decreto semplificazioni ha vinto il partito trasversale del cemento, a-democratico e insensibile ai rischi di infiltrazioni criminali negli appalti. Ha vinto la destra economica e un modello di sviluppo vecchio di cinquant’anni. Ha vinto la solita logica dell’emergenza (questa volta post covid, prima era stato il debito pubblico..) per far passare le peggiori nefandezze. Che poi i vari sponsor si chiamino centro destra, centro sinistra o cinque stelle poco conta, sono tutti d’accordo per una colata di cemento mai vista che non serve a nessuno salvo ai grandi appetiti di un imprenditoria fatta di agganci politici e sovvenzioni pubbliche. Sappiamo la replica, serve per la ripartenza dell’economia. Il punto è cosa si sceglie per questo obbiettivo. Noi ci siamo sempre battuti per una grande opera di potenziamento del ferro in tutta la Toscana, per l’intermodalità che decongestionasse le città e velocizzasse gli spostamenti, per decine di piccole opere di messa in sicurezza del territorio, per il recupero dell’immenso patrimonio storico e ambientale della regione, per concentrare risorse sullo sviluppo di nuovo e buon lavoro, un progetto di rilancio green di tutta la media industria costiera su cu Rossi si era impegnato e nessun l’ha più visto, per il rilancio di un welfare diffuso che produca anche tanti posti di lavoro, con la previsione di Livelli Essenziali Minimi per sanità trasporti tutele per il lavoro ecc sotto le quali non si possa andare. Questo, fra l’altro, quando abbiamo sostenuto e avanzato all’interno della compagine con la quale ci presenteremo alle prossime elezioni regionali, cioè Toscana a Sinistra -annuncia Segreteria regionale Partito della Rifondazione Comunista- Mentre ci troviamo in una debacle completa sul trasporto pubblico frutto di 10 anni di errori e di assenza di visione, adesso tutti (esclusi a parole i Cinque Stelle in toscana, per motivi penso più che evidenti, mentre gli omologhi al governo sono coloro che tale decreto hanno prodotto) sposano la tesi di Renzi e di Confindustria secondo cui ci vuole commissari dappertutto che sospendano democrazia, controlli e tutele per realizzare il devastante ed inutile sotto attraversamento di Firenze, la Tirrenica (non si sa con quale progetto e su che tratta dato che le anticipazioni, certamente ci opporremo al mai accantonato progetto autostradale fin da Livorno, mentre va messa in sicurezza e migliorata solo nel tratto più a sud). E, soprattutto, dissotterrare il cadavere dell’aeroporto di Firenze, ucciso dalle sentenze giudiziarie amministrative, confermando i soldi pubblici per un intervento privato e dimezzando i tempi per la nuova procedura di Via. Insomma sono tutti d’accordo e tutti con le stesse (non) idee sul futuro della Toscana,e per farlo vogliono bypassare cittadini e comunità. Bene che le toscane e i toscani se lo ricordino al momento del voto".

«Siamo fermi agli ultimi 30 anni - dichiara Elisa Meloni, candidata di Volt Italia nella lista Svolta! - È giunto il momento di risolvere questo nodo, affrontando il problema con un approccio innovativo e pragmatico che guardi alle peculiarità di ogni territorio per quanto concerne le grandi infrastrutture e la rete stradale, ai bisogni e alle soluzioni con il migliore impatto netto in termini economici, ambientali e sociali. Alla base di questo innovativo approccio deve essere messo il coraggio di elaborare nuove soluzioni e mettere in discussione progetti pensati ormai decenni fa se nel frattempo sono cambiati presupposti, bisogni e prospettive».

«Sulle opere finanziate con i fondi europei occorre un’azione costante di monitoraggio e controllo a tutela delle opere stesse e nell’interesse primario di salvaguardare il bene comune per la comunità.» Sono queste le parole di monito del Consigliere Regionale e candidato di Toscana nel Cuore, Gabriele Bianchi, volte a minare ogni tentativo di infiltrazione mafiosa, e aggiunge: «in un momento di crisi generale e capillare come questo dobbiamo vigilare più che mai per evitare che l’economia criminale generi un cortocircuito nel sistema economico.»

Redazione Nove da Firenze