Cultura e solidarietà: tutte le attività sospese

Culturmedia Legacoop Toscana: 
“Nel Nuovo Dpcm mancanza di chiarezza e di visione complessiva”. PaP Firenze: " Le case del popolo non possono chiudere con una circolare"


Firenze, 27 ottobre 2020- Culturmedia Legacoop Toscana, il dipartimento che riunisce le cooperative toscane aderenti a Legacoop operanti nel settore della cultura, esprime il proprio disagio per le disposizioni contenute nel nuovo Dpcm del 24 ottobre.

“Al netto della preoccupazione generale sull’emergenza sanitaria, che ci accomuna tutti, il nostro disagio è dettato in primis dalla grave situazione che si trovano ad affrontare le imprese che rappresentiamo e i soci e lavoratori che di queste sono l’anima - spiega la responsabile di Culturmedia Legacoop Toscana Daniela Vianelli - Non vogliamo esprimere una valutazione, ma solo evidenziare la mancanza di chiarezza e di visione complessiva, l’incapacità di definire un quadro strategico unitario e coerente: oggi abbiamo cinema e teatri chiusi dopo aver fatto investimenti in sicurezza, formato operatori e previsto regole di prevenzione, misurato spazi e distanze, contato posti e fatto annunci in cui si garantiva ai potenziali spettatori la sicurezza di questi luoghi. Adesso, a distanza di pochi giorni questi posti non sembrano essere più sicuri ed è imprudente invitare le persone a frequentarli. I musei, per adesso, rimangono aperti, ma intanto tutti sono invitati a stare a casa: quindi anche questi non sembrano essere siti sicuri”. Un disagio, quello espresso da Culturmedia Legacoop Toscana, dovuto anche ai modi e ai termini utilizzati per annunciare le nuove decisioni: “Crediamo che sia doveroso spiegare, promuovere possibili soluzioni, confermare la necessità e il ruolo dei luoghi della cultura - sottolinea Vianelli -. Se la cultura è un asset strategico, allora non possiamo permetterci di semplificare in questo modo il suo compito e la sua funzione, ma dobbiamo invece approfittare di tutte le occasioni per confermarne il valore e la necessità”.

"Abbiamo appena letto questa circolare interpretativa del Ministero degli Interni. Ve la facciamo breve: nella circolare c’è scritto che tutte le case del popolo, compreso il #Campino, da domani dovranno sospendere tutte le attività, e che i bar delle case del popolo, compreso il Genepì, dovranno chiudere i battenti fino al 24 novembre -si legge in un documenti di Potere al Popolo- Per le case del popolo, che durante la pandemia hanno organizzato gli aiuti alimentari, che svolgono un ruolo FONDAMENTALE di tenuta della comunità, evidentemente non vale il limite delle ore 18.00 che vale per i pubblici esercizi. Devono chiudere. Pensiamo che questa decisione sia profondamente ingiusta. Non sappiamo infatti se la curva pandemica richieda o meno la chiusura generalizzata delle attività. Non vogliamo mettere in pericolo le vite delle persone intorno a noi, né le nostre. Ma ci sembra ASSURDO che si scarichi sulle case del popolo la chiusura, mentre centri commerciali, industrie di guerra, produzioni non essenziali restano aperte. Non si capisce come mai il bar di una casa del popolo debba chiudere mentre gli altri esercizi restano aperti fino alle 18.00. Questi centri di solidarietà di quartiere sono servizi molto più essenziali di una fabbrica di armi dirette in Medio Oriente o di un negozio di Gucci in centro. Ci sono vite, lavoratori e lavoratrici, relazioni di comunità in pericolo. Se chiusura deve essere, che sia realmente pianificata; che mantenga attive le attività essenziali tra cui la solidarietà di quartiere che abbiamo portato avanti durante il primo lockdown; SOPRATTUTTO che preveda un sostegno al reddito per chi lavora all’interno dei circoli (come per tutti i lavoratori e le lavoratrici colpiti/e dalle chiusure); che sia improntata al principio ZERO ENTRATE, ZERO SPESE, non solo per i circoli, ma per tutti i piccoli esercenti, in proporzione alla perdita di fatturato. Chiediamo che Arci nazionale, Acli e tutte le reti associative si attivino per fare pressione su Governo e Regioni. Che siano i milionari, le fasce sociali che si sono arricchite in decenni di precarietà, a pagare per questa situazione, con una patrimoniale sui super ricchi che avvii un processo di redistribuzione verso il basso della ricchezza, come il Governo spagnolo, seppur timidamente, ha deciso di fare. Il lusso di una minoranza di italiani non può valere più del diritto alla vita della maggioranza della popolazione. Siamo stanchi/e che a pagare siano sempre le classi popolari di questo paese".

Redazione Nove da Firenze