Covid, in Toscana verso i 2000 posti in più per le "cure intermedie"

Sopralluoghi dell'assessore regionale Monia Monni. Non rimodulazioni di strutture già esistenti, ma posti nuovi che rimarranno


"Il sistema sanitario della Regione Toscana non è in affanno", ha ribadito in questi giorni il presidente Eugenio Giani, ma, bisogna purtroppo aggiungere, poco ci manca. Sarà un lungo inverno e, come già con la gestione Saccardi, si sta cercando di fare necessità virtù, potenziando il sistema, prima in termini di personale sanitario, adesso con i servizi sul territorio. 

“Spero entro novembre -spiega Monia Monni, assessora con delega alla Protezione civile- avremo tra i 1500 e i 2000 posti in più per le cure intermedie”. Una cifra rivoluzionaria, rispetto a quanto registrato negli ultimi 10 anni. Lo sprint alle cure intermedie, cioè all’allestimento di posti letto che rappresentano una via di mezzo tra la degenza in ospedale e il ritorno a casa, era stato impartito già da Stefania Saccardi questa estate. Ma ora, nella bufera della seconda ondata, si è data l’accelerata decisiva.

“I posti che attiveremo e per i quali sto personalmente effettuando i sopralluoghi -aggiunge Monni- saranno distribuiti nei territori delle tre Asl. Occorrono luoghi adatti, poiché ospiteranno pazienti sintomatici ancora bisognosi di cure “.

Un punto fermo è quello di potenziare il territorio, al di là dell’emergenza covid. Non devono essere rimodulazioni di strutture già esistenti, ma posti nuovi, che rimarranno con lo scopo di decongestionare gli ospedali, dare risposte migliori per quei pazienti che non possono andare a casa ma non sono così acuti da restare in ospedale. La strategia è quella fissata a luglio dal gruppo di lavoro composto dall’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana con il network di Valore in RSA, il Centro Regionale Gestione Rischio Clinico e Sicurezza del Paziente e il Settore “Politiche per l'integrazione socio-sanitaria” di Regione Toscana, che ha fornito le indicazioni per gestire l’emergenza COVID-19 nelle strutture socio-sanitario per anziani e disabili (RSA, RSD).

“Il tema delle fragilità non si deve tradurre in politiche restrittive ad hoc per fasce della popolazione - conclude Monni - bensì in una vera e propria presa in carico. Voglio ricordare lo straordinario contributo degli anziani alle nostre comunità, dalle attività di supporto alla famiglia a quelle nelle associazioni di volontariato. A questo fine intendiamo potenziare e attivare servizi a sostegno dei più fragili come ad esempio quello di spesa a domicilio, che in tante realtà va avanti da marzo e che è di vitale importanza per la tutela della salute di queste persone, che scelgono di restare nelle proprie case”.

Marco Bazzichi