Covid-19, Decreto Ristori: le impressioni a caldo

Mirannalti e Carraresi, CNA: "E' una misura insufficiente a sostenere un settore che da marzo ha perso oltre il 70% del suo fatturato". Torselli (FdI): "Penalizzati ristoranti, palestre e cinema; luoghi in cui non ci sono evidenze scientifiche di maggior contagio. Si doveva partire la tutela delle persone più fragili". Fino al 22 novembre sconti sugli acquisti da Coin per chi presenta alla cassa lo scontrino di un bar, un pub o un ristorante emesso il giorno stesso o il precedente. Delusa Anva Confesercenti


In queste ore il Presidente Conte ha annunciate le misure previste per venire incontro alle esigenze delle categorie economiche più colpite dall’ultimo DPCM. Il provvedimento, chiamato appunto Decreto Ristori, prevede una serie di misure economiche sia come contributo a fondo perduto che come credito di imposta

Un sorriso a denti stretti – commenta Franco Brogi, presidente FIEPET-Confesercenti FirenzeSe da un lato apprezziamo la conferma del contributo a fondo perduto e della proroga della cassa integrazione, dall’altro notiamo diverse carenze.” “Il credito d’imposta – prosegue Brogi - è una di queste, giusto intervenire sugli affitti ma ora serve liquidità, solo in questo modo possiamo provare a sopravvivere. Assente, inoltre, una iniziativa di alleggerimento delle utenze che in questa fase rappresentano una buona fetta delle uscite economiche delle nostre aziende”. “Apprezziamo sia l’impegno del governo nazionale che di quello regionale. – conclude BrogiQuesto non può che essere il risultato del grande lavoro che Confesercenti porta avanti quotidianamente, a partire dalle piazze fino alle concertazioni nazionali. Non ci fermeremo, continueremo a dar voce alle imprese del nostro territorio in maniera corretta e costruttiva. Prossimo appuntamento Giovedì 29 a Empoli.”

“Bene le misure del decreto che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo visto che ancora non è stato pubblicato) prevedere anche per gli NCC un indennizzo pari al 100 % di quanto hanno ottenuto con il decreto Rilancio dell'aprile scorso. È un passo avanti, ma insufficiente per sostenere un settore che da marzo ha ridotto il fatturato di oltre il 70%”. È così che Corrado Mirannalti, presidente degli Ncc di CNA Firenze Metropolitana, commenta il Decreto Ristori presentato ieri in conferenza stampa da Conte, Gualtieri e Patuanelli. “Il nostro – prosegue il presidente dei noleggiatori con conducente di Firenze – è un servizio pubblico dal quale, come tale, non possiamo sottrarci, ma continuando così le cose, a termine pandemia, ci troveremo con un comparto in cui riusciranno a sopravvivere solo la metà delle imprese. Occorre fare e fare in fretta, a tutti i livelli: nazionale, regionale e comunale”. CNA apprezza l’apertura della Regione Toscana ad una proposta dell’associazione: quella di utilizzare i mezzi Ncc a supporto e potenziamento dei mezzi pubblici, ma “occorre renderla operativa in fretta con modalità diverse da quella di un bando di assegnazione omnicomprensivo (ncc e bus turistici) che finirebbe per favorire i grandi consorzi lasciando alla loro mercé il destino degli oltre 1.200 noleggiatori della Toscana” spiega Marco Carraresi, Ncc di CNA “È inoltre indispensabile che la Regione Toscana riapra il bando turismo, in modo che tutte le imprese di Ncc possano aver accesso al contributo dal quale sono rimaste escluse per la modalità con cui il bando stesso è stato realizzato: il click day. Imperativo, inoltre, procedere a pagamenti celeri” concludono Mirannalti e Carraresi.

Le associazioni regionali Confcommercio, ConfesercentiConfartigianatoCNA e Confindustria, con l’adesione di Coldiretti, lanciano al governatore Giani e all’assessore Marras l’idea di autorizzare in Toscana la somministrazione fino alle ore 22 a ristoranti, pizzerie, pub e paninoteche e fino alle 20 a bar, pasticcerie e pizzerie a taglio, come consentirebbe di fare un comma del Dpcm 24 ottobre 2020 e come già disposto da alcuni altri enti territoriali. Forte e unitario l’appello delle Associazioni a scongiurare il rischio di nuove restrizione ad altre attività produttive ed economiche. Le cinque Associazioni chiedono di fare tutto il possibile per salvaguardare le imprese dal rischio di ulteriori restrizioni. Facendo squadra chiedono, in particolare, di cogliere un’opportunità che il nuovo DPCM sembra prospettare e avanzano la proposta ad autorizzare la somministrazione fino alle ore 22 nel caso di ristoranti, pizzerie, pub e fino alle ore 20 nel caso di bar, pasticcerie e pizzerie a taglio, come consentirebbe di fare il Dpcm 24 ottobre 2020, alla lettera ee) del comma 9 dell’articolo 1. Secondo il testo di legge, infatti, le attività di ristorazione possono continuare a somministrare secondo gli orari abituali effettuati in precedenza dell’ultimo Dpcm, se autorizzati dalla Regione e, ovviamente, nel pieno rispetto dei requisiti di sicurezza antiCovid. Un’autorizzazione che la Provincia autonoma di Trento ha già concesso, così come alcuni Comuni, che hanno emanato ordinanze in questa direzione.

“Prima i locali lavoravano fino alle ore 24 e avremmo auspicato che potessero continuare a farlo almeno fino alle 23, ma siamo disposti ad una autoregolamentazione che limiti ancora di più l’orario: alle 22 per ristoranti e pizzerie, alle 20 per bar, pasticcerie e simili. Tutto pur di salvaguardare imprese ed occupati non solo dei pubblici esercizi, ma di tutta la filiera, che va dalla produzione agroalimentare alla ristorazione”, scrivono in una nota congiunta le associazioni di categoria. “Consapevoli della necessità di agire con urgenza, abbiamo quindi chiesto alla Regione che si pronunci a favore di questo provvedimento, che serve a garantire la tenuta occupazionale del settore, superando un’incongruenza che pare ogni giorno più evidente: imporre la chiusura alle ore 18 ai ristoranti equivale ad invitarli a chiudere. Se la chiusura fosse spostata almeno alle 22, invece, sarebbero perfettamente in condizione di garantire ai propri clienti il servizio, prendendo le prenotazioni per le 20. E salverebbero una parte importante del loro fatturato”. “Confidiamo che questa proposta sia presa seriamente in considerazione”, conclude la nota “Il suo accoglimento sarebbe un gesto importante nei confronti di categorie economiche in difficoltà e verrebbe ad allentare situazioni di alta tensione che si stanno vivendo in tutta la regione. Poter contare su un rapporto di proficua e costruttiva collaborazione con la nuova Giunta regionale, continuando il percorso di confronto costruttivo avviato durante il lockdown di primavera, è un segnale di attenzione importante per le imprese e le loro primarie Associazioni di riferimento.

Coin SpA, la più diffusa catena di department store in Italia, lancia l’iniziativa “Basta un caffè” con l’obiettivo di esprimere vicinanza ai cittadini e di essere sempre più un punto di riferimento nei territori in cui è presente. Fino al 22 novembre a tutti i clienti che si presenteranno alla cassa con lo scontrino di un bar, di un ristorante o di un pub emesso in giornata o nel giorno precedente, indipendentemente dall’importo, Coin riserva uno sconto del 15% sugli acquisti Coincasa e il 10% in profumeria nei department store Coin e Coin Excelsior e nei negozi Coincasa di tutta Italia.

“Con “Basta un caffè” - afferma Monica Gagliardi, Direttore Marketing e Digital transformation di Coin SpA –Coin intende dimostrare ancora una volta la propria attenzione al territorio e sensibilizzare sulla necessità di impegnarci tutti a dare il nostro contributo, sempre nel rispetto delle norme vigenti e in piena sicurezza, per mantenere vitale l’energia delle nostre città.”

“Per commentare l'ultimo dpcm occorre partire da due evidenze scientifiche. La prima è che non esiste alcuna prova che un bar, una piscina, una palestra o un ristorante sia un luogo di maggior contagio rispetto ad altri. Anzi, il numero di nuovi positivi è tornato a crescere nel momento in cui si sono riaperte scuole e uffici. Bar, ristoranti, palestre e teatri sono sempre rimasti aperti durante il periodo estivo, quando la curva dei contagi diminuiva anziché salire. La seconda evidenza scientifica consiste nel fatto che sono le persone anziane o che hanno, in media, almeno tre patologie pregresse ad essere colpite in modo più virulento dal Coronavirus. Ebbene, cosa è stato fatto per queste categorie? Le Rsa sono ancora i luoghi in cui i nostri anziani sono maggiormente colpiti dal Covid, perché i partiti al governo regionale e nazionale non si sono preparati? Perché Pd, Italia Viva e Movimento 5 stelle sono stati mesi a discutere se adottare banchi con le ruote o meno nelle scuole anziché stabilire un sistema di tutele sanitarie più solido per le persone fragili?”. Ha dichiarato Francesco Torselli, capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale, commentando la comunicazione del presidente Giani sull'emergenza Covid. “Sorprende sentire in quest'aula esponenti della maggioranza che contestano le disposizioni dell'ultimo decreto del Presidente del Consiglio. Eppure a governare con Conte a Roma c'è il Pd, il partito del governatore Giani, ed è quel partito ad aver stabilito che ristoranti e pub non lavorassero più dalle 18 e la chiusura totale di palestre, centri sportivi, teatri e cinema. Questa mattina abbiamo portato la nostra solidarietà ai lavoratori della ristorazione, a quelli dello spettacolo e ai tassisti che stavano manifestando in centro a Firenze. Il nostro partito, da quando è scoppiata la pandemia, ha ribadito più volte che certe categorie economiche rischiavano più di altre e adesso con l'ultimo dpcm sono stati penalizzati proprio quei lavoratori che avevano investito per tutelare la loro clientela da un eventuale contagio. Noi, riteniamo che questo parziale lockdown non abbia senso e che, anzitutto, occorra tutelare i più deboli”, ha concluso Torselli.

“Purtroppo dobbiamo constatare – commenta Luca Taddeini, presidente ANVA Confesercenti Firenze – che ancora una volta il settore del commercio su area pubblica è stato ignorato.”

“Gli ambulanti dei raggruppamenti turistici del centro storico di Firenze e quelli che partecipano a quelle manifestazioni in occasione di particolari ricorrenze, eventi o festività, i cosiddetti “fieristi”– prosegue Taddeini - sono gli imprenditori su area pubblica più penalizzati di tutti.

Infatti i primi, pur essendo aperti, sono direttamente legati al settore turistico, ed hanno iniziato a veder azzerato il proprio fatturato fin dall’inizio di febbraio, e la prospettiva di una vera e propria ripartenza è ancora incerta e legata alla ripresa dei flussi turistici (italiani ed internazionali) su Firenze.

I “fieristi” hanno visto annullate dai Comuni o per decreto tutte le iniziative ed eventi dove operano e sono praticamente chiusi da inizio anno.

Dopo le recenti iniziative di sensibilizzazione e protesta, chiediamo ai livelli di governo sia regionale che nazionale, che hanno sempre dimostrato la disponibilità nel cercare soluzioni, di stanziare immediatamente dei contributi a fondo perduto che consentano a queste imprese di mantenersi in piedi.

“Come ANVA Confesercenti – conclude Taddeini – abbiamo già manifestato al governo nazionale la necessità che intervenga per rimediare a questa mancanza nel “Decreto Ristori”, da parte nostra non ci fermeremo, continueremo a dar voce alle imprese del nostro territorio in maniera corretta e costruttiva.”

Redazione Nove da Firenze