Coronavirus: i motivi per ridimensionare una giusta preoccupazione

Cresce l'allarmismo in Toscana ma dopo il caso dei quattro turisti di Taiwan l'assessore Saccardi precisa: "Ad oggi non abbiamo registrato alcun caso di malattia accertata. E’ presumibile quindi che non ci siano stati contatti infettivi"


Precisazione numero 1: nessuna persona ha contratto finora il coronavirus in Toscana, e, naturalmente, si spera che questo non accada mai. Precisazione numero 2: le strutture sanitarie toscane, dai tempi dell’allarme Sars, sono dotate di strumentazioni, in particolare per la funzione respiratoria, che permettono di intervenire subito sul malato e di proteggere dal contagio chi lo circonda.

Eh sì perché a leggere la stampa locale oggi pare un miracolo essere ancora scampati al coronavirus, mentre la stampa nazionale, che ha una prospettiva sempre più distante e oggettiva, esclude già ogni contagio. Almeno per quanto riguarda la vicenda dei quattro turisti che sono passati da Firenze, Siena e Pisa, tra il 26 e il 29 gennaio, e che sono ripartiti per Taiwan dove hanno scoperto di aver contratto la malattia.

Diciamo che al fiorentino oggi leggere al bar “quattro turisti contagiati in Toscana” deve aver mandato la colazione di traverso, perché, a leggere un titolo così, si può capire che il contagio sia appunto avvenuto in Toscana. Invece quel che è accaduto veramente è che sono passati dalle nostre parti “quattro turisti” che erano già contagiati, ovviamente dopo aver contratto la malattia nel loro Paese di origine. 

Un motivo di preoccupazione sacrosanta, che però va ridimensionato subito. Abbiamo chiesto a questo proposto precisazioni all’assessore Stefania Saccardi, che in effetti punta su un elemento indiscutibile: “Queste persone sono andate via dalla Toscana il 29 gennaio e quindi siamo quasi alla fine del periodo di incubazione della malattia. Ad oggi non abbiamo registrato alcun caso di malattia accertata. E’ presumibile quindi che non ci siano stati contatti infettivi”. Oltre tutto, pare che i turisti in albergo “abbiamo girato con la mascherina e quindi ci sentiamo abbastanza tranquilli. Aspettiamo ancora qualche giorno per escludere definitivamente ogni pericolo”, conclude Saccardi.

E il presidente Enrico Rossi ricorda che “di coronavirus di per sé non si muore, bisogna vedere che cure vengono approntate e in che tempi”. “Non esagererei in allarme -osserva Rossi- è giusto prendere tutte le precauzioni, le misure necessarie per garantire il massimo della sicurezza, ma teniamo presente che per ora nel nostro Paese non è morto nessuno. Laddove invece ogni anno ci sono morti ogni anno prodotti dalla normale influenza, per la quale bisognerebbe estendere la vaccinazione. Noi ci siamo dotati, ai tempi della Sars, di respiratori. Non si muore di coronavirus, di per sé, bisogna vedere come si viene curati. Noi abbiamo 250 respiratori in grado di garantire cure di elevata qualità “.

Nel frattempo, i controlli della Misericordia negli aeroporti continuano e, annuncia Saccardi, “li stiamo ampliando in qualunque luogo ci possano essere arrivi dalla Cina”. Insomma, preoccuparsi è bene, fare del catastrofismo in partenza un po’ meno.

Marco Bazzichi