Coronavirus, gli estetisti: “Non possiamo aspettare il 1 giugno”

L’allarme per il settore del benessere, a rischio 2.500 imprese nell’area fiorentina. Intanto boom di abusivi. Confartigianato: “Siamo pronti alla protesta nonostante i divieti”. Vallarano (CNA): “Scelta assurda. Il settore, da sempre, segue norme rigorosissime per la salute pubblica. Il rischio reale per la salute? Il proliferare dell’abusivismo”. Marchetti (FI): «Subito un tavolo-lampo con sostegni per parrucchieri ed estetiste fermi fino a giugno»


Firenze, 27 aprile 2020- Sconcerto e rabbia dominano nel settore degli operatori dell’acconciatura e dell’estetica dopo l’annuncio del DPCM 26.4.2020 che fissa al 1 di giugno la data di apertura di questa tipologia di attività. E la disperazione rischia di trasformarsi in rivolta.

“Tutto il settore andrà in mano agli abusivi, così al lavoro nero aggiungiamo il problema sanitario”. A parlare è Marzia Mancini, estetista fiorentina, che racconta la rabbia della categoria il giorno dopo l’annuncio della chiusura prolungata di almeno un mese delle loro attività. Nell’area fiorentina sono 2.500 le imprese del settore benessere, quindi acconciatura, estetica, tatuaggi e piercing, per un totale di 8 mila addetti. In tre mesi, marzo aprile e maggio, si stima una perdita economica di 21 milioni di euro, pari a quasi il 20% del fatturato annuo, senza contare le ripercussioni sull’occupazione.

“La situazione è drammatica. Siamo pronti a manifestare nonostante le restrizioni - commenta Claudio Barbetti, presidente Benessere Confartigianato Firenze - L’intero comparto è già in estrema difficoltà e l'intensificazione delle pratiche abusive, con estetiste e parrucchieri a domicilio ad esempio, rende la situazione non più controllabile. Il mix di lockdown e concorrenza sleale sta generando già ampie perdite e con il protrarsi della chiusura la quota di mercato regolare erosa dal sommerso non può che aumentare”. Una situazione esplosiva, “sia dal punto di vista economico che sanitario. Un paradosso, soprattutto in Toscana dove abbiamo la normativa più stringenti in termini di sicurezza e salute - continua Barbetti - Ci candidiamo ad essere la regione pilota per sperimentare una sorta di cantiere per la sicurezza nei centri benessere e per i tatuatori, così da poter riaprire prima e garantire la sopravvivenza di tante attività economiche”. Le attività del comparto benessere hanno un’ampiezza media di 100 metri quadrati, con 2/3 dipendenti e un rapporto tra cliente e lavoratore uno a uno.

Siamo l’unico settore che garantiva la sanificazione e l’uso dei dispositivi di protezione già prima dell’emergenza covid-19. Figuriamoci ora - racconta Marzia Mancini - Sterilizziamo tutto e usiamo le protezioni non certo da ora, siamo attrezzati per ripartire molto più di altri settori che hanno ripreso l’attività. Non possiamo più sostenere la chiusura. Questi mesi sono per noi importantissimi”. E mentre gli imprenditori e i dipendenti rischiano di perdere il lavoro, “gli abusivi aumento. Quelli che lavorano in casa propria o vanno a domicilio chi li controlla? - si chiede Marzia - Il nostro settore è in mano a loro, oggi più che mai.”

Niccolò Cavicchi fa il tatuatore: “Lavoriamo sempre rispettando le norme igienico-sanitarie per evitare la trasmissione di malattie, non vedo perché proprio noi dobbiamo essere penalizzati. Io e i miei collaboratori siamo a casa e non tutti abbiamo ricevuto i 600 euro. Dobbiamo riaprire prima, stiamo accumulando perdite su perdite. Così facendo spingiamo solo l’abusivismo”.

“Un colpo durissimo e una scelta che ci ha sbalordito. Essere considerati la categoria più rischiosa di tutte è fuori luogo: tutti i centri estetici e tutti i coiffeur, già in condizioni di normalità, rispettano norme rigorose in materia di prevenzione della salute pubblica, come previsto dalle disposizioni degli organi competenti di controllo e vigilanza territoriali. Ogni impresa di settore è, inoltre, assoggettata al rispetto delle norme previste sulla salute e sicurezza dei luoghi di lavoro (D.Lgs n. 81/2008), in particolare per quanto riguarda l’obbligo di dotarsi dei dispositivi di controllo e prevenzione nei confronti del personale addetto (tra cui, ad esempio, l’uso di mascherine e guanti monouso) e l’obbligo di svolgere formazione periodica specifica sulla prevenzione dei rischi” così Daniela Vallarano, presidente di CNA Firenze Estetica all’indomani della decisione del governo che fa slittare al 1 giugno la riapertura dei servizi di cura alla persona.

“Da sempre usiamo strumenti e biancheria monouso e ci approcciamo con una persona alla volta. Sanifichiamo tutto. Grazie agli appuntamenti siamo in grado di controllare l’afflusso nei nostri saloni. Sinceramente, vedo un rischio maggiore nel fare la spesa in un supermercato” continua Vallarano.

La situazione, in un settore che occupa tantissimi addetti, chiuso in marzo, aprile e anche maggio è drammatica. Un comparto che, non fingiamo di ignorarlo, in questi giorni di chiusura sta subendo una concorrenza spietate, sleale e, questa sì pericolosa, da parte degli abusivi.

La richiesta dei parrucchieri e degli estetisti di CNA è quello di una riapertura in maggio: “venite a controllare che tutte le norme siano rispettate, a tutte le ore, più volte al giorno, ma fateci aprire” conclude Vallarano.

Come sottolineano Alessandro Lapucci, portavoce degli acconciatori, e Catia Rigotti, portavoce delle estetiste di CNA Toscana Centro: “Lo slittamento ulteriore delle nostre attività è incomprensibile e ingiusto, e suona come una sentenza capitale per oltre 1.600 imprese del territorio di Prato e Pistoia, che danno lavoro a una media di 2.500 addetti. Parliamo di un settore determinante per l’economia italiana, che a livello nazionale conta 135 mila imprese e oltre 260 mila addetti, partecipa in maniera determinante all’economia italiana, oltre a essere essenziale per garantire il benessere della popolazione. Il comparto, a tutela di clienti e dipendenti, può già offrire tutte le garanzie necessarie a riaprire saloni di acconciatura e centri estetici nella massima sicurezza, è da sempre rispettoso delle più rigorose norme e procedure igienico-sanitarie tant’è che quasi tutti lavorano ormai su appuntamento e da anni si lavora con attrezzature monouso. Sul piano finanziario tra l’altro, le imprese sono ormai allo stremo delle forze tra affitti da pagare, forniture, dipendenti in cassa integrazione, e le loro condizioni economiche sono così gravi da destare preoccupazione anche sul fronte della tenuta sociale di una chiusura di 3 mesi, senza contare le ripercussioni sugli aspetti psicologici di una clientela abituata a prendersi cura di sé e del proprio aspetto e che oggi vive una situazione di pesante disagio. Per questo, i due portavoce preannunciano che CNA “ chiederà con forza al Governo di poter riaprire a breve i saloni, anche definendo ulteriori condizioni ma dando una data ravvicinata per consentirci di ripartire al più presto e di rassicurare le imprese lanciando un messaggio immediato orientato alla riapertura.

«Subito un tavolo-lampo per misure mirate di sostegno a ristoratori, bar, parrucchieri e centri estetici fermi fino a giugno e che quindi vanno incontro a un altro mese e più di rimessa nelle loro attività»: è quanto chiede alla Regione Toscana il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti. «Nessun indugio. Ora che sappiamo chi va incontro a chiusure ancora prolungate della propria attività – incalza – la Regione deve attivare a ore un tavolo che alla velocità della luce metta in campo misure straordinarie e mirate per questi settori legati da un lato alla somministrazione, dall’altro alla cura della persona».
Marchetti proietta la sua analisi anche oltre il 1 giugno: «Anche quando a quel punto potranno riaprire – sottolinea – queste attività saranno soggette a pesanti limitazioni che assottiglieranno enormemente gli incassi. Ciò finirà per ripercuotersi sulle imprese anche in termini di dipendenti e di sostenibilità di spazi che andranno gestiti con appuntamenti e rarefazione della clientela. Dobbiamo scongiurare l’ecatombe di queste attività preziose per il benessere individuale, e quindi anche collettivo, e per la socialità». «Penalizzazioni prevedibili e quindi da tamponare preventivamente – secondo Marchetti – in particolare per i pubblici esercizi nelle città d’arte e nelle località turistiche di cui la nostra splendida Toscana è piena. Se per il turismo nel suo complesso è necessario un piano ad hoc di tenuta nell’adeguamento alla contingenza, per le attività che contano sui flussi di visitatori anche in termini di ristorazione, estetica e benessere ci sarà un ulteriore contraccolpo. Ci sono esercizi il cui fatturato si basa in larga misura su una clientela volatile e di passaggio, magari di un turismo giornaliero, che mancherà per un pezzo. Già lo si sa, lo si può prevedere, la Regione ha il dovere di attivarsi immediatemente in confronto e sostegno con questi attori delle nostre economie».

Redazione Nove da Firenze