Coronavirus, anche a Firenze ospedali ormai saturi: "Restate a casa, sì. E con prudenza"

Guido de Barros (Voa Voa) dopo l'esperienza col padre 89enne: "Anche per un banale incidente domestico, si rischia di aggravare un Pronto soccorso già in overdose, e di restare a lungo senza risposta adeguata”


“Non solo bisogna restare a casa, ma bisogna starci con prudenza”. Guido de Barros, presidente di Voa Voa Onlus Amici di Sofia, mette tutti in guardia. Il padre, 89 anni, cardiopatico e diabetico cronico, è caduto dalle scale: “un volo spaventoso -ha raccontato de Barros in un post su Facebook- che ha fracassato il suo corpo e aperto una profonda ferita sulla testa”.

Arriva l’ambulanza, poi l’impatto con Torregalli: non l’ospedale fiorentino cui siamo bene o male abituati, ma un centro preso d’assalto dal coronavirus, o per meglio dire, dagli “effetti collaterali” del coronavirus. “Il pronto soccorso -ricorda de Barros- sembra la scena di un film: infermieri completamente bardati in tuta antibiologica, com maschere e contromaschere”. Il giorno dopo, a tempo di record, un record probabilmente negativo, il padre di Guido è dimesso e un’ambulanza lo sta già riportando a casa. Ma questa è la situazione che si sta creando anche in Toscana, anche a Firenze, per non parlare degli ospedali di Massa e lucchesia, vero focolaio regionale. “Il suo sguardo è perso, le sue gambe tremano, sono deboli per il diabete, non si alza e respira ora piano piano ora con affanno ad occhi sbarrati”. Alla descrizione di Guido di suo padre, segue però un pensiero preciso: “rigate dritto, non ammalatevi, ora più che mai!”.

“Non voglio stigmatizzare il disservizio -spiega- ma voglio trasmettere a chi mi legge o mi segue questa urgenza di non sottovalutare un equilibrio del sistema sanitario che è sempre più precario. Il problema non è soltanto se prendi o non prendi il virus. E’ che in questa situazione ogni leggerezza può costare cara. Ed essere dalla parte dei nostri medici e infermieri, significa anche stare attenti in tutto quello che facciamo, anche a casa. Anche per un banale incidente domestico, come un padre che si ferisce una mano con un hobby domestico, o un bambino che batte in uno spigolo correndo in salotto, si rischia da una parte di aggravare un Pronto soccorso già in overdose, e dall’altro di restare a lungo senza risposta adeguata”.
In altre circostanze il padre di Guido sarebbe rimasto più a lungo a Torregalli, prima di essere dimesso, ma ora non è possibile. “Voglio invitare tutti, oltre a non uscire, a restare a casa usando la massima prudenza, senza sottovalutare l'equilibrio delicatissimo tra l'autonomia e lo stato di bisogno -sottolinea de Barros- e non è un messaggio scontato: manteniamo il più possibile il nostro stato di autonomia. Facciamo finta di essere tornai a prima della penicillina”. Tutto questo con le sale di rianimazione occupate in Toscana al 70%. Per il momento.

Marco Bazzichi