Cooperative di comunità: nate in Toscana per evitare lo spopolamento

In genere sono costituite dai cittadini di un borgo, giovani e donne sono i primi promotori


 Sono le cooperative di comunità, nate per superare la crisi e lo spopolamento, e la Regione Toscana ha deciso di investire un milione e 200 mila euro nei loro progetti più interessanti. Ad aprile, quando è stato annunciato il bando, erano stati stanziati 400 mila euro. Ma poi così tante sono state le domande presentate che la giunta ha deciso di aumentare le risorse a disposizione, pronta ad aggiungere altri 800 mila euro nel bilancio 2019 che dovrà essere approvato entro la fine dell'anno. In trentadue hanno risposto infatti al bando, anche se solo venticinque avevano i requisiti indispensabili: il triplo di quelle ipotizzate ed anche se molte sono ancora da costituire si tratta di una cifra impen sabile pochi mesi fa, visto che in tutta Italia lo scorso anno si contavano solo una settantina di queste esperienze.

"Con il milione che andremo ad aggiungere potranno essere finanziati tutti e venticinque i progetti ammessi: un esperimento da seguire nel tempo" sottolinea l'assessore alla presidenza della Regione, Vittorio Bugli. "Con il Libro Verde sull'economia collaborativa – ricorda – abbiamo detto che la Toscana investe nell'intelligenza delle comunità e in collaborazione. Con questo bando che sostiene chi si prende cura del territorio abbiamo fatto un passo in avanti concreto, ma soprattutto è venuto fuori un sentimento di aggregazione e tanta voglia di far rivivere alcune zone oramai quasi spopolate ". Tre le parole chiave, elenca l'assessore: partecipazione, innovazione ma anche la capacità nel tempo di attrarre ulteriori risorse e finanziamenti. "Perché - spiega - se non si rigenera ricchezza non si inverte il trend. E in questo caso, ancorché collaborativa, parliamo pur sempre di economia". Economia che genera a sua volta servizi ed attività sociale, "in territori oggi marginali ma che in futuro - ne è convinto l'assessore - saranno invece sempre più attrattivi", anche grazie alla banda ultralarga per collegarsi ad internet che la Regione sta portando anche nei borghi più remoti.

Fino ad oggi la più famosa cooperativa di comunità in Toscana era probabilmente quella del "Teatro Povero" di Monticchiello, paese del senese colpito dalla crisi della mezzadria all'inizio degli anni Settanta e che allora ha scelto di aggregarsi intorno ad un'idea di teatro di piazza che costituisce oggi un'economia importante per i residenti. I progetti che hanno fatto seguito al bando di aprile parlano di turismo e valorizzazione dell'ambiente e dei beni culturali del luogo, prevedono di riattivare attività turistiche e commerciali ma anche attività cooperative in ambito agricolo (spesso bio), puntano a promuovere produzioni locali e a creare filiere. Con gli utili si pensa di erogare servizi ai residenti e in particolare agli anziani, servizi che mancano o che sono venuti meno. C'è anche l'uso e la diffusione dell e tecnologie digitali, altro strumento utile per avvicinare e connettere al mondo i borghi più sperduti. La banda ultralarga aiuta lo sviluppo, attività che non hanno più i numeri per generare reddito grazie alla rete possono decollare e i giovani scegliere di non partire, lavorando on line.

Si tratta di azioni diverse tese verso un unico scopo: ridare slancio alle comunità, mettere insieme attività economiche che da sole non hanno più la forza per andare avanti, difendere paesaggio e ambiente anche e alla fine, in una parola, contrastare lo spopolamento dei paesi più isolati. Non a caso il bando era rivolto a cooperative di comunità che hanno sede in Toscana e operano in territori montani o comunque marginali. Hanno risposto dalla Lunigiana e dalla Garfagnana, dall'Appennino pistoiese e il Casentino, dal Monte Amiata o da zone particolarmente isolate del pisano e del grossetano. Un progetto riguarda anche l'isola del Giglio. I venticinque progetti ammessi coinvolgono otto province su dieci e 23 comuni. Stamani Bugli ha incontrato tutti, rappresentanti delle cooperative e amministratori locali. "Una cooperativa di comunit&ag rave; senza sindaci infatti non si fa - ricorda -, perché a volte è necessario mettere a disposizione beni ed edifici pubblici e poi perché spesso si ha a che fare con servizi rivolti alla collettività, che vanno coordinati".

Il contributo su ogni singolo progetto ammesso ai finanziamenti del bando di aprile potrà coprire fino al 70 per cento delle spese, da un minimo di 5.000 euro fino ad un massimo di 50.000 euro. Le richieste ammontano a circa 1milione e 187 mila euro. Alla valutazione tecnica delle domande è seguita anche una procedura di negoziazione con i richiedenti, la Regione e una commissione di cui hanno fatto parte i singoli Comuni ed Anci, per verificare la fattibilità e sostenibilità dei progetti ed il loro impatto sulla comunità locale. Sono stati valutati anche per la capacità di reggersi, nel tempo, sulle proprie gambe. Sei dei progetti, su trentadue, non sono stati dichiarati ammissibili al finanziamento. Uno ha rinunciato.

Redazione Nove da Firenze