"Partecipazione, democrazia, inclusione. Parole al vento". È scontro aperto in Consiglio comunale a Firenze sul caso del presidente del Quartiere 5, Filippo Ferraro.
Tutto nasce dalle parole pronunciate da Ferraro nei confronti di commercianti e cittadini, giudicate offensive da una parte della città. Per il centrodestra, il presidente avrebbe dovuto presentarsi oggi in aula a chiedere scusa, o avrebbe dovuto farlo la sindaca Sara Funaro "per rispetto di tutti i fiorentini".
"Ancora silenzio, nel maldestro tentativo di ridimensionare la gravità di quanto accaduto", attaccano in una nota congiunta i consiglieri di Fratelli d'Italia, Lista Schmidt, Lega, Forza Italia e Gruppo Misto-Noi Moderati.
Da qui la decisione di abbandonare il Salone dei Duecento in segno di protesta."Per rispetto di tutti coloro che si sono sentiti offesi e delegittimati per aver esercitato un diritto democratico - scrivono - Un presidente di Quartiere rappresenta tutti, non soltanto chi condivide le sue posizioni".
Nella nota i consiglieri di centrodestra ricordano anche la lettera di una cittadina che ha espresso "un sentimento nel quale riteniamo possano riconoscersi tanti fiorentini: quello di chi chiede rispetto dalle istituzioni, indipendentemente dalle proprie idee politiche". E chiudono con un affondo: "Sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Ma quando a perseverare è chi rappresenta le istituzioni, dimettersi diventa l'unico gesto di responsabilità".
Immediata la replica della maggioranza. Per il capogruppo PD Luca Milani e i vice capogruppo Alessandra Innocenti e Cristiano Balli, quello del centrodestra è stato "l'ennesimo show, uno spettacolo indegno".
"Dopo i question time e le domande d'attualità i consiglieri di centrodestra hanno deciso di abbandonare l'aula, lasciando la maggioranza e gli altri gruppi di minoranza a votare le delibere e gli atti che erano in programma", dicono."Questo è il metodo adottato dai consiglieri di centrodestra che evitano il dibattito politico ed il confronto in aula e scelgono di abbandonare il Salone dei Duecento, come è successo in altre sedute, preferendo la visibilità e la propaganda rispetto agli atti necessari per amministrare la città".