Chiusi la domenica, per legge: ma le abitudini sono cambiate

Secondo i consumatori la flessibilità ha stravolto i ritmi del passato


 La proposta di ripristinare, per legge, la chiusura domenicale delle attività, non piace ad alcuni consumatori che lo ritengono un anacronismo rispetto ai ritmi della società moderna.
  Precariato, ricorso al part time estremo e flessibilità hanno cambiato le esigenze del consumatore, costretto spesso a ritagliarsi nuovi orari per poter svolgere le attività che fino a pochi anni facevano parte di una liturgia ben organizzata.
Non tutte le categorie si sono espresse, le valutazioni sull'ipotesi messa sul tavolo dal nuovo governo sono allo studio degli analisti. 
I sindacati rivendicano da tempo il riposo settimanale ed una visione del commercio più vivibile, mentre single, coppie e famiglie facendo i conti con gli orari delle attività su strada, sono arrivate ad adottare soluzioni digitali come gli acquisti online tramite pagamento elettronico, le ordinazioni di pranzo e cena a domicilio e l'ordine remoto dei prodotti per la consegna della spesa a casa, preferibilmente il sabato.

 "C'era una volta un mondo in cui i mariti timbravano il cartellino dal lunedi' al sabato, e le mogli si occupavano dei figli, della casa e di fare spese durante la settimana. La domenica si andava in chiesa, pranzo in famiglia e poi allo stadio" a dirlo è Aduc, l'associazione dei consumatori con sede a Firenze.

"Il mondo cui guarda la maggioranza di governo quando si propone di ripristinare per legge la chiusura domenicale dei negozi, non c'è più e nessuna legge potrà resuscitarlo. Oggi il lavoro è flessibile, spesso non esistono weekend liberi. Le donne, deo gratias, si sono in buona parte liberate dal ruolo domestico imposto loro e hanno iniziato a lavorare anch'esse. Persino le partite di calcio ormai si giocano durante tutta la settimana.
Con i negozi chiusi per legge la domenica, fare spese tornerà ad essere un incubo: usciti dal lavoro durante la settimana, stanchi morti e con i figli in braccio appena ripresi dall'asilo, si è costretti a tuffarsi in supermercati affollati prima che chiudano per la giornata".

Prosegue Pietro Moretti, vicepresidente Aduc "La liberalizzazione degli orari dei negozi, come dimostrano le esperienze fatte in tutti quei Paesi che l'hanno sperimentata, ha portato molti benefici, e non solo ai consumatori. Aumenta infatti l'occupazione e, contrariamente a molte leggende popolari, non costringe i piccoli esercizi a rimanere aperti anche la domenica per sconfiggere la concorrenza dei grandi supermercati. Certo, è comprensibile che questo nuovo mondo non piaccia a buona parte dell'opinione pubblica, sempre più anziana e quindi sempre più rivolta all'età dell'oro che fu, un'età libera dai vincoli UE, dai mercati internazionali, dalla globalizzazione, dalle famiglie omosex, dalle frontiere aperte, dagli immigrati, dai turisti low-cost, dal commercio online, e dalle aperture domenicali. Ma se sognare intimamente un ritorno al passato è naturale e umano, quando lo si applica all'arte di governare, si chiama conservazione e reazione. Altro che cambiamento e rivoluzione" concludono da Aduc. 

Antonio Lenoci