"Chiudere prima, colpo di grazia a bar e ristoranti"

Nico Gronchi, Presidente Confesercenti Toscana commenta le indiscrezioni sul DPCM che dovrebbe prevedere nuove misure restrittive per le attività commerciali. Si intervenga con restrizioni sui pubblici esercizi solo dove e quando necessario". Confcommercio: "Imporre la chiusura dei locali alle 23 sarebbe puro autolesionismo"


“L’aumento dei contagi preoccupa tutti, ma la soluzione non può passare sempre e solo per la chiusura delle imprese. In questo modo si finisce per dare il colpo di grazia a bar e ristoranti e mettere in ulteriore difficoltà migliaia di famiglie”.

Così Nico Gronchi, Presidente Confesercenti Toscana, in merito alle indiscrezioni sul DPCM che dovrebbe prevedere nuove misure restrittive per le attività commerciali.

“La riapertura dei pubblici esercizi dopo il lockdown – ha continuato Gronchi - non ha causato un’impennata dei contagi. Le cause sono da ricercare probabilmente nei comportamenti personali. È necessario quindi fare appello al senso della responsabilità e al senso civico di tutti per evitare la diffusione del Covid. Bene, quindi, l’estensione generalizzata dell’utilizzo delle mascherine e il rafforzamento dell’App Immuni, ma si intervenga con restrizioni sui pubblici esercizi solo dove e quando necessario”.

“Il settore sta già pagando più di altri la crisi economica e le conseguenze del lockdown, ha poi concluso il Presidente di Confesercenti Toscana. E’ chiaro che la tutela sanitaria dei cittadini viene prima di tutto e le attività hanno lavorato e speso tantissimo in questa direzione. Tuttavia, nuove restrizioni, come la paventata chiusura anticipata di bar e ristoranti, avrebbero la sola conseguenza di mettere in ginocchio l’intera categoria”.

Incrementare i controlli, vigilare sul rispetto dei protocolli adottati a maggio e sanzionare chi non applica le misure di sicurezza, a cominciare dal distanziamento tra i tavoli. Sono queste le indicazioni con cui Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, risponde alle indiscrezioni che circolano in queste ore su una possibile stretta degli orari di apertura di bar e ristoranti.

“Imporre la chiusura dei locali alle 23 – sottolinea il presidente Fipe- Confcommercio, Lino Enrico Stoppani sarebbe un atto di puro autolesionismo per il Paese e un’inutile punizione per il settore. Se l’obiettivo è quello di contrastare le aggregazioni, l’unico effetto che si ottiene così facendo è far riversare le persone in strada senza più alcun controllo. Abbiamo lavorato per mesi a un protocollo in grado di garantire sicurezza e lavoro e ora si vorrebbero annullare questi sforzi a danno di un settore già duramente colpito dal lockdown e dal perdurare della crisi. Mi auguro che si tratti di una indiscrezione senza fondamento e che, al contrario, ci si prepari ad incrementare i controlli su tutti coloro, imprese e cittadini, che non rispettano le regole. Questo sì che sarebbe un bel segnale di serietà e di rispetto per chi svolge correttamente il proprio lavoro mettendo al primo posto la sicurezza”.

“In questa fase di allerta – conclude Stoppani – dobbiamo avere il coraggio di riportare il consumo all’interno dei locali nel pieno rispetto delle misure di sicurezza a partire dal distanziamento di un metro, dall’uso di gel igienizzanti e delle mascherine quando ci si sposta, dalla rilevazione del nome di almeno un cliente per tavolo per assicurare la tracciabilità. Su questo punto dobbiamo anche andare oltre, consentendo ai clienti di scaricare l’app Immuni direttamente all’interno di bar e ristoranti. Gli abusi si contrastano individuando e sanzionando chi non rispetta le regole non chiudendo tutte le attività”. 

“Anticipare la chiusura serale di ristoranti, bar e pizzerie non servirà a fermare il Covid-19. Piuttosto, puntiamo su controlli più serrati, sul rispetto dei protocolli di sicurezza già esistenti e su una rigida attribuzione delle responsabilità”. Lo dice il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni mentre a Roma il Governo ventila l’ipotesi un nuovo Dpcm contenente misure più restrittive per combattere la pandemia, compresa la chiusura anticipata dei pubblici esercizi alle 23 o addirittura alle 22.

“Le imprese in questi mesi hanno già pagato abbastanza le difficoltà derivanti dalla crisi sanitaria. Lo hanno fatto stringendo i denti con spirito di sacrificio, sapendo che serviva l’impegno di tutti per contrastare i contagi. Così, dopo i mesi di chiusura forzata, con il personale ancora in parte in cassa integrazione, si sono dati da fare investendo energie e denaro nell’applicazione dei rigidissimi protocolli sanitari messi a punto dalle autorità. Tutto pur di tornare a lavorare. E continuano a tenere alta la guardia, per salvaguardare la sicurezza di clienti e collaboratori, perché nessuno ha interesse ad ammalarsi”, prosegue Marinoni.

“Adesso, decidere la chiusura serale anticipata dei locali addirittura alle 22 significa cancellare la parte forse più cospicua del loro fatturato, ma soprattutto significa consegnare il rito della cena fuori con gli amici al mondo dell’abusivismo. Perché è prevedibile che prolifererà l’offerta di cene private organizzate da questo o quello in ambienti di certo non controllati né controllabili come quelli dei pubblici esercizi”, denuncia il direttore di Confcommercio Toscana. “In più, i giovani non andranno certo a dormire prima per decreto. Li abbiamo privati di molti dei luoghi deputati al divertimento serale e il rischio è che trovino luoghi e forme di aggregazione meno sicuri”.

“L’unica soluzione – ribadisce Marinoni - è spingere sui controlli e verificare che tutti gli operatori rispettino le norme sanitarie in vigore. Per il resto, il Covid non fa differenza di orari: se posso consumare la mia cena alle ore 20 in un ristorante sicuro e certificato, nel rispetto di tutte le regole, posso farlo anche alle 22”.  

Redazione Nove da Firenze