Castelfiorentino: Falegnami Italia chiude e licenzia tutti

Chiusura anche alla Rubinetterie Ponsi. Conference Florentia Hotel (Firenze): lavoratori in appalto non pagati, fanno sciopero


Firenze 05.10.2019- Nella giornata di ieri la Falegnami Italia srl di Castelfiorentino, ha avviato le procedure per il licenziamento di tutti i suoi dipendenti, causa la volontà della proprietà di fuggire e cessare l’attività della fabbrica.

Dopo anni di sacrifici fatti dai dipendenti, i quali hanno visto il proprio reddito falcidiato da casse integrazioni, contratti di solidarietà, rinuncia alla 14° mensilità, ai premi individuali e ai premi di risultato ed in ultimo da un part-time voluto proprio per evitare licenziamenti, questa conclusione della storia è un pugno in faccia a loro, alle loro famiglie e al territorio”. Queste le prime dichiarazioni di Marco Carletti, segretario Generale della Fillea Cgil di Firenze, che continua: “In questi anni i dipendenti della Falegnami hanno investito il loro reddito nella fabbrica perché hanno creduto nel prodotto e nel territorio. Hanno creduto alla proprietà, alla politica locale e al tessuto sociale nel quale sono cresciuti e crescono i loro figli. Questi lavoratori sono stati traditi da chi non ha mai investito ed innovato.
Mentre si chiedevano sacrifici ai dipendenti la proprietà cosa a fatto in questi anni? Ha pensato a scappare, chiudere e massimizzare i profitti. Questa è la verità e di questa verità chiederemo conto e lo chiederemo a tutti, nessuno escluso. La proprietà non pensi di potersi trincerare dietro
la forma perché le presenteremo il conto nel terreno della sostanza e del danno economico e sociale che ha prodotto”.“Nessuno”, conclude Carletti, potrà sentirsi non coinvolto in questa irresponsabile conclusione, neanche la politica che sempre si è detta vicina ai lavoratori della Falegnami. Ora è tempo di atti e fatti concreti tesi al salvataggio della fabbrica, quello degli ordini del giorno e delle dichiarazioni è finito”.

Un'altra chiusura di una azienda storica in Toscana, portata scientemente avanti nel corso degli anni fino allo sfinimento produttivo. Gli accordi sindacali che dovevano garantire la continuità lavorativa per ulteriori anni non sono stati rispettati e 22 lavoratori sono stati licenziati.
"Noi ci siamo difesi fino in fondo insieme ai lavoratori, ma queste ingiustizie sociali sono inaccettabili. Abbiamo riscontrato troppi silenzi Istituzionali, doveva esserci anche un tavolo al Ministero dello Sviluppo Economico che poi, alla fine, é saltato -spiega Massimo Braccini, Segretario generale Fiom ToscanaLa chiusura di una fabbrica non è solo impoverimento economico di un territorio, un dramma sociale e umano, ma anche un dramma per la democrazia. Una fabbrica è storia collettiva e storie individuali, è memoria, luogo di elaborazione culturale. Le Rubinetterie Toscane Ponsi sono nate nel 1935 a Viareggio e svolgevano completamente tutto il ciclo produttivo all’interno dell’azienda. Venivano progettati i rubinetti e tutti gli accessori inerenti al bagno, fino al prodotto finito. La Ponsi é stata un pezzo di industria storica per la Versilia, un marchio riconosciuto in tutto il mondo per l’alto standard qualitativo e tecnologico, ma anche un’azienda elevata sindacalmente e culturalmente. All’interno della Ponsi a Viareggio vi era una delle biblioteche operaie più fornite della Versilia. Il passaggio da un fondo alla Ercos di Brescia nel 2015 ha segnato poi l’inizio della fine. Siamo di fronte ad una imprenditoria di basso livello, di basso profilo, precisando che, in altri paesi Europei con più forza le comunità si uniscono per difendere le fabbriche nei loro territori e vi sono sistemi più penalizzanti per le imprese che non rispettano gli impegni. Siamo in un’epoca inedita, assistiamo alla mancanza di politiche industriali da parte dei Governi, ma anche alla assenza di idee locali sul futuro industriale nei vari territori".

Al Conference Florentia Hotel (ex Sheraton) 25 lavoratori e lavoratrici in appalto (addetti ai servizi di facchinaggio e pulizie) oggi sono in sciopero, e lo saranno anche martedì e venerdì prossimi. Motivo dell'agitazione: non ricevono il pagamento di stipendi (da due mesi) e contributi (da più di anno), e per questo hanno già aperto apposite vertenze con società appaltatrici e committenza.

“Questi lavoratori infatti si sono trovati costretti ad aprire una vertenza legale per recuperare il Tfr ed i contributi non versati dal loro datore di lavoro precedente, che è stato avvicendato da giugno dell’anno scorso da un altro il quale non sta più pagando gli stipendi. Chiediamo che sia la committenza, per il principio della responsabilità in solido, a farsene ora carico, e saremo a fianco dei lavoratori nelle iniziative di lotta” dice Maurizio Magi della Filcams Cgil Firenze “Quanto sta accadendo rappresenta purtroppo il portato di esternalizzazioni fatte solo ed esclusivamente per abbassare il costo del lavoro, con aziende che nel momento in cui finisce l’appalto diventano improvvisamente latitanti, non pagano le retribuzioni ed i contributi, lasciano insomma sul lastrico i lavoratori. E con società committenti che non intervengono in modo efficace e tempestivo se non dopo un lungo percorso giudiziario in qualità di responsabili in solido. Al tavolo di crisi istituzionale, che abbiamo chiesto e ottenuto su questa vertenza, stiamo rappresentando ogni aspetto di questa complessa vicenda dell’ex Sheraton che non esitiamo a definire indegna, specie per una città come Firenze che attraverso il turismo si stima produca un quinto della sua ricchezza”.

Redazione Nove da Firenze