Caso Magherini: l'ultimo calcio in faccia

La Cassazione assolve i carabinieri perché "il fatto non costituisce reato". Dopo quattro anni di processo penale, resta senza risposta la domanda della città: perché Riccardo è morto come un cane sull'asfalto di una via del centro?


Firenze resta orfana, come orfano è il figlio di Riccardo Magherini, rimasto ucciso durante un arresto operato da una pattuglia dei Carabinieri, in una strada di San Frediano tra il 2 e il 3 marzo 2014. Come quella notte, quando le ultime luci della sera di ieri si erano spente, la notizia della sentenza di Roma ha echeggiato su Firenze come uno colpo di arma da fuoco.

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna per omicidio colposo stabilita dalla Corte d'Appello fiorentina. Verdetto ribaltato che assolve i carabinieri, che tennero immobilizzato sull'asfalto Riccardo Magherini, anche quando era già morto. La Corte di Roma non si è lasciata convincere dalle testimonianze dei cittadini che durante l'arresto chiesero a gran voce ai militari di interrompere l'immobilizzazione violenta, perché stava mettendo a rischio l'incolumità del fermato. I carabinieri non potevano supporre -secondo la corte- che Magherini fosse in fin di vita, nemmeno mentre gridava loro "aiuto! Sto morendo!", come documentato con video e audio digitali dagli abitanti del quartiere.

Firenze resta orfana: orfana di verità e senza risposta sul perché un cittadino sia potuto morire in questo modo nelle mani dell'autorità pubblica. Orfana di sicurezza, perché in molti si sentiranno meno protetti quando incapperanno in un'azione delle forze dell'ordine. Orfana di giustizia, perché il ribaltamento della sentenza delude le aspettative della famiglia Magherini, un esempio per tutti di rispetto delle norme e dello Stato.

Alcuni, pochi a Firenze, ieri sera hanno festeggiato. Sono quelli convinti che l'Arma dei Carabinieri sia un'istituzione infallibile, che i suoi militari svolgano sempre bene il loro lavoro e che non debbano mai evolvere le pratiche e le tecniche di intervento. Chi opera sulla strada, d'ora in poi, potrà sentirsi al sicuro se replica la condotta applicata sul corpo di Magherini. Alla luce della sentenza di ieri, durante l'azione non è necessario porsi domande. Sia che ci si trovi davanti a un criminale, sia davanti a un cittadino qualunque in preda a una crisi psicotica. L'approccio può essere lo stesso: atterramento e immobilizzazione violenta, nonostante le grida di dolore, o le invocazioni di aiuto. Anche se alla fine quel tale non si rialza più.

Nicola Novelli