Carceri: a volte funzionano, anche in Toscana

Il garante regionale dei diritti in visita al penitenziario di Massa. Corleone: “192 detenuti dei quali 110 impegnati in attività lavorative”. Frescobaldi impianta a Gorgona il secondo ettaro di vigne. Empoli, Gazzarri (Il popolo toscano): “Una piccola struttura di eccellenza nella nostra regione, che deve essere ulteriormente valorizzata. Importante ripensare ad un polo carcerario unico per le detenute”


FOTOGRAFIE — Firenze– “Punti di forza di questo istituto – ha detto il garante regionale dei diritti dei detenuti, Franco Corleone, al termine del sopralluogo nei giorni scorsi al carcere di Massa – sono il percorso trattamentale, il regime penitenziario interno ‘aperto’ e la presenza di lavorazioni penitenziarie di tessitoria, di sartoria e di falegnameria”. Il percorso trattamentale avviene anche attraverso lo strumento risocializzante del lavoro, il regime aperto dell’istituto “rispetta – ha detto il garante regionale - tutte le condizioni normative e le migliora con celle aperte oltre le 8 ore e l’attività lavorativa fa sì che vengano prodotti lenzuola, asciugamani e coperte a tutti gli altri istituti penitenziari”. La casa di reclusione di Massa, risale al 1930 e ospita 192 detenuti definitivi condannati a pene medio lunghe dei quali 66 in cella per reati di detenzione di droga ai fini di spaccio. Si tratta di un corpo unico, suddiviso in padiglioni, in spazi comuni e aperti e con la presenza di impianti sportivi. “Tra i detenuti – ha precisato Corleone, ribadendo la positività di questo dato – 110 lavorano e di questi 15 svolgono attività di pubblica utilità in città”. Corleone ha parlato, inoltre, con soddisfazione di un esperimento innovativo portato avanti dalla Asl di Massa Carrara: “I detenuti di questo carcere – ha detto - possono essere seguiti dal loro medico di base. Un modello che dovrebbe essere introdotto anche negli altri istituti penitenziari perché garantisce continuità terapeutica e assicura un rapporto di fiducia tra il medico e il paziente”. “La direttrice del carcere Maria Martone – ha affermato Corleone - è molto attenta all’innovazione e dà impulso alle attività. Nei mesi scorsi c’è stata una programmazione di cineforum. Inoltre, la biblioteca interna è collegata a a quella comunale e i detenuti scrivono un giornalino”. “Peccato – ha aggiunto il garante regionale – che queste positività siano turbate dalla mancata apertura di un padiglione nuovo che dovrebbe ospitare 80 detenuti. La struttura è quasi pronta ma necessita del completamento degli ultimi lavori di ristrutturazione, al momento ancora bloccati”. Tra le lacune del carcere Corleone ha parlato del “mancato finanziamento di due sezioni del refettorio necessarie per permettere ai detenuti di mangiare insieme e di una serra per consentire attività esterne. Credo – ha concluso Corleone – che ci siano tutte le condizioni per far sì che questa casa di reclusione diventi un’eccellenza, accogliere queste richieste garantirebbe alla struttura di rappresentare un modello di vivibilità”.


“Il carcere circondariale femminile di Empoli è una piccola struttura di eccellenza in Toscana: ha buoni progetti di reinserimento, poiché si prevedono lavori all’esterno per le ospiti del carcere, ed un’ottima interazione con la comunità circostante. Un’esperienza sicuramente da prendere ad esempio e riproporla in altre carceri toscane”. E’ quanto ha dichiarato stamani Marta Gazzarri, capogruppo de “il Popolo toscano”, al termine della visita al carcere femminile di Empoli. La struttura, in grado di ospitare un massimo di 35 detenute, ne ospita attualmente 15, che stanno scontando gli ultimi cinque anni di pena; all’interno vi lavorano un totale 32 agenti di polizia penitenziaria, più altri operatori, per un totale di 38 persone. “E’ molto basso il numero di detenute che usufruiscono di questa struttura, che ha, tra l’altro anche costi alti di gestione, seppur presentando progetti di grande qualità – ha commentato la consigliera Gazzarri –; quindi, proprio per questo, sarebbe opportuno pensare ad ospitare un numero maggiore di detenute, modificando magari il metodo di valutazione per entrare nel carcere stesso”. “Non solo, dati alla mano: le donne in Toscana non arrivano a 150, su un totale di 3.000 detenuti. A questo proposito – sottolinea Gazzarri - sarebbe auspicabile creare proprio nella nostra regione una struttura unica, in grado di ospitare tutte le detenute, considerando ormai che la vicinanza territoriale, così come è prevista dalla legge, è oggi meno problematica, in un mondo sempre più globalizzato”. “Ripensare ad un polo carcerario unico per le donne in Toscana – ha concluso la consigliera regionale - tenendo conto delle rispettive problematiche ed esigenze, senza perdere di vista i progetti di inserimento nella comunità, magari proprio sulla falsariga del carcere empolese, che si è rivelato, ad oggi, un ottimo esempio di qualità”.



Frescobaldi raddoppia. Sono state impiantate ieri da alcuni detenuti dell’isola carcere di Gorgona insieme al Marchese Lamberto Frescobaldi, all’enologo Federico Falossi e al suo staff le barbatelle di Vermentino per portare a due ettari il piccolo vigneto sull’ultima isola carcere esistente in Italia, adottato dai Frescobaldi nell’agosto del 2012, che ad oggi ha regalato tre vendemmie. Questo secondo ettaro permetterà ad un numero sempre maggiore di detenuti di lavorare sul progetto Frescobaldi per Gorgona. Ad oggi sono circa 20 i ragazzi che si sono dedicati alla vigna, a rotazione, dei 70 che vivono sull’isola e al momento sono 5 quelli assunti e stipendiati dai Frescobaldi. I lavori termineranno nel giro di un paio di giorni poi bisognerà avere pazienza. Almeno sei anni per poter assaggiare quello che andrà a produrre questa vite. “Allevare una vigna è una cosa bellissima, ha un che di sacrale perché poi la vigna cresce, ha una storia diversa ogni giorno, è vita e mi auguro che sia vita anche per le persone che lavorano qui, che li faccia appassionare e li coinvolga in questa coltivazione millenaria che ha unito e fatto discutere i popoli ma che oggi ci abbraccia tutti”. Un progetto sociale destinato a durare nel tempo, ad oggi i Frescobaldi hanno firmato un contratto di affitto per ben 15 anni con anche l’obiettivo di arrivare dalle 3200 bottiglie della vendemmia 2014, di vino bianco a base di uve Ansonica e Vermentino, alle 6 mila bottiglie nei prossimi anni per raccontare l’unicità del luogo ma anche l’eccellenza italiana. Un progetto nel quale l’azienda crede molto: ad oggi annualmente ha investito 100.000 euro di cui quasi il 50% per la formazione dei detenuti che in un momento di crisi del Paese significa molto. Un bell’esempio di come pubblico e privato possano fare sistema; un modello di carcere positivo tutto italiano che ha fatto il giro del mondo e che si spera venga replicato anche da altre realtà sul territorio.


“Presto sarà attivo il nuovo padiglione di alta sicurezza; manca solo il collaudo della cucina, ma per rendere le condizioni del carcere di Livorno accettabili c’è ancora molto da lavorare” ha detto il garante regionale dei diritti dei detenuti, Franco Corleone, al termine del sopralluogo a Livorno “Sono preoccupato – ha aggiunto Corleone – per la disparità di ambienti, per la differenza abissale che c’è tra il padiglione di alta sicurezza e le altre strutture. I 97 detenuti che andranno nel nuovo padiglione avranno celle doppie con servizi, una sala colloqui ampia e luminosa, mentre i 117 ‘poveretti’ che sono nei locali di media sicurezza, per reati minori, si trovano in tre per cella, in locali piccoli con docce e servivi igienici inadeguati”. “Un conto è se tutti stanno male – ha commentato Corleone – ma le scale sociali in carcere possono rappresentare un problema”. La visita al penitenziario Le Sughere rientra nel percorso che il garante sta portando avanti attraverso gli istituti penitenziari della Toscana con l’obbiettivo di verificare sul campo se la diminuzione delle presenze di detenuti rispecchi anche il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie. Corleone ha parlato della mancanza della sezione femminile che “in Toscana è presente solo a Pisa, Empoli e Sollicciano”, “il penitenziario di Livorno avrebbe lo spazio per riattivare il reparto donne”. “Dei 117 detenuti presenti – ha aggiunto il garante – ben il 50 sono per detenzione a fine di spaccio e oltre la metà sono stranieri”. Tra le criticità evidenziate da Corleone ci sono le condizioni deplorevoli in cui si trovano la vecchia cucina, l’infermeria e la biblioteca, quest’ultima “ospita 4 mila volumi, adesso inaccessibili per l’inagibilità dei locali”.

Redazione Nove da Firenze