Capi "made in Italy" ma erano "made in Tunisia": 54enne fiorentino nei guai

Blitz dei finanzieri al Porto di Livorno: 24mila articoli per un valore di oltre un milione riportavano la falsa indicazione. Nei guai anche un 42enne di Lucca


Livorno, 10 ottobre 2019 - Con tre distinti interventi su altrettanti autoarticolati, i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) di Livorno e i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza hanno sequestrato, al porto labronico, 24.000 articoli, per un valore commerciale di 1.170.000 €, destinati al mercato nazionale che, realizzati in Tunisia, riportavano la falsa indicazione di “Made in Italy”.

Tra questi, 23.000 capi di abbigliamento erano destinati alla prima infanzia. 18.000 di essi erano addirittura stati introdotti in Italia in contrabbando, omettendone completamente la dichiarazione in Dogana ed evadendo l’IVA all’importazione. Un secondo carico era composto da 1.000 maglioni e cardigan, le cui etichette interne riportavano la reale provenienza (“Made in Tunisia”), mentre sia i cartoncini esterni che i colletti riportavano indicazioni nazionali. Su ulteriori 355 caschi da motocicletta, invece, l’indicazione di provenienza era stata completamente omessa, mentre la confezione esterna recava chiari riferimento al nostro Paese.

Ai rappresentanti legali delle società importatrici, un lucchese e un fiorentino di 42 e 54 anni, sono state elevate sanzioni amministrative per 20.000 €, con la denuncia alla locale Procura della Repubblica per la violazione delle norme che tutelano il Made in Italy e per il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci. Per l’ipotesi di contrabbando è stata contestata, infine, l’evasione dell’IVA all’importazione per 46.000 €.

Redazione Nove da Firenze