Fusioni, il 21 e 22 aprile referendum consultivo in 14 comuni toscani

Nocentini (Figline V.no) e Giovannoni (Incisa): "Una vera sfida per la riforma delle autonomie locali". Mairaghi (Anci Toscana): "Un esempio di innovazione istituzionale"

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
09 aprile 2013 15:23
Fusioni, il 21 e 22 aprile referendum consultivo in 14 comuni toscani

Firenze, 9 aprile 2013. Il 21 e 22 aprile 2013 prossimi i cittadini di quattordici Comuni toscani saranno chiamati alle urne per pronunciarsi, tramite un referendum consultivo, sulla Fusione del proprio Comune. Questi i quattro casi toscani: Figline Valdarno e Incisa in Val d’Arno; Fabbriche di Vallico e Vergemoli; Castelfranco di Sopra e Pian di Scò; Marciana, Marciana Marina, Campo nell’Elba, Capoliveri, Portoferraio, Porto Azzurro, Rio nell’Elba e Rio Marina, comuni la cui popolazione è pari complessivamente a 66.255 unità. Un panorama, quello toscano, che rappresenta una significativa eccezione rispetto al quadro nazionale, se si pensa che in Italia, dal 1990 ad oggi, sono state solo 9 le fusioni di Comuni e nessuna sopra i 15000 abitanti. I primi ad intraprendere la strada del Comune unico in Toscana sono stati i Comuni di Figline Valdarno e Incisa in Val d’Arno che, in caso di esito positivo del referendum, daranno vita ad un solo comune di 24.000 abitanti che si chiamerà "Figline e Incisa Valdarno".

I sindaci dei due Comuni hanno ripercorso le tappe di questo percorso di una conferenza stampa che si è tenuta oggi presso la sede di Anci Toscana. “Alle nostre spalle ci sono pochissime esperienze di fusione di Comuni, nessuna di queste in Toscana – spiegano il sindaco di Figline Valdarno, Riccardo Nocentini e quello di Incisa, Fabrizio Giovannoni – ma questo ci dà una forza ancora maggiore perché siamo convinti che si tratti di una vera sfida per la riforma delle autonomie locali, una sfida verso la semplificazione amministrativa e verso la nascita di una nuova comunità.

Fino ad oggi fondere i Comuni è stato un tabù ma adesso qualcosa è cambiato e speriamo che Figline e Incisa possano aprire la strada per tanti altri progetti simili". L'Anci Toscana, nell'ambito della propria attività, ha messo a punto una sezione specifica del proprio sito istituzionale ed un manifesto informativo dedicato all'argomento che illustra le conseguenze delle fusioni in termini di razionalizzazione dei costi. "Dobbiamo funzionare meglio e questo è un esempio di innovazione istituzionale - spiega il responsabile concertazione di Anci Toscana Marco Mairaghi, sindaco di Pontassieve -.

L'Anci Toscana promuove e sostiene le diverse forme di cooperazione intercomunale per sviluppare e ottimizzare al meglio l’esercizio delle funzioni e l’erogazione di servizi volti al raggiungimento di livelli di maggiore qualità e quantità nell’amministrare soprattutto i piccoli Comuni". Se i cittadini chiamati alle urne per il referendum daranno parere favorevole, nella primavera del 2014 saranno eletti 4 nuovi sindaci al posto dei 14 attuali. Si avrà inoltre una riduzione dei consigli comunali e un assottigliamento delle giunte: i consiglieri comunali diminuiranno di 130 unità e gli assessori di 50 con un risparmio complessivo di oltre 500.000 euro l’anno.

A questo si andranno ad aggiungere ulteriori risparmi derivanti dall’abbattimento dei costi di funzionamento generale grazie alla razionalizzazione delle sedi, degli uffici, del personale. Inoltre ai nuovi Comuni risultanti da fusione, secondo l’art. 64 della legge regionale 68/2011, andrà un contributo regionale fissato ad un massimo di 600.000 euro spalmati in 5 anni, oltre ad un contributo statale decennale. Nel caso di Incisa-Figline, il Comune Unico percepirà in 10 anni dalla sua costituzione finanziamenti per circa 12.700.000 euro, di cui 10.200.000 a titolo di contributi dello Stato e 2.500.000 per contributi regionali; per i primi 5 anni arriveranno 1.500.000 euro ogni anno. Non solo.

Il Comune unico è esente per 3 anni dal patto di stabilità che attualmente impedisce di spendere le risorse disponibili, fare investimenti, pagare i fornitori. Ad esempio nel caso di Incisa-Figline sono bloccati dalle regole del Patto circa 27 milioni di euro per gli investimenti programmati. Infine, la strada delle fusioni in Toscana non si limita ai 14 Comuni chiamati al referendum consultivo: sono, infatti, 20 i Comuni che devono ancora richiedere o avere il parere regionale in merito alla fusione.

Si tratta di Scarperia e San Piero a Sieve (FI); Montemignaio e Castel San Niccolò (AR); Crespina e Lorenzana (PI); Gaiole in Chianti e Radda in Chianti (SI); Sillano e Giuncugnano (LU); Aulla e Podenzana (MS); Abetone, Cutigliano, Piteglio e San Marcello Pistoiese (PT); Vaiano-Cantagallo (PO), Campiglia-Suvereto (LI). Incentivi dalla Regione fino a 1 milione l’anno “La Regione incentiva le fusioni, che aiutano a risparmiare nella gestione dei servizi” ricorda l’assessore ai rapporti con gli enti locali Vittorio Bugli, che ha partecipato alla conferenza stampa che si è svolta stamani nella sede dell’Anci Toscana a Firenze.

Il Consiglio regionale ha di recente aumentato gli incentivi previsti due anni fa dalla legge di riforma delle autonomie locali. Ogni Comune che si fonde può contare oggi su 250 mila euro l’anno di maggiori contributi regionali, fino ad un massimo di un milione di euro per fusione: per cinque anni. A questi si aggiungono i finanziamenti dello Stato, che variano a seconda della popolazione ma sono comunque il 20 per cento dei trasferimenti erariali che gli stessi Comuni potevano vantare nel 2010.

Ma soprattutto i Comuni fusi saranno esenti per tre anni dal patto di stabilità. “Tutto questo dà una svola agli investimenti di queste amministrazioni” annota ancora l’assessore, in tempi in cui, per ammissione degli stessi sindaci, gli investimenti dei Comuni sono bloccati o ridotti al lumicino. Soprattutto nei Comuni più piccoli. Bugli fa poi una considerazione più generale sulle riforme e la politica. Davanti ha la cartina con i Comuni che stanno lavorando alla fusione. “E’ la dimostrazione – dice – di come in Toscana, zitti zitti e al di là dei tanti discorsi che si fanno altrove, le riforme istituzionali si sono fatte e si stiano facendo davvero: sostenute dalla Regione ma principalmente con questa spinta dal basso, partite dalla gente e più spesso dai consigli comunali, appoggiate da maggioranza e opposizione”.

“Spero – conclude Bugli – che tutte le fusioni in corso si concludano positivamente: anche quella degli otto comuni dell’Elba, la più delicata”. La sola non richiesta all’unanimità dai consigli comunali coinvolti ma con una raccolta di firme. “Parteciperemo perché la cosa vada in porto, ma sono fiducioso” dice l’assessore, che poi annuncia tra i prossimi impegni di voler mettersi al lavoro sui confini dei vari ambiti per renderli omogenei e coerenti anche rispetto alle fusioni e alle nuove unioni. Dove si vota Il 21 e 22 aprile quattordici Comuni chiameranno al voto gli abitanti maggiorenni, compresi stranieri della Ue ed extracomunitari residenti da almeno cinque che hanno fatto domanda.

Si tratta di un referendum consultivo, senza alcun quorum per la validità. Si vota a Figline e Incisa Valdarno in provincia di Firenze, che tre anni fa sono stati i primi ad avviare questo percorso poi emulato da altri, per formare un nuovo comune di oltre 23 mila abitanti Si vota a Castelfranco di Sopra e Pian di Scò in provincia di Arezzo (9.616 abitanti), a Fabbriche di vallico e Vergemoli a Lucca (848 abitanti) e a Campo nell’Elba, Capoliveri, Marciana, Marciana Marina, Portoferraio, Porto Azzurro, Rio nell’Elba e Rio Marina all’isola d’Elba (32.177 residenti).

Se i cittadini daranno il via libera e il Consiglio regionale sancirà poi la fusione sono dieci Comuni ed altrettanti sindaci in meno, 16 assessori contro 44, 56 consiglieri contro 186. L’Irpet ha calcolato, tra economie di scala e costi della politica, un risparmio di 600 mila euro l’anno, che potrebbero crescere con la riduzione, negli anni successivi, di parte del personale. Solo per Incisa e Figline Valdarno si libereranno 27 milioni bloccati di investimenti bloccati dal patto di stabilità e 12 milioni e 700 mila euro, in dieci anni, saranno gli incentivi statali e regionali. A giugno sarà poi la volta di Castel San Niccolò e Montemignaio (3.369 abitanti).

Poi ad autunno potrebbe toccare a Scarperia e San Piero a Sieve (12.197 abitanti), Crespina e Lorenzana (5.353 abitanti), Gaiole e Radda in Chianti (4.517 abitanti), Sillano e Giuncugnano (1.172 abitanti), Aulla e Podenzana (13.612), Abetone, Cutigliano, Piteglio e San Marcello Pistoiese (10.830), Vaiano e Cantagallo (13.200), Suvereto e Campiglia Marittima (16.332). In questi casi l’iter per l’indizione del referendum è ancora da completare. In tutto sono coinvolte nove province su dieci: l’unica esclusa è Grosseto.

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