Imu: esentare popolazioni colpite da alluvione, sì della Toscana

Via libera all’atto presentato da Più Toscana. Il Consiglio impegna la Giunta a farsi promotrice dell’iniziativa con il Governo nazionale: esenzione per almeno due anni


ALLUVIONATI —
Firenze – “Sarebbe inutile stanziare fondi per gli alluvionati e poi fargli pagare l’Imu”. Con questa considerazione Antonio Gambetta Vianna (Più Toscana) ha illustrato in aula la mozione approvata dall’aassemblea con voto unanime. L’atto impegna la Giunta a farsi promotrice nei confronti del Governo affinché i cittadini delle località colpite da alluvione siano esentati al pagamento dell’Imu per un periodo di almento due anni per gli immobili danneggiati dalle calamità.

Il presidente della commissione Territorio e ambiente Vincenzo Ceccarelli (Pd) ha espresso il voto favorevole del proprio gruppo alla mozione precisando che “la Giunta si è già attivata per sollecitare il Governo” e chiarendo che “la non eventuale riscossione dell’Imu non può ricadere come minore introito per i Comuni e che quindi ci dovrà essere un reintegro”. Anche Marta Gazzarri, capogruppo Idv, ha espresso voto favorevole ribadendo la necessità di sollecitare il Governo.

Il Progetto ‘ViWaN: The global Virtual Water Network’, presentato da IMT Alti Studi Lucca, Politecnico di Torino, Università di Trento e Università di Firenze, si è aggiudicato un contributo complessivo di circa 750.000 Euro su Bando nazionale FIRB (Linea 3) destinato ai ricercatori italiani under 40. La rete idrica mondiale verrà esaminata con un approccio interdisciplinare, considerando tutte le implicazioni socio-economiche e ambientali, per fronteggiare un possibile collasso del sistema. I ricercatori coinvolti nel progetto analizzeranno per tre anni le dinamiche globali dei trasferimenti dell’acqua, dal punto di vista degli aspetti legali ed economici, dei modelli di consumo, dei cambiamenti climatici, delle migrazioni umane. Tra i risultati attesi: soluzioni legislative internazionali che garantiscano una sostenibilità di lungo periodo per la sicurezza alimentare. Il legame tra efficiente uso delle risorse idriche, tutela ambientale, e sicurezza alimentare rappresenta una delle sfide più attuali per le istituzioni e la società civile. Punto di partenza dell’indagine: l’acqua “virtuale”, ovvero l’acqua che serve per produrre gli alimenti. In media, secondo la FAO, occorrono da 1.000 a 2.000 litri d'acqua per produrre un chilo di grano, e da 13.000 a 15.000 litri per ottenere la stessa quantità di carne. Circa 2.000 miliardi di metri cubi di “acqua virtuale” sono importati ed esportati ogni anno attraverso una rete che connette oltre 200 Paesi. Ma se un Paese si chiudesse al commercio internazionale di prodotti alimentari, per eventi climatici sfavorevoli, per fluttuazioni incontrollate dei prezzi, oppure per crisi geo-politiche, la popolazione di questo Paese dovrebbe fare i conti con le risorse idriche locali. L’Italia, ad esempio, non potrebbe in alcun modo sostenere il fabbisogno nazionale di acqua. Il nostro Paese risulta infatti il secondo paese al mondo come consumo pro-capite di acqua virtuale, oltre che il maggiore importatore al mondo, a fronte di una continua contrazione del suolo agrario nazionale.

Molteplici e ambiziosi gli obiettivi del progetto ViWaN: valutare l'impatto dei trasferimenti di acqua virtuale sulla sicurezza alimentare; analizzare la vulnerabilità del sistema in situazioni di crisi; predisporre modelli di previsione dell’evoluzione degli scambi di acqua virtuale nei prossimi decenni, in relazione a diversi scenari climatici, demografici e socio-economici. Si tratta di temi di importanza cruciale per affrontare la crisi idrica che si sta venendo a delineare, innescata ed esacerbata dai fenomeni di cambiamento climatico e di esplosione demografica che interessano il pianeta. La rilevanza della tematica è confermata dal diretto collegamento con due obiettivi prioritari di Horizon2020, ossia: "la sicurezza alimentare e l'agricoltura sostenibile" e "le azioni per il clima, l'efficienza delle risorse e le materie prime".
Collaborano al progetto quattro unità di ricerca incardinate in quattro poli universitari e di ricerca: Politecnico di Torino, rappresentato da Francesco Laio, docente di Ingegneria Ambientale; IMT Istituto di Alti Studi Lucca, con Massimo Riccaboni, docente di Economia e Management; Università di Trento, con Stefano Schiavo, professore associato di Economia; Università di Firenze, con Elisa Masi, ricercatore di Scienze delle Produzioni vegetali, del suolo e dell’ambiente agroforestale. Altri studiosi di fama internazionale saranno coinvolti nelle attività del progetto, tra Europa, Stati Uniti e Israele, a riprova dell’attenzione per il tema dello sviluppo sostenibile.

Redazione Nove da Firenze