Viaggio in Cina con un cyber-cuore impiantato a Siena

E’ un compleanno importante quello festeggiato oggi dai pazienti che hanno ricevuto il cuore artificiale in Toscana, grazie al programma regionale attivo a Siena, presso l’Aou Senese – policlinico Santa Maria alle Scotte.


MEDICINA — E’ un compleanno importante quello festeggiato oggi dai pazienti che hanno ricevuto il cuore artificiale in Toscana, grazie al programma regionale attivo a Siena, presso l’Aou Senese – policlinico Santa Maria alle Scotte. Anna Pernici, di Arezzo, l’ha ricevuto esattamente tre anni fa, il 13 luglio 2009; Dario Colarossi, di Empoli, il 9 marzo 2009; Mario Bonaccorsi, di Arezzo, nell’agosto 2011. Per festeggiare, i pazienti hanno deciso di fare un viaggio in Cina: partiranno a ottobre, aggiornando amici, parenti e sostenitori tramite un blog. Il bel traguardo è stato raggiunto grazie al progetto “cuori artificiali”, che vede la Toscana capofila in Italia per gli ottimi risultati conseguiti: 16 cuori artificiali impiantati in poco più di tre anni. Si tratta infatti di una scelta fortemente sostenuta dalla Regione Toscana attraverso la rete cardiologica regionale dello scompenso avanzato, diretta dal professor Gianfranco Gensini, e coordinata dal professor Guido Sani direttore dell’Unità operativa terapie avanzate per lo scompenso cardiaco dell’Aou Careggi di Firenze. Il progetto è stato realizzato a Siena nella Aou Santa Maria alle Scotte, dove ha sede il Centro regionale toscano per i trapianti di cuore e per le assistenze ventricolari, diretto dal dottor Massimo Maccherini.

A festeggiare con i tre pazienti questo importante anniversario, e ad annunciare il viaggio in Cina del prossimo ottobre, c’erano stamani l’assessore al diritto alla salute Luigi Marroni, con Guido Sani, Massimo Maccherini, e i direttori sanitari dell’Aou di Careggi, Valerio Del Ministro, e dell’Aou Senese, Pietro Manzi.

“La Toscana è una delle regioni più all’avanguardia nel campo dei dispositivi di assistenza ventricolare – ha detto l’assessore Marroni – che infatti vengono studiati a Careggi dall’équipe del professor Sani nell’ambito di un più ampio lavoro sulla terapia dello scompenso cardiaco terminale, che coinvolge, dal punto di vista dei trapianti tradizionali, un’altra eccellenza toscana, l’azienda ospedaliera delle Scotte di Siena e la sua unità operativa per il trapianto. Vale la pena sottolineare – aggiunge Marroni – che i dati sembrano suggerire un costo della terapia con assistenza ventricolare (sia i costi diretti dell’impianto sia la successiva gestione clinica del paziente) inferiore sia al trattamento medico che al trapianto cardiaco stesso. Per questo riteniamo di aver individuato la giusta direzione nella cura dello scompenso cardiaco e stiamo proseguendo in questo percorso”. E ha aggiunto: “Anche in tempi di spending review, non è certo qui che andremo a tagliare. E’ importante mantenere l’evoluzione tecnologica per la salute e la vita dei pazienti”

“In Italia si registrano ogni anno circa 170.000 nuovi casi di scompenso cardiaco terminale (significa che entro un anno il 60% dei pazienti muore, ndr) – spiega Guido Sani – Si prevede che entro il 2030 il numero di pazienti che andrà incontro a tale condizione raddoppierà, perché le nuove terapie che salvano le persone dall’infarto fanno sì che si crei una popolazione che va incontro allo scompenso cardiaco. Il trapianto cardiaco non può quindi rappresentare una soluzione definitiva per il trattamento dell’insufficienza cardiaca avanzata, sia a causa della scarsità di donazioni (l’età media dei donatori è molto aumentata, ora è intorno ai 68 anni, e quindi donano fegato, reni, ma pochi cuori, ndr), sia per l’elevato numero di pazienti che, per età e condizioni di salute, non sono candidabili a trapianto (i due terzi sono over 65 e quindi automaticamente esclusi da questa soluzione)”.

Jarvik 2000, questo il nome del dispositivo di assistenza ventricolare di ultima generazione, è una pompa in titanio della grandezza di una batteria torcia, che consente ai pazienti, che per alcune controindicazioni non possono ricevere un trapianto, di condurre una vita normale. Secondo uno studio recente, che ha coinvolto 12 centri in Italia, la qualità della vita dei pazienti che si avvalgono di questo cuore artificiale è paragonabile, a 9 mesi dall’intervento, a quella di persone non cardiopatiche di pari età e sesso.

A Siena l’unico centro trapianti di cuore e polmone della Toscana

Il programma Trapianti di Cuore in Toscana (338 trapianti di cuore effettuati dalla sua attivazione nel 1994) opera all’interno della Uoc Chirurgia del cuore e grossi vasi diretta dal professor Giuseppe Gotti, nel Dipartimento cardio-toraco-vascolare, diretto da Roberto Favilli, con il fondamentale supporto della Terapia intensiva cardiotoracica, diretta da Bonizella Biagioli e della Cardiologia universitaria diretta dal professor Sergio Mondillo.

Dopo i 65 anni di età, il trapianto di cuore è difficilmente realizzabile, ancor più se coesistono ulteriori fattori di rischio; inoltre, mentre il numero dei donatori disponibili è notevolmente elevato nella nostra regione, da sempre ai vertici mondiali per tasso di donazioni, il trapianto di organi toracici è in relativa sofferenza per l’età media molto alta di tali donatori; con l’utilizzo di sistemi di assistenza ventricolare sinistra (L-VAD – Jarvik 2000) le possibilità di cura dei pazienti scompensati aumentano notevolmente e trovano infine una possibile alternativa realistica.

Che cos’è il L-VAD

Si tratta di una sofisticata turbina meccanica che può essere applicata con due finalità diverse: una sostitutiva della parte sinistra del cuore, come soluzione alternativa e permanente al trapianto per tutti i pazienti che non sono candidabili all’intervento, e una detta di “ponte”, perché in questo caso il VAD (Ventricular Assist Device) viene inserito solo come condizione momentanea in attesa della disponibilità di un organo per il trapianto vero e proprio. Come si procede con l’intervento? “Inseriamo una turbina dall’apice del ventricolo sinistro – spiega il cardiochirurgo responsabile Maccherini – che pompa il sangue spingendolo nell’aorta, sostituendo di fatto la funzione del ventricolo sinistro, lasciando l’organo del paziente in sede e a riposo. A Siena abbiamo un tasso di sopravvivenza all’intervento del 100% e del 60% a 3 anni. La prospettiva è quindi di avere una sopravvivenza di vita comparabile con il trapianto a 5 anni”. Questo sistema permette di raggiungere tre risultati importanti: garantire la sopravvivenza del paziente, mettere a disposizione una pompa di potenza simile a quella fisiologica dell’organo, offrire un’alternativa alla carenza di donazioni di cuori trapiantabili. “Il sistema VAD Jarvik 2000– prosegue Maccherini – utilizza un’alimentazione elettrica, unica al mondo, tramite uno spinotto collegato all’orecchio, del tutto impermeabile e asettico garanzia di una elevata qualità di vita”.

Risultati e investimenti

Questo programma dell’Area Cuore dell’AOU Senese ha ricevuto da parte della Regione Toscana una particolare attenzione nell’arco degli ultimi anni, che si è tradotta in un costante incremento delle risorse messe a disposizione per il potenziamento e lo sviluppo delle specifiche attività svolte. I risultati raggiunti dal progetto Regionale VAD a Siena sono rilevanti. In poco più di tre anni dall’inizio dell’attività ne sono stati impiantati 16.

Il Dipartimento cardio-toraco-vascolare senese, nell’ultimo triennio, ha ricevuto più risorse grazie alla Regione Toscana, con un incremento di circa il 7% per l’acquisto di beni di consumo, per un importo complessivo nel 2011 di oltre € 11 milioni (700 mila euro in più rispetto al 2009), concretizzatosi in modo particolare nell’incremento di defibrillatori e pace-makers da impiantare, nell’introduzione di nuovi stents e materiali protesici ad alto costo di emodinamica, così come nell’introduzione degli impianti VAD al costo di circa € 82mila cadauno. Con l’attività trapiantologica, sia di polmone che di cuore, si è rilevato un incremento del numero di interventi effettuati in circolazione extra-corporea con una crescita di oltre il 10% dei casi, passati da 408 nel 2009 a 455 nel 2011.

Il sostegno dell’Associazione Cardiotrapiantati

Gli importanti traguardi ottenuti sia nel settore del trapianto di cuore che in quello dei cuori artificiali sono stati fortemente sostenuti anche dall’ACTI, Associazione Cardiotrapiantati Italiani, che da sempre supporta con risorse assistenziali, quali la “Casa Accoglienza”, il percorso dei pazienti in scompenso cardiaco avanzato. “Cerchiamo di fare tutto il possibile – spiega Dario Malquori, presidente della sezione senese della onlus e uno dei primi cardiotrapiantati delle Scotte – per aiutare i familiari delle persone ricoverate in attesa di trapianto o che hanno subìto un intervento complesso e hanno bisogno di molto tempo per recuperare forze e salute. Sappiamo cosa vuol dire e cerchiamo di metterci nei panni del prossimo per rendere l’esperienza della malattia meno traumatica e dare una mano”.

Il viaggio in Cina

Accompagnati dalla cardiochirurgo dell’AOU Senese Sonia Bernazzali, nel mese di ottobre i tre pazienti, oltre a visitare alcune città cinesi, si recheranno al centro cardiochirurgico del professore Chen Kuntang dell’Università di Canton, che è stato tra i “visitor professor” del programma di Cooperazione Internazionale con la Cina attivato alle Scotte dall’assessorato al diritto alla salute della Regione Toscana, e con cui è stata concordata una collaborazione scientifica, dopo il suo interessamento attivo al programma di trapianti e assistenze ventricolari di Siena. Chi vorrà seguirili nell’impresa, potrà farlo collegandosi al blog, dove i tre pazienti si alterneranno nel tenere un diario dell’esperienza.

Nel futuro battono sempre più cuori artificiali

Negli ultimi 5 anni sono oltre 3.000 i pazienti americani che, in presenza di patologie cardiache critiche, hanno ricevuto l’impianto di un cuore artificiale o, più propriamente, di un dispositivo meccanico di assistenza ventricolare (VAD, Ventricular Assist Device), un numero di persone che è cresciuto di anno in anno, raggiungendo le 1.000 unità nel 2010 (dati dell’Interagency Registry for Mechanically Assisted Circulatory Support www.intermacs.org). In Europa i numeri si scostano di poco (500-600 impianti all’anno), ma il trend è piuttosto stabile a causa di sistemi sanitari che stentano ad accettare i VAD come una valida soluzione spesso alternativa al trapianto. Con circa 400 impianti all’anno, la Germania è il paese europeo leader tra gli utilizzatori di questi dispositivi, seguito a distanza da Francia (100 impianti), Italia (80) e Inghilterra (20).

Redazione Nove da Firenze