Botticelli e lo splendore del rinascimento

La storia dell'artista nella Firenze cinquecentesca, dove i Medici, banchieri, hanno promosso l'arte conosciuta in tutto il mondo


MOSTRA — Non solo Botticelli, ma anche Beato Angelico, Piero del Pollaiolo, i Della Robbia, Lorenzo di Credi, Andrea del Verrocchio, Jacopo del Sellaio e Hans Memling. Un bel gruppodi artisti rinascimentali quello presente alla mostra a Palazzo Srozzi “Denaro e Bellezza. I banchieri,Botticelli e il rogo delle vanità” che prende il via il 17 settembre 2011 e si potrà visitare fino a 22 gennaio 2012. La vita economica di quei tempi si rispecchia nelle tele di pittori dell’epoca e mettono in rilievo questo contraddittorio mondo in rapporto alla spiritualità.

Le oltre cento opere, che compongono la mostra sono prestiti dei più importanti musei fiorentini, come gli Uffizi, il Bargello e San Marco, ma anche di quelli italiani e stranieri come i Musei Vaticani, la National Gallery di Londra, il Groeningenmuseum di Bruges, il Germanisches Nationalmuseum di Norimberga, il Museo Correr di Venezia, il Museo Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, la Bibliothèque nationale de France di Parigi, il Regina A. Quick Center for the Arts di St. Bonaventure, New York e il Poldi Pezzoli di Milano.

Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi, questo è il vero nome di Sandro Botticella, nacque a Firenze il primo marzo del 1445, in quella che, attualmente, si chiama via del Porcellana. Il padre era conciatore di pelli con una propria bottega vicino a Santo Spirito. Ultimo di quattro figli, Alessandro è il più introverso e malinconico. Il nome Botticella viene attribuito al fratello Giovanni, che faceva il sensale del Monte, un funzionario pubblico, che nel 1458 veniva chiamato Botticello, e fu adottato anche dal pittore.

Lavora nella bottega di Filippo Lippi. fino a quando il Lippi parte per Spoleto. Nel 1469 Botticelli aveva già una sua bottega e una sua prima commissione pubblica. Nei suoi lavori Botticelli scelse di esaltare la grazia, e l’eleganza intellettuale con una squisita rappresentazione dei sentimenti ma soprattutto contenevano un delicato equilibrio tra naturalismo e artificiosità delle forme.

La formazione artistica di Botticelli si basa sull’opera di tre grandi maestri quali Filippo Lippi, Andrea del Verrocchio e Antonio del Pollaiolo, anche se il suo stile, nel corso del tempo, subì diverse evoluzioni, ma alcune caratteristiche che accomunano gran parte dei suoi lavori lo rendono ben riconoscibile.

Dal Lippi, suo primo vero maestro, apprese a dipingere fisionomie eleganti e di una bellezza ideale, e i colori delicatamente intonati, dal Pollaiolo ricavò la forza del contorno e del movimento, mentre dal Verrocchio imparò a dipingere forme solenni e monumentali. Botticelli seppe unire insieme tutti questi tratti arrivando ad un’espressione originale e personalissima.

L’influenza del Savonarola, portò l’artista ad una crisi mistica che si legge anche nelle sue opere, interrompendo la razionalità geometrica del primo Rinascimento, con più libertà compositiva che anticipa il gusto tipico cinquecentesco.

Muore a Firenze il 17 maggio 1510.

Cecilia Chiavistelli

Redazione Nove da Firenze