Restauro della trecentesca “Pala della Zecca“

Un capolavoro dell'arte fiorentina come simbolo della mostra «Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo della vanità».


ARTE —
La presentazione della mostra «Denaro e Bellezza. I banchieri, Botticelli e il rogo della vanità».che si svolgerà a Palazzo Strozzi dal 17 settembre è stata l'occasione per mostrare la restaurata Pala della Zecca, uno dei capolavori dell'arte fiorentina del Trecento. La pala, opera di di Jacopo di Cione, Niccolo' di Tommaso e Simone di Lapo rappresenta “l' incoronazione della Vergine e i santi Giovanni Battista, Caterina, Anna, Matteo, Vittore papa, Zanobi, Barnaba, Antonio abate, Reparata, Giovanni evangelista, i profeti Isaia e Ezechiele" ed è conosciuta come la Pala della Zecca, per essere stata commissionata dagli ufficiali della magistratura fiorentina che sovrintendeva al conio del Fiorino.

La pala, 3.50 metri per 1,90, e' stata riportata a nuova vita dalla restauratrice Lucia Bondi. L'opera è stata assunta per certi versi come immagine simbolo della mostra che presenterà opere di Botticelli, Beato Angelico, Piero del Pollaiolo, i Della Robbia e Lorenzo di Credi, l'elite del Rinascimento. Una mostra, quella della Fondazione Palazzo Strozzi, che illustra come lo sviluppo del moderno sistema bancario sia stato contemporaneo alla stagione più' bella del mondo artistico dell'occidentale. L'intreccio delle vicende economiche, artistiche, politiche e sociali dell'epoca sarà',quindi, il motivo dominante della mostra in programma a Palazzo Strozzi dal 17 settembre al 22 gennaio 2012.

L'evento e' stato presentato a Firenze, dal presidente della Fondazione, Lorenzo Bini Smaghi, il presidente della Cassa di Risparmio di Firenze, sponsor della mostra, Aureliano Benedetti, Ludovica Sebregondi, curatrice, insieme allo scrittore Tim Parks.

Il percorso espositivo della mostra di Palazzo Strozzi si avvale di capolavori realizzati per le famiglie dei banchieri e si conclude con la visione di una societa' in crisi, con il ciclone politico-religioso portato dal Savonarola e dai suoi "falò delle vanita'".

"Vedremo -ha spiegato Bini Smaghi - come i banchieri del tempo finanziavano l'arte per ingentilirsi, come fanno oggi: i banchieri sostengono le arti, la cultura e lo sport per compensare certi atteggiamenti negativi che i cittadini hanno nei confronti del sistema finanziario quando succedono dei patatrac".


Alessandro Lazzeri

Redazione Nove da Firenze