Moby Prince: il ventennale il 10 aprile 2011

Uno spettacolo e una canzone a Livorno


ANNIVERSARIO — Per non dimenticare la tragedia, nel ventennale sabato 9 aprile al Nuovo Teatro Delle Commedie di Livorno lo spettacolo “Moby 451” prodotto da Muse, diretto da Elena Lah e Duccio Agresti e realizzato in collaborazione con L’associazione 10 Aprile dei familiari delle vittime col patrocinio di moltissime regioni italiane, enti e associazioni. In occasione dello spettacolo sarà presentata anche una canzone di un cantautore milanese regala il ricavato della vendita di una sua canzone 'L'ultimo viaggio del Moby Prince' all’associazione Moby Prince che cerca di portare un raggio di luce sul buio della vicenda.

LA VICENDA
10 aprile del 1991, Livorno. Dalla banchina si stacca lentamente Moby Prince il traghetto dalla moby lines direzione Olbia. Ore 22.00. Non c’è luna,ed il cielo ed il mare sono scuri, ma non c’è nebbia. Il mare calmo. A bordo 65 uomini dell’equipaggio sotto gli ordini del comandante Ugo Chessa e 75 passeggeri: 140 vite in viaggio verso la Sardegna. La nave è l’ammiraglia della compagnia, ed alle ore 22.03 molla gli ormeggi per la traversata, ma poco dopo essere uscita dal porto va ad impattare con la prua contro la petroliera Agip Abruzzo, ancorata fuori dal porto squarciando la cisterna numero 7 contenente 2700 tonnellate di petrolio che si riversano su Moby Prince incendiandolo. 140 vittime. I soccorsi partiti con inspiegabile ritardo, il processo conclusosi attribuendo come unica colpa la nebbia (inesistente) e la responsabilità del comandante che non era ai posti di comando.

LA CANZONE
La canzone descrive i momenti della partenza in quella sera calda di primavera che preannunciava la fine della guerra del golfo persico (il mattino seguente), e fa chiaramente intuire che le cause dell’impatto non sono la nebbia per altro inesistente ne la negligenza del suo comandante Ugo Chessa, 54 anni che, sopra il ponte di comando, controlla tutto con il suo sguardo immobile e afferra forte il timone con le mani, “e nelle mani blocca l’istinto e la fantasia, nessun pensiero alla deriva, il Capitano controlla tutto, perché il mare tutto può portarsi via”. La vicenda viene raccontata dal punto di vista del Capitano e della Nave che lo osserva e che nel ritornello gli si rivolge prima che “un ombra tagli la strada” alla rotta percorsa quella sera. Non si salverà nessuno. “Ho conosciuto di persona Angelo Chessa – dice Pietro Coccioli – uno dei due figli del Capitano e sono rimasto colpito dall’entusiasmo e dalla voglia di partecipare a questo mio progetto. Una canzone, in fondo cosa vuoi che sia se non tre minuti di musica e parole. Ma se poi l’ascoltassero migliaia di persone? Questo progetto è autoprodotto e nasce puro. Non inquinatelo e, se invece avete capito quello che ho capito io immaginandomi di essere su quella nave in quella notte maledetta sostenete l’iniziativa, leggete e scrivete su Moby Prince. Ascoltate la mia canzone e fatela ascoltare ai ragazzi che la proietteranno nel futuro per non dimenticarci di 140 uomini come noi”.

Redazione Nove da Firenze