Anziani: messaggio del Papa al convegno della Comunità di S. Egidio in Palazzo Vecchio

Lo ha letto il Cardinale Betori: "Si individuino concrete politiche di sostegno ai loro bisogni e modelli positivi per valorizzare la loro esperienza e saggezza". La senatrice a vita Liliana Segre: "Io esclusa dalla società totalitaria in cui vivevo per la colpa di essere ebrea. La parola 'espulsa' mi ha segnato per sempre"


DIRE) FIRENZE, 18 ott. - "Si individuino per gli anziani concrete politiche di sostegno ai loro bisogni e modelli positivi per valorizzare la loro esperienza e saggezza". E' l'auspicio con cui Papa Francesco, in un messaggio scritto, saluta il convegno "La forza degli anni. Senza sogni si invecchia davvero", organizzato a Firenze dalla Comunità di Sant'Egidio. Un evento, in corso a Palazzo Vecchio, che il Pontefice augura possa contribuire "ad affermare il ruolo degli anziani nella società", spiega l'arcivescovo Giuseppe Betori, leggendo il testo del Papa. 

Il convegno, a cui ha preso parte anche il sindaco Dario Nardella, "nasce dal desiderio di dare voce pubblicamente agli anziani". Perché "siamo convinti che per affrontare i nodi del presente e provare a dare risposte soprattutto alle giovani generazioni, e' necessario ascoltare la voce spesso silenziata di chi ha affrontato con responsabilità i molti anni vissuti", spiegano i promotori.

Anche la senatrice a vita Liliana Segre ha inviato un messaggio alla platea: "Bisogna essere forti, tramandare ai nostri nipoti, sempre, una storia di forza e di speranza, mai di odio, di violenza, di quelle cose che ci hanno rattristato la vita. Ma una visione di amore, quello che noi abbiamo provato per loro e quello che proveranno loro per i loro figli". E ricorda: "Sono stata anch'io una bambina. Sono stata amata moltissimo della mia famiglia, ma esclusa dalla società totalitaria in cui vivevo per la colpa di essere ebrea. Sono stata espulsa dalla scuola. Quella parola, 'espulsa', mi ha segnato per sempre". 

Poi "le leggi razziali, l'odio, che hanno portato a imprigionare, ad arrestare, a deportare questa minoranza di cittadini italiani. Ma non tutti sono sommersi. Primo Levi alla fine decide che chi è passato da Auschwitz resta un sommerso anche se si è salvato. E invece cercare di farcela, cercare di salvarsi comunque da quell'odio, se si torna ad amare, se si torna ad essere amati. Questa è in sintesi la storia di questa vecchia signora che dopo tanti dolori, tanti lutti, ha avuto la grande salvezza nell'amore per cui ha potuto diventare mamma, nonna, e soprattutto donna libera e di pace che sono anche adesso".

Per Betori, "uno dei problemi più gravi che la nostra società sta attraversando è quello della frammentazione tra istanze che si contrappongono tra di loro: la cosa più nociva è quella di contrappore gli anziani ai giovani, sarebbe una grave spaccatura". (Dig/ Dire)

Redazione Nove da Firenze