Anche Firenze si confronta con Violenza e Prostituzione

L'isola felice guarda in strada, se non vede nessuno è tollerante anche davanti alle conseguenze estreme


 Palazzo Vecchio ha presentato la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne prevista per mercoledì 25 novembre. Esistono vari tipi di violenza? Gli addetti ai lavori all'unanimità condannano la violenza in ogni sua forma, sia essa domestica e consumata tra le pareti amiche che perpetrata in strada, ai danni ad esempio di ragazze costrette a prostituirsi per garantire alle organizzazioni criminali alti ricavi economici.

Un Flash mob sulla Tramvia tra Scandicci-Firenze e la presentazione dei risultati di ‘Florence for Women’, progetto dell’assessorato al Welfare e alle Pari opportunità guidato dall’assessore Sara Funaro, sono solo alcune delle iniziative in programma. “Per quanto riguarda i dati sulla violenza sul territorio fiorentino ci sono dei numeri inferiori rispetto ad altre regioni e città - ha detto Funaro - ma la cosa importante è che il fenomeno viene fuori molto più che in passato. Prima c’era una sorta di tabù nel parlare di certe questioni, c’era una certa difficoltà, mentre adesso anche grazie ai percorsi di accoglienza e tutela delle donne che subiscono violenza si riesce a farle fuoriuscire”

La presidente alle Pari opportunità del Comune di Scandicci, Chiara De Lucia, non ha esitazione nell'affrontare il fenomeno della tratta degli esseri umani e spiega a Nove da Firenze: "Purtroppo, più che condannare i carnefici, spesso vediamo condannare le vittime. Dobbiamo ribaltare questo raccontando le singole storie, parliamo di donne vendute sul mercato per 16 dollari, tanto è il loro valore al momento. Solo davanti alle crude biografie le persone restie ad affrontare l'argomento capiscono le violenze subite da chi ha vissuto la condizione di schiavitù. Sta inoltre a noi come istituzione indicare i percorsi utili e le associazioni che si impegnano nel far trovare loro un lavoro ed una casa".

La proposta politica. A Firenze per la Giornata internazionale anche la senatrice Alessandra Bencini membro della Commissione permanente Lavoro e previdenza sociale impegnata nel sostenere la richiesta di una Commissione d'inchiesta parlamentare sulla violenza "La violenza non è solo omicidio - spiega la senatrice - è anche sottomissione psicologica, che significa togliere la libertà di agire e con essa la dignità. Il fenomeno migratorio ha aumentato la problematica e ci presenta oggi donne che per cultura non sono predisposte ad uscire da una condizione coercitiva. Dobbiamo analizzare il problema tenendo conto delle differenze, inevitabili in un mondo globalizzato ed ancor più dove si accolgono i migranti. Non solo. C'è urgenza di un fondo economico, al pari di quanto stabilito per le vittime della strada, che porti aiuto alle vittime di violenza da parte di persone che molto spesso risultano al fisco nullatenenti".

L'aiuto concreto. Elena Baragli vicepresidente di Nosotras, Associazione nata a Firenze nel 1998, racconta a Nove da Firenze: "Abbiamo molti sportelli di ascolto e tramite questi attiviamo progetti di empowerment per coloro che ci vengono segnalati dai servizi sociali. Cerchiamo di ripartire da zero dopo aver ricostruito con i singoli il loro percorso migratorio, specie nel caso delle tratte degli esseri umani questo è molto importante. Se una donna è riuscita a denunciare ed emanciparsi noi partiamo proprio dalla sua forza per arrivare a capire il suo livello di studio, la conoscenza dell'italiano e le sue attitudini. Dovete sapere che ad esempio molte donne nigeriane che sono arrivate in Toscana sono bravissime come parrucchiere e come cuoche".

A Firenze la prostituzione esiste, ogni giorno e ad ogni ora giovani ragazze sono costrette a stazionare in strada o a rendersi disponibili per i clienti all'interno di appartamenti dislocati sul territorio e lì si sentono proporre giochi sessuali estremi, anche la richiesta di consumare un rapporto sessuale non protetto, con la maggiorazione del compenso, è un gioco estremo. Solo il caso eclatante è però finito sotto i riflettori, perché la ragazza è morta.
Straniera, ma una volta accolta a Firenze da considerare come una "fiorentina", meritava la giusta tutela da parte della città. Questo hanno pensato alcuni. Una volta etichettata come prostituta qualcosa è cambiato.

La violenza estrema. Il 5 maggio 2014 Andreea Cristina, 26 anni, è morta dopo aver subito una serie di sevizie sessuali sotto un cavalcavia alle porte di Firenze, in via del Cimitero di Ugnano. Una prostituta dirà poi dell'assassino "Mi offrì 400 euro per una prestazione estrema. Io accettai, ma avrebbe dovuto consegnare il suo documento a una mia amica". Da un punto di vista investigativo si tratta di una testimonianza, ma socialmente è da intendersi come un precedente, silente e pericoloso.

Il 21 maggio 2014 su Change.org appare una Petizione "Affinché nel luogo dove è stata seviziata e uccisa Andreea Cristina venga realizzato un giardino". Nella petizione si legge "Dove Andrea Cristina è stata uccisa, campeggia la scritta: “qui si caricano le troie”. Una frase, carica di disprezzo per l'umanità, che dice di un senso divenuto oramai opinione, di un costume che ha il volto della normalità. Non chiediamo l'ennesima targa per pellegrinaggi disincantati, ma efficaci e realistiche opere educative alle quali tutti siamo chiamati a partecipare" scrivono così Rossana e Pierpaolo, promotori della sottoscrizione.

Ad un anno di distanza il Comune di Firenze descrive così l'accaduto: "Un caso che aveva creato particolare sgomento e preoccupazione nella cittadinanza per la crudeltà con cui la vittima era stata ammazzata" proponendo poi l'affissione di una targa e la consegna di una pergamena: la targa è per la vittima, proprio ciò che non avrebbero voluto i sottoscrittori della petizione, la pergamena invece è stata consegnata all'agente che ha risolto il caso individuando "la bestia", definizione data dagli inquirenti, con l'intuizione di ricollegare le indagini ad un precedente fermo che aveva visto l'assassino litigare con un'altra prostituta.

Maria Federica Giuliani, presidente della Commissione Cultura, già alle Pari Opportunità del Comune di Firenze, ricorda con grande commozione i flash sotto al cavalcavia ed i giornalisti appostati per le dirette presso la sbarra cui erano stati legati i polsi della vittima: "Cosa è accaduto poi? E' accaduto che era una periferia e la vittima era una donna straniera. Firenze che è tanto accogliente e tanto brava.. anche come Comune non abbiamo fatto abbastanza. Sempre mi ripropongo di stare più vicina alla famiglia che però non è qui e forse questo ha influito. Avremmo dovuto sottolineare maggiormente quanto è successo, invece vi è stato un sottofondo non di normalità, ma di qualcosa che può accadere. Invece no, non può accadere. Non bisogna permettere che si possa ragionare in questa maniera. Non può accadere che una ragazza così giovane venga sfruttata e finisca la sua vita così".
Si è capito secondo lei che esiste qualcosa dietro le quinte oppure chi è in strada è ancora la principale accusata? "Purtroppo è ancora così.. come se fosse solo una scelta di vita. Ci sarà anche chi decide, ma esiste la violenza e c'è uno sfruttamento di queste giovani".
Dietro lo sfruttamento c'è un indotto economico considerevole. "L'Amministrazione non ha uffici, per quanto si sforzino i dipendenti, in grado di seguire l'intero percorso o monitorare il problema. C'è un sottofondo culturale preoccupante legato all'idea che la prostituzione ci sia sempre stata e per questo motivo sia tollerabile.. è terribile questo. Nel 2015 una donna non può essere sfruttata e violentata".
Ma di chi è la colpa della mancata vigilanza? "Come Comune facciamo molto, anche attraverso le reti di solidarietà. Volete sapere cosa accade? Ecco cosa accade: che la società è assuefatta a certe notizie ed i giovani non percepiscono la violenza sulle donne come un problema reale. Una recente ricerca ha sottolineato come i ragazzi di oggi, pur navigando su internet ed avendo a portata di mano ogni tipo di informazione, hanno una percezione distorta della condotta sociale ed occorre su questo interrogarsi profondamente. Le problematiche a parole non arrivano più, per questo è importante trasmettere i giusti messaggi con tutti i mezzi utili in nostro possesso".
Mercoledì 25 novembre alle 20:45, al Teatro di Rifredi, reduce dal Festival di Cannes arriva in anteprima nazionale, il film Libera Me di Sara Iles "Il film indipendente è arrivato anche al Los Angeles Cine Fest conquistando il pubblico statunitense - commenta Giuliani -, credo che un film possa contribuire al meglio a capire cosa sono la violenza ed il femminicidio più di tante parole, ed è un buon veicolo per far capire la drammaticità che vivono tante donne vittime di violenza e cosa fare per uscirne"

Antonio Lenoci